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Curiosità

Frappe o Chiacchiere, chi è nato prima? Storia e curiosità del dolce tipico del Carnevale

Ilaria Albanesi

10 Febbraio 2026, 20:10

Frappe o Chiacchiere, chi è nato prima? Storia e curiosità del dolce tipico del Carnevale

Sono decine i nomi che definiscono il dolce più tipico della tradizione di Carnevale, una multiforme varietà di definizioni che si unificano sotto una sfoglia fritta e friabile che rimane quasi identica in tutte le tradizione regionali. Si tratta delle frappe. O chiacchiere. O, per alcune regioni, anche bugie.

Le origini del dolce risalgono all'antica Roma, più precisamente alla celebrazione dei Saturnali - una festa simile al carnevale odierno. Il nome era frictilia, e rappresentava dolci fritti nel grasso di maiale. "Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele", così le definiva Marco Gavio Apicio -  gastronomo, cuoco e scrittore romano vissuto fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C - nel suo De re coquinaria.

Il termine frappe

Il termine Frappe - diffuso principalmente nel centro Italia - ha origine in epoca rinascimentale. La ricetta, composta da uova, farina e zucchero, compare per la prima volta nel 1560 ne La singolare dottrina, testo del fiorentino Domenico Romoli. "Per far frappe, overo palle di pasta di strufoli", così viene descritta la preparazione delle frittelle.

Le Flappe 

Il dolce viene presentato anche da Francesco Leonardi nella sua opera settecentesca L'Apicio moderno. Il nome è, tuttavia, quello di Flappe: "Impastate ott’oncie di farina, con due uova, un poco di butirro, un poco di sale, ed un poco di vino bianco, che la pasta sia soda una cosa giusta". Secondo quanto riporta ricettestoriche, il consiglio di Leonardi era quello di tagliare la pasta in fettucce larghe due dita e annodarle a più riprese prima di friggerle nello strutto e cospargerle di zucchero - una ricetta simile al dolce contemporaneo.

Le chiacchiere

Una leggenda sostiene che il termine chiacchiere abbia origine napoletana. Secondo la tradizione partenopea, i dolci sarebbero stati realizzati in onore di Margherita di Savoia. La regina avrebbe chiesto al cuoco di corte, Raffaele Esposito, un dolce da servire ai suoi ospiti con i quali intratteneva conversazioni. Per questo furono ribattezzate Chiacchiere.

La geografia dei nomi

Sebbene i nomi maggiormente diffusi siano quelli di frappe chiacchiereesistono varianti utilizzate nelle diverse regioni italiane.

Nella zona occidentale di Salerno si parla di amicizie, mentre in alcune zone del Piemonte e della Liguria si usa il termine bugie. Nelle aree di lingua ladina troviamo i carafoi, in Toscana, lungo tutto il Valdarno da Arezzo a Pistoia, comprese Firenze, Prato e il Casentino, si chiamano cenci, mentre solo a Chianciano Terme e in Val di Chiana si dice crogetti. In basso Lazio, Abruzzo Citeriore, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, ma anche a Milano, nella zona delle Alpi Apuane, della Lunigiana, in Emilia settentrionale e in alcune zone della Sardegna, il dolce prende il nome di chiacchiere.

In Abruzzo Ulteriore si chiamano cioffe, nel Pesarese cresciole, mentre in Polesine, Ferrarese, Vicentino, Trevigiano, Bellunese, Trentino, Friuli, Venezia Giulia, Alto Adige e alcune zone della Liguria li conoscono come cróstoli, cróstui, cróstoi, gróstoli, gròstoi o grustal. In alcune aree del Molise si usano i cunchielli, nel Montefeltro e nella Romagna costiera i fiocchetti, e nel Lazio, dalla zona di Latina e Aprilia a Viterbo, a Roma, in Ciociaria, nell’Aquilano, in Umbria e in alcune zone delle Marche, dell’Emilia e della Romagna si parla di frappe, mentre alcune zone della Toscana li chiamano frappole.

Tra Venezia, Padova e in parte Verona si trovano i galàni, a Bergamo e Sondrio galarane, saltasù o soltasü, a Vercelli, nella Bassa Vercellese, nella provincia di Novara e Barenghese gale o gali, nel Montefeltro gasse, ad Alife nella zona del Matese guanti, a Trieste e Gorizia in sloveno hróštelce o fláncati, a Reggio Emilia intrigoni, mentre nelle province di Mantova, Brescia e Cremona si parla di lattughe in dialetto latǖghe.

In Sardegna, in lingua sarda, ci sono le maraviglias, in Valle d’Aosta in francese le merveilles, nelle Marche le sfrappe, a Bologna le sfrappole, a Verona i sossole, nella provincia di Piacenza le sprelle, nella Maremma toscana gli strufoli, struffoli o melatelli se con miele, a Cuneo e nel sud del Piemonte le risòle, a Modena i rosoni, e ancora in Sardegna troviamo stracci, lasagne, pampuglie, manzole e garrulitas.

Le frappe in Umbria

In Umbria - specialmente nella zona del perugino - le frappe hanno una forma attorcigliata e, nel condimento, viene spesso utilizzato l'alchermes insieme al miele.

Ingredienti

500 gr. di farina

Un cucchiaino di lievito in polvere

3 uova

La buccia grattugiata di un limone

Un pizzico di sale

125 gr. di burro

100 gr. di zucchero

Miele o zucchero a velo e alchermes per decorare

1 litro di olio di semi di arachidi per friggere

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