L'ospite a Milano-Cortina
Era solo un bambino quando sognava di imitare il gatto protagonista del celebre cartone “Tom e Jerry” alle prese con una virtuosa versione di Rapsodia ungherese di Liszt. “Avevo due anni quando alla tv cinese vidi quel cartoon di Hanna & Barbera – rivela l’artista al Corriere della Sera -. Non riuscivo a staccare gli occhi, volevo essere come il gatto pianista e suonare il piano con la sua vertiginosa abilità. Dal primo momento ho capito il potere narrativo della musica". L’infanzia trascorsa a guardare le “irrinunciabili” avventure di Micky Mouse e Donald Duck, ben presto lasciò il passo a un’adolescenza difficile e tormentata, iniziata quando Lang Lang lasciò la sua città natale, Shenyang, per iniziare il Conservatorio a Pechino.
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Oggi riconosciuto come uno dei più grandi virtuosi al mondo, Lang Lang nasce nel 1982 a Shenyang –capoluogo della provincia del Liaoning, conosciuta per essere la città più popolosa città della Cina nord-orientale. All’età di 9 anni lascia la sua casa e la sua amorevole mamma, per trasferirsi a Pechino con il padre, un uomo estremamente esigente nei confronti di suo figlio. Nella capitale, Lang Lang studiò con un insegnante spinoso e severissimo, soprannominato dall’artista con l’appellativo di Professor Angry: “L’insegnante mi buttò fuori, mi disse che non avevo talento – confessa -. Persi fiducia e interesse nella musica”. Quel sentimento di frustrazione inasprì anche i rapporti con il padre: “Si infuriò, mi insultò, mi negò il cibo, disse che la mia vita era inutile, aveva scommesso tutto su di me. Non ripeterò i suoi errori. Mi rifugiai nella solitudine del pianoforte, e ritrovai la felicità”.
Nel libro autobiografico che il pianista ha dedicato proprio ai suoi genitori, Lang Lang racconta più volte il legame con la sua famiglia d’origine. Quando il bambino si trasferì a Pechino con il padre Lang Guoren, la madre lavorava a Shenyang come operatrice telefonica, sostenendo le spese economiche del figlio e del marito. All’epoca Lang Lang stava studiando con il professor Angry, guidato dalla speranza di guadagnarsi l’ambito posto al conservatorio, per cui erano previsti solo 12 posti su duemila domande di ammissione. Per ragioni sconosciute al ragazzo, il professore decise di abbandonarlo e, una volta tornato a casa, il padre sembrava completamente impazzito. Tentò persino di far ingoiare una scatola di antibiotici al figlio e quando il bambino si ribellò, gli ordinò di gettarsi fuori dal balcone dell’undicesimo piano. In preda alla rabbia repressa verso il padre, Lang Lang cominciò a dare forti pugni sul muro gridando quanto odiasse le sue mani. A quel punto il padre scoppiò a piangere e fermò il figlio. Per tre mesi Lang Lang non parlò con lui e sviluppò una sorta di rifiuto nei confronti del piano. Nonostante la sua infanzia travagliata, il pianista è tornato spesso in Cina a fare visita ai suoi genitori: “Non posso immaginare come sarebbe la mia vita senza di loro” scrive.
Le esibizioni spesso definite spesso teatrali dagli accademici, per Lang sono la sua “indole naturale”. “Quando non suono – spiega il pianista - riservo la mia energia alla Fondazione rivolta ai giovani. Abbiamo creato 240 scuole in Cina, Stati Uniti, Inghilterra e ne stiamo per aprire altre in altri Paesi. Si insegna gratuitamente a suonare ai 400 mila giovanissimi che provengono da famiglie disagiate e povere. Se qualche accademico stringe le spalle, non posso farci nulla”.
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La vita di Lang Lang ha assunto un altro sapore dopo la nascita del figlio Winston: “Ha 5 anni e studia percussioni, tra due anni forse gli darò lezioni di piano. Appena posso lo raggiungo in una delle mie tre case, a Shangai, Parigi e New York. Sono io a seguirlo”.
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