curiosità
Il logo del festival di Sanremo
Il logo di un festival televisivo non è semplice decorazione. È una firma identitaria che comunica al pubblico chi c'è dietro le telecamere, quale visione del Festival si sta proponendo, e perfino quali valori la produzione vuole mettere in risalto. È il primo contatto visivo con lo spettatore, il biglietto da visita prima ancora che il conduttore apra bocca.
Negli ultimi tre anni—2024, 2025 e 2026—il Festival di Sanremo ci offre un case study perfetto per capire come il design grafico di un programma televisivo sia tutt'altro che neutrale. Dietro ogni scelta di colore, tipografia e forma si nascondono decisioni strategiche, filosofie di conduzione e posizionamenti di mercato.
Quando Amadeus conduceva il Festival (2020-2024), la visual identity era eclettica, vivace, presente. Nel 2024, l'ultimo anno della sua gestione, lo studio Flopicco Design ha creato un logo che meritò il titolo di "migliore identità visiva di tutti i Sanremo". Ma per quale motivo era così riuscito?
La risposta è una sola parola: coerenza. Il logo 2024 non viveva isolato su uno schermo. Dialogava perfettamente con la scenografia del palco dell'Ariston, con le animazioni degli over-graphic, con i social media, con i manifesti promozionali. Ogni elemento raccontava la stessa storia visiva.
Quella storia era fatta di forme organiche ispirate all'orchidea—il fiore simbolo della Riviera di Sanremo—con colori vivaci (rosa, blu, viola) che rappresentavano onde musicali, petali che sbocciano, movimento ed energia. Anche il carattere tipografico era stato scelto con cura: un serif della fonderia Positype descritto come "un equilibrio di delicatezza e indulgenza".

Ma c'è di più. Mentre il logo esaltava le forme morbide e tridimensionali, la scenografia del palco (sempre progettata da Riccardo Bocchini, diversamente che nel 2025) creava uno spazio che abbracciava completamente quell'estetica. Rosa stilizzate nello sfondo, oltre 7 km di LED dinamico integrati nel palco, strutture che ricordavano petali e onde. Tutto era interconnesso.
Questo approccio sistemico aveva una conseguenza importante: il logo diventava memorabile. I 4 milioni di telespettatori che guardavano il Festival non vedevano solo un carattere su uno sfondo; vedevano un'intera esperienza visiva coerente che si sviluppava dal piccolo schermo del cellulare al palco monumentale dell'Ariston.
In termini di marketing, il logo di Amadeus—e con esso, il Festival 2024—era competitivo con i grandi eventi internazionali. Aveva la personalità visiva di un brand globale. Non era una casualità: Amadeus è un conduttore che ama lo sfarzo, il movimento, l'improvvisazione, e questo si rifletteva perfettamente nell'identità visiva che aveva creato.
Nel febbraio 2025, quando Carlo Conti ha annunciato che il logo 2025 sarebbe rimasto identico per il 2026, i designer hanno iniziato a discuterne sui social media. Le critiche? "È stato fatto con WordArt", "È troppo anonimo". Tecnicamente, queste critiche possono essere vere. Ma qui sta il punto: l'anonimità non è un difetto, è la strategia.
Il logo 2025-2026 utilizza il font Neon della fonderia Costal Type: un carattere condensato, vertiginoso, metallico. È talmente stretto e alto da sembrare quasi compressa. Lo sfondo è nero cupo—tipo corten ossidato—con effetti flare metallici. Non c'è nulla di organico. Non c'è nulla di decorativo. Non c'è nulla che attragga lo sguardo.

Questo è intenzionale. Carlo Conti ha scelto un'identità grafica che vuole essere invisibile, che funziona come un "template neutro" su cui proiettare le estetiche individuali dei singoli artisti. L'idea—secondo molti esperti di design che hanno analizzato la scelta—è che "il gusto, la vera personalità, la danno le spezie, la marinatura, i contorni—quello che ci metti sopra".

Questo riflette il suo stile di conduzione: preciso come un metronomo, tempi rigorosi, niente monologhi lunghi, essenzialità assoluta. Dove Amadeus lasciava spazio all'improvvisazione e al caos creativo con Fiorello, Conti ripristina la formalità e la tradizione. Il logo comunica esattamente questo: siamo tornati a un Festival istituzionale, classico, "secondo le regole".

Significativamente, il logo 2025-2026 riprende lo stile del Sanremo 2017, l'ultima edizione condotta da Conti prima del quinquennio Amadeus. Anche nel 2017, il logo aveva quel trattamento metallico, quell'estetica severa. Conti ha una sua "firma visiva" per il Festival—ed è questa: sobria, tradizionale, meno azzardata.
C'è un dettaglio interessante che in pochi notano: nel 2025, quando il logo è diventato austero e invisibile, la scenografia del palco non è diventata meno tecnologica. Lo scenografo Riccardo Bocchini ha concepito il palco 2025 come un "Tecno-Salone delle feste"—una struttura tridimensionale in continua evoluzione, capace di trasformarsi e adattarsi alle diverse atmosfere musicali. Elementi motorizzati, lampadari pieni di LED, schermi LED che si muovono autonomamente durante le varie fasi dello spettacolo, sipari tecnologici.
Qui è il punto di frattura: il logo è austera, ma il palco è spettacolare. Non c'è coerenza narrativa tra identità visiva e spazio fisico, come c'era nel 2024. Il palco del 2025 avrebbe meritato un logo altrettanto innovativo, ma invece ha ricevuto un logo che vuole farsi dimenticare.
Quando guardiamo il Festival di Sanremo, non vediamo il lavoro di decine di aziende e professionisti che operano dietro il logo. Nel 2025, la STS Communication, full production company lombarda, ha gestito l'intero allestimento scenoluminoso, gli schermi LED, e la gestione videografica della scenografia. Un lavoro che è iniziato a settembre dell'anno precedente, mesi prima dell'inizio del Festival.
Ma c'è di più. Il Festival è anche una piattaforma di marketing strategico. Nel 2024, la Rai ha raccolto 60,2 milioni di euro dalla pubblicità, il 20% in più rispetto all'anno precedente. Ogni sponsor che appare durante il Festival sa che sta raggiungendo quasi 5 milioni di telespettatori in diretta—una platea immensa per un singolo evento.
Il logo comunica anche questo: se il logo è austero e istituzionale, comunica che qui dentro ci sono "i veri professionisti", non strappaziati da effetti speciali inutili. È una scelta di positioning di mercato. Dove il logo di Amadeus diceva "siamo uno spettacolo internazionale", il logo di Conti dice "siamo l'evento musicale più serio e tradizionale d'Italia".
Se guardiamo più indietro, l'evoluzione dei loghi di Sanremo racconta perfettamente come il design televisivo segua i trend del momento.
Anni 2000: Grafica computerizzata 3D, perché il 3D era tendenza
Anni 2010: Logo 3D con elementi argentati, tributo ai 60 anni del Festival
Anni 2020-2024 (Amadeus): Transizione dal 3D al 2D piatto con curve sinuose, colori vivaci, forme organiche—esattamente quello che i trend di design contemporaneo richiedevano
2025-2026 (Conti): Ritorno al minimalismo essenziale, tipografia sans-serif contemporanea ma personalità scomparsa
Ogni cambio di logo corrisponde anche a un cambio di sensibilità televisiva. Nel momento in cui il design del mondo reale si fa più minimalista e "Instagram-friendly", anche il logo di Sanremo segue quella direzione. Ma Conti ha scelto di fare un passo indietro: dal living color di Amadeus al monocromatico metallico del 2025.
Un dettaglio che rivela tutto. Amadeus 2024: rosa, blu, viola. Colori caldi, accoglienti, che rimandano all'energia. Carlo Conti 2025-2026: nero cupo e metallo. Colori freddi, imponenti, che rimandano all'autorità.
È la differenza tra un Festival che dice "venite a divertirvi con noi" e un Festival che dice "ecco come si fa la televisione seria". Studi di psicologia dei colori lo confermano: il nero comunica potere e tradizione; il rosa comunica apertura e dinamismo.
Non c'è una risposta univoca. Dal punto di vista della bellezza e della memorabilità, il logo 2024 di Amadeus vince chiaramente. È più innovativo, più emozionante, più efficace come brand identity. Gli ascolti di Sanremo 2024 sono stati incredibili non solo per la musica, ma anche perché tutto—palco, logo, atmosfera—raccontava una storia visiva coerente.
Dal punto di vista della funzionalità e della strategia comunicativa, il logo 2025-2026 di Conti ha la sua logica: libera lo spazio agli artisti, comunica tradizione e autorità, si allinea a una visione di conduzione dove la musica è al centro, non la scenografia.
Ma il vero insegnamento? I loghi non sono decorazione. Sono strategie comunicative, finestre sulle decisioni che prendono i protagonisti dietro le telecamere, rivelatori di quale visione del mondo televisivo stanno proponendo.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy