curiosità
Questa sera si accendono i riflettori sulla cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, con la fiaccola destinata a illuminare i bracieri di Milano e Cortina e a dare ufficialmente il via alle gare. Mentre gli atleti si preparano a entrare in pista, vale la pena ricordare che uno dei dolci più amati di sempre, la cheesecake, affonda le sue radici proprio nella storia delle Olimpiadi, tanto da essere considerata la "torta degli olimpionici".
Le origini della cheesecake non sono americane, ma greche: le prime tracce di una torta a base di formaggio, miele e cereali risalgono al 776 a.C., in occasione dei primi Giochi olimpici. Fonti storiche raccontano che gli atleti dell’isola di Delo si rifocillavano con un dolce semplice ma energetico, preparato pestando formaggio, miele e farina e cuocendo l’impasto su piastre di terracotta.
In quell’epoca la cheesecake non era solo carburante per chi scendeva in pista o in arena, ma anche un dolce rituale servito ai matrimoni, segno di abbondanza e buon auspicio. Alcuni autori antichi citano persino testi dedicati all’arte delle torte al formaggio, a dimostrazione di quanto fosse radicato l’uso di questo dessert già nel mondo greco.
I Romani adottarono e trasformarono la torta al formaggio greca, creando preparazioni come il savillum, un dolce a base di formaggio, miele e uova descritto da Catone il Censore nel III secolo a.C. Con l’espansione dell’Impero, l’idea di una torta al formaggio si diffuse in tutta Europa, adattandosi agli ingredienti locali: in Italia con ricotta e agrumi, nei Paesi del Nord con formaggi freschi e panna acida.
Nel corso dei secoli la ricetta si è moltiplicata in varianti regionali, mantenendo però invariato il cuore del dolce: una base semplice e una crema di formaggio dolcificata, pensata per dare energia e piacere. Questa evoluzione ha preparato il terreno per la versione che oggi associamo immediatamente al termine cheesecake.
La consacrazione definitiva arriva negli Stati Uniti, dove gli immigrati portano le loro torte di formaggio europee e le reinterpretano con nuovi ingredienti. A fine Ottocento-inizio Novecento il cream cheese entra in scena e, secondo una delle leggende più citate, il ristoratore newyorkese Arnold Reuben perfeziona nel 1929 una ricetta destinata a fare storia, battezzando la New York Cheesecake.
Da lì il passo è breve: la cheesecake diventa simbolo della pasticceria americana, onnipresente nei diner, nelle bakery e nelle serie tv, e conquista menu e vetrine in tutto il mondo, dall’Europa all’Asia. Oggi ne esistono infinite varianti – cotta o fredda, alla ricotta, al mascarpone, al formaggio spalmabile, aromatizzata con frutti di bosco, cioccolato o agrumi – ma il legame ideale con gli atleti dell’antica Olimpia resta parte del suo fascino.
Se pensiamo alla cheesecake come torta degli olimpionici, il motivo è semplice: nella sua forma originaria era un concentrato di energia, facile da preparare, ricco di grassi buoni e zuccheri, ideale per chi affrontava prove fisiche intense. Oggi non la serviamo più nel villaggio olimpico come nel 776 a.C., ma il suo mix di cremosità e sostanza la rende ancora il dolce perfetto da gustare davanti alla tv durante le gare.
Con la cerimonia d’apertura di Milano-Cortina 2026 pronta ad accendere questa sera i bracieri olimpici, riscoprire la storia della cheesecake è un modo curioso e goloso per entrare nel clima dei Giochi: un dessert moderno con un passato antichissimo, nato per dare energia proprio agli atleti olimpici.
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