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Report e il mondo dei tartufi tra trasparenza e onestà su aromi e provenienza

Annalisa Ercolani

03 Febbraio 2026, 17:45

Report e il mondo dei tartufi tra trasparenza e onestà su aromi e provenienza

Domenica 1° febbraio 2026 Rai 3 ha mandato in onda una delle inchieste più attese della stagione di Report, il programma condotto da Sigfrido Ranucci. L’approfondimento Truffle Land, firmato dalla giornalista Lucina Paternesi con la collaborazione di Cristiana Mastronicola e Celeste Gonano, ha portato sotto i riflettori il complesso e spesso opaco mondo del tartufo italiano.

Al centro dell’inchiesta, tra le diverse realtà analizzate, emerge la figura di Giuliano Martinelli, fondatore della Giuliano Tartufi SpA di Pietralunga, in provincia di Perugia, presentato come imprenditore trasparente, disposto ad ammettere apertamente le pratiche comuni dell’industria tartuficola che altri preferiscono tacere.

Un’azienda umbra al cuore dell’inchiesta

Giuliano Martinelli ha costruito il suo impero del tartufo partendo da zero, quarant’anni fa, quando da adolescente partiva ogni mattina con il motorino, una cagnolina e il vanghino che gli aveva dato il nonno. Oggi la Giuliano Tartufi è una delle aziende più grandi e strutturate d’Italia nella produzione di specialità a base di tartufo.

L’azienda di Pietralunga, piccolo borgo medievale nel Nord della provincia di Perugia circondato da boschi secolari e tartufaie naturali, commercializza tartufo fresco in tutto il mondo, dall’America all’Asia, e trasforma il prezioso tubero in una vasta gamma di prodotti: tartufo nero intero, a lamelle, salse, macinati, olio aromatizzato e persino acqua di tartufo.

La verità sull’origine dei tartufi: Romania e Italia

Uno degli aspetti più significativi emersi dall’intervista è l’ammissione franca di Giuliano sulla provenienza dei tartufi. Mostrando alle telecamere i prodotti che arrivano nel suo ufficio, l’imprenditore umbro non nasconde nulla: "Nero pregiato provenienza Italia, nero pregiato provenienza Spagna, un tartufo uncinato provenienza Romania, uncinato provenienza Italia".

Alla domanda sul perché si debbano comprare tartufi in Romania, Giuliano risponde con onestà disarmante: nei mesi autunnali la produzione italiana non è sufficiente a garantire quantità, qualità e pezzatura richieste dal mercato. Così, ogni settimana, il 20–30% del prodotto arriva dall’Italia, mentre il 60–70% proviene dalla Romania.

L’aroma sintetico: il segreto dell’industria svelato

Il momento forse più rivelatore dell’intervista riguarda l’utilizzo dell’aroma artificiale di tartufo, una pratica diffusissima ma raramente ammessa davanti alle telecamere. Giuliano Martinelli, con la stessa trasparenza mostrata per la provenienza delle materie prime, non solo ammette l’uso del bismetiltiometano – l’aroma sintetico a base di derivati del petrolio – ma lo fa anche assaggiare alla giornalista.

Da qui la spiegazione chiave: l’aroma di tartufo, così come lo percepiamo nelle salse e nei condimenti, è di fatto ricreato in laboratorio. Il profumo del tartufo fresco, infatti, svanisce in pochi giorni – a volte in poche ore – se non viene conservato in modo impeccabile, e il consumatore medio non comprerebbe mai un prodotto dal profilo aromatico così fugace.

Il paradosso delle etichette

Uno degli aspetti più importanti emersi riguarda l’etichettatura dei prodotti. Lo stesso Giuliano Martinelli racconta che molti clienti chiedono di "togliere la parolina" aroma dall’etichetta, pur continuando a utilizzarlo nelle ricette. La normativa, così come è strutturata oggi, finisce per creare confusione: se un prodotto contiene aroma di sintesi, in etichetta basta indicare "aroma" o "aromi"; solo nel caso di aroma naturale è obbligatorio specificare "aroma naturale".

Una filosofia imprenditoriale controcorrente

Dall’intervista emerge il ritratto di un imprenditore che ha scelto la strada della trasparenza. Giuliano Martinelli non nasconde le pratiche del comparto, ma le racconta con chiarezza.

La sua filosofia si riflette anche nella gestione della tartufaia aziendale: 31 ettari messi a disposizione dei cavatori. "Tutti possono venire a tartufare nelle mie zone. Vengono tutte le mattine", dice, contrapponendosi alla tendenza, sempre più diffusa, a recintare e privatizzare le terre tartufigene.

Le reazioni all’inchiesta

La puntata di Report ha provocato reazioni contrastanti. Tra i cavatori c’è chi teme che l’inchiesta possa danneggiare l’immagine di territori che vivono anche di turismo legato al tartufo, già messi a dura prova dal cambiamento climatico e dalla riduzione delle tartufaie.

All’indomani della messa in onda, Giuliano Martinelli ha affidato ai social il suo personale bilancio dell’esperienza. Ha spiegato che nella sua carriera è stato intervistato "centinaia di volte", quasi sempre per promuovere la sua azienda, la propria figura, eventi sportivi o altre attività, ma che non gli era mai capitato di essere intervistato in modo tanto profondo, andando a toccare temi cruciali del suo mestiere.

Ha definito l’intervista un’esperienza "intensa dal punto di vista emotivo", proprio perché legata ad argomenti delicati e spinosi del mercato del tartufo. La sua speranza, ha scritto, è che il racconto televisivo abbia messo in luce la serietà e l’impegno con cui lui e la sua squadra affrontano ogni giorno un lavoro che definisce, "il più bello del mondo". Nel messaggio ha ringraziato anche tutte le persone che lo hanno "inondato di messaggi e telefonate dopo la puntata, segno che il servizio ha toccato non solo gli addetti ai lavori, ma anche clienti, amici e semplici spettatori.

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