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Il 4 febbraio 2004 nasceva TheFacebook, l’annuario di Harvard destinato a diventare globale

04 Febbraio 2026, 12:15

Il 4 febbraio 2004 nasceva TheFacebook, l’annuario di Harvard destinato a diventare globale

Il 4 febbraio 2004 arrivava TheFacebook, la piattaforma creata da Mark Zuckerberg che avrebbe mantenuto, e in parte superato, la sua promessa iniziale: ritrovare vecchi amici, crearne di nuovi, costruire comunità, ampliare le relazioni e affacciarsi sulla vita degli altri. Prima di Facebook c’erano stati altri esperimenti, come Hot or Not o Facemash, basati sull’idea di guardare e giudicare le fotografie degli utenti. Con TheFacebook, però, il baricentro si spostò dalle immagini alle relazioni.

Il libro delle facce

Il 4 febbraio 2004 viene annunciato il lancio di TheFacebook. I suoi creatori erano cinque ragazzini poco più che ventenni: Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz, Andrew McCollum, Chris Hughes e Mark Zuckerberg, studente di informatica a Harvard. Il nome “the face book” (letteralmente: “il libro delle facce”) era un riferimento all’annuario scolastico di Harvard, il yearbook: un catalogo fotografico pubblicato all’inizio dell’anno accademico che consentiva agli studenti di individuarsi e conoscersi reciprocamente. TheFacebook, inizialmente dedicato ai soli iscritti ad Harvard, conteneva più informazioni rispetto all’annuario cartaceo (email, interessi), ma soprattutto consentiva di mettere in relazione le persone.

Hot or Not e Facemash

Prima di Facebook, nel 2003, Zuckerberg aveva tentato di realizzare qualcosa di simile con Facemash (confronto tra facce), un sito web, anch’esso destinato agli studenti di Harvard, che partendo dalle loro foto consentiva di esprimere un giudizio sull’aspetto fisico. L’idea, in realtà, aveva tratto ispirazione da un altro sito, Hot or Not, creato nel 2000 da James Hong e Jim Young, due giovani sviluppatori della Silicon Valley. Il sito nacque quasi per gioco, come esperimento sociale: gli utenti dovevano giudicare le foto di altre persone esprimendo un voto binario (attraente oppure no). In questo modo a ogni profilo veniva assegnato un punteggio numerico medio da 1 a 10. Quel meccanismo alimentò anche un reality show televisivo, “Are You Hot?” (trasmesso nel 2003 sulla rete americana Abc), ma soprattutto introdusse l’idea di gioco legato all’apparenza, aprendo la strada ai siti e alle app di incontro che conosciamo oggi, come Tinder e Bumble. Nonostante il potenziale, il successo di Hot or Not ebbe vita breve. Il problema che non gli consentì di decollare fu quello delle autorizzazioni: nei primi tempi molte immagini venivano caricate da terzi, non dalle persone ritratte. In alcuni casi provenivano da siti personali, annuari o contesti non pensati per l’esposizione pubblica. Questo generò problemi legali e accuse di violazione della privacy e del diritto all’immagine. È esattamente lo stesso problema che Zuckerberg incontrò con Facemash a Harvard e che portò alla sua chiusura, nonostante le 22.000 visualizzazioni ottenute in poche ore. Per non compromettere la propria permanenza a Harvard, Zuckerberg fu costretto a fare un passo indietro: chiudere il sito e scusarsi pubblicamente. Che fine ha fatto Hot or Not? Oggi è parte dell’universo creato dall’imprenditore russo Andrey Andreev, fondatore di Badoo. Il meccanismo di voto è cambiato: il sistema a dieci punti è stato sostituito da pulsanti “hot” o “not”. Se due persone si valutano a vicenda come “hot”, viene stabilita una connessione e possono chattare tra loro. 

Dalle facce alle relazioni

Una svolta diversa per Facebook, che invece ha puntato sull’aspetto sociale, uscendo dal semplice meccanismo di voto e proiettandosi verso la dimensione relazionale. Il fascino della piattaforma stava proprio nel ritrovare amici d’infanzia, recuperare legami perduti, creare nuove amicizie, fare comunità e… sbirciare la vita degli altri. Così, il 4 febbraio 2004, il neonato TheFacebook ottenne oltre 12.000 iscritti in sole 24 ore, fino a raggiungere 250.000 studenti a giugno dello stesso anno. Nel 2005 Zuckerberg acquistò il dominio facebook.com per circa 200.000 dollari, abbandonando definitivamente thefacebook.com: una scelta volta a rendere il brand più semplice, universale e meno legato al contesto accademico. Non è tutto. Dal 2021 Facebook è entrato a far parte di Meta, la società madre che include e controlla anche Instagram, WhatsApp e Oculus, tutti prodotti ideati o acquisiti da Mark Zuckerberg nel giro di circa dieci anni. Facebook resta il punto di partenza. Il resto è in trasformazione.

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