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Matteo Paolillo, tra carriera e vita privata: “Mi innamorai del teatro alle medie. A 18 anni rifiutai un lavoro stabile. Figli? Un desiderio ancora lontano”

Dal 5 febbraio l’attore salernitano è nelle sale italiane con il film “Io + te”

Claudia Boccucci

07 Febbraio 2026, 17:13

Matteo Paolillo, tra carriera e vita privata: “Mi innamorai del teatro alle medie. A 18 anni rifiutai un lavoro stabile. Figli? Un desiderio ancora lontano”

Dalle sbarre dell’IPM di Mare Fuori al grande schermo, dove Matteo Paolillo veste i panni di Leo, un giovane poeta che rifiuta le convenzioni dell’epoca social e si innamora di Mia (Ester Pantano), una ginecologa allergica a qualsiasi tipo di relazione stabile. Tra passione e momenti di difficoltà, i due condivideranno un legame che verrà messo a dura prova dalle sfide che il destino ha in serbo per loro.

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“Il mio personaggio vive un senso profondo di paternità. – spiega l’attore in un’intervista a Virgilio -. Quando l’ho girato avevo 28 anni, oggi a 30 mi sono inevitabilmente chiesto anch’io cosa significhi davvero. Nella mia vita non ho ancora figli e non sento un desiderio immediato. Per me, la paternità è anche maturità e responsabilità”. Nel film il protagonista maschile scopre che la propria compagna è incinta ma il bambino non è suo: “Leo accoglie non solo la relazione di coppia, ma anche la vita che sta arrivando, seppur biologicamente non c’è alcun legame”. Almeno per ora le idee sono chiare: “Mio padre aveva già una famiglia, mi sento persino in ritardo - confessa a Donna Moderna - ma credo che si debba fare una scelta del genere solo quando se ne sente veramente la necessità. A volte mi chiedo persino se fare dei figli nel mondo in cui viviamo sia un atto di egoismo o di speranza”.

E se la sua futura famiglia per l’attore è ancora tutta da immaginare, i ricordi lo riportano a casa sua, tra le braccia di papà Walter: “Fin da piccolo l’ho visto come un eroe. Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con lui. Certo, c’è stata anche la fase della ribellione, com’è normale crescendo, ma mi sento fortunato ad averlo come genitore. Oggi che sono adulto, il nostro rapporto è maturato, si è fatto ancora più solido”.

L’amore per la recitazione nato alle scuole medie

Alle medie andavo a vedere gli spettacoli scolastici ma non capivo bene tutto il lavoro che c’era dietro – ricorda l’attore -. Poi un amico di mio padre, che abitava nel nostro quartiere e lavorava come attore, mise in scena uno spettacolo vicino casa. Andai a vederlo e ne rimasi affascinato. Da quel momento ho iniziato a frequentare i primi laboratori teatrali. Recitare mi veniva naturale. Così, a diciassette anni, ho deciso di andare a Roma per inseguire il mio sogno”.

Il rifiuto di un lavoro stabile

Guardando al passato, il prezzo più pesante da pagare per realizzare il suo sogno di diventare un attore è stato lasciare casa a 17 anni: “Mi sono ritrovato da solo, con delle spese da gestire, e ho dovuto imparare a cavarmela – racconta -. Quando studiavo in accademia con Gianni Diodajuti, mi arrivò un’offerta di lavoro. Avevo un diploma in ragioneria, e si trattava di un’opportunità in Spagna con vitto e alloggio pagati, mille euro al mese per quattro o cinque mesi. All’epoca non guadagnavo come attore. Ero tentato dall’accettare ma poi ho rifiutato e sono rimasto a Roma. Poco dopo è arrivato quel primo lavoro a teatro”.

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