musica
Festival di Sanremo 2026
Carlo Conti ha messo fine ai rumors e alle indiscrezioni. Nell'edizione del Tg1 delle 13.0 di sabato 31 gennaio, il direttore artistico del Festival di Sanremo 2026 ha annunciato ufficialmente che avrebbe rivelato i duetti ufficiali della serata delle Cover, prevista per venerdì 27 febbraio.
L'edizione numero 76 del Festival di Sanremo si svolgerà dal 24 al 28 febbraio 2026, con Carlo Conti nel ruolo di conduttore e direttore artistico per il secondo anno consecutivo. Al suo fianco, per tutte e cinque le serate, ci sarà Laura Pausini, presenza fissa e continuativa che rappresenta una novità nella formula tradizionale della co-conduzione sanremese.
Per la seconda serata, quella di mercoledì 25 febbraio, è stato confermato come co-conduttore Achille Lauro, che torna all'Ariston dopo la partecipazione in gara nel 2025 con "Incoscienti giovani". Il cantante ha dichiarato di sentirsi onorato di affiancare Conti, definendolo "maestro" e aggiungendo: "Io sarò un passo indietro". Restano ancora da svelare i nomi degli altri eventuali co-conduttori per le restanti serate e, soprattutto, quello dell'ospite internazionale di questa edizione.
La serata del venerdì, dedicata alle Cover, rappresenta tradizionalmente uno degli appuntamenti più seguiti e commentati dell'intero Festival. I 30 Big in gara dovranno reinterpretare un brano italiano o internazionale pubblicato entro il 31 dicembre 2025, accompagnati da un ospite. Il regolamento prevede che canzoni e modalità delle esibizioni siano individuate in accordo con Conti e la Rai, e non è obbligatorio che ci sia un duetto canoro vero e proprio.
Nelle settimane precedenti all'annuncio ufficiale, sono circolate numerose indiscrezioni sui possibili duetti. Tra le voci più insistenti: Dargen D'Amico con i Ricchi e Poveri sulle note di "Sarà perché ti amo", Eddie Brock con Fabrizio Moro per "Portami via", LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo per "Andamento lento", Patty Pravo che potrebbe omaggiare Ornella Vanoni con "Ti lascio una canzone", Tommaso Paradiso in trattativa con gli Stadio, Enrico Nigiotti che potrebbe condividere il palco con Alfa, e Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas.
Tra le ipotesi più sorprendenti spicca un possibile duetto tra Samurai Jay e Zucchero, con un cameo di Belen Rodriguez. Per Elettra Lamborghini si valuta addirittura un ospite internazionale, mentre Ditonellapiaga potrebbe esibirsi con TonyPitony.
L'elenco completo dei cantanti in gara e i titoli delle canzoni inedite sono stati già resi noti:
Tommaso Paradiso ("I romantici"), Chiello ("Ti penso sempre"), Serena Brancale ("Qui con me"), Fulminacci ("Stupida sfortuna"), Ditonellapiaga ("Che fastidio!"), Fedez e Marco Masini ("Male necessario"), Leo Gassmann ("Naturale"), Sayf ("Tu mi piaci tanto"), Arisa ("Magica favola"), Trecidi Pietro ("Uomo che cade"), Sal Da Vinci ("Per sempre sì"), Samurai Jay ("Ossessione"), Malika Ayane ("Animali notturni"), Luché ("Labirinto"), Raf ("Ora e per sempre"), Bambole di Pezza ("Resta con me"), Ermal Meta ("Stella stellina"), Nayt ("Prima che"), Elettra Lamborghini ("Voilà"), Michele Bravi ("Prima o poi"), J-Ax ("Italia starter pack"), Enrico Nigiotti ("Ogni volta che non so volare"), Maria Antonietta e Colombre ("La felicità e basta"), Francesco Renga ("Il meglio di me"), Mara Sattei ("Le cose che non sai di me"), LdA e Aka7even ("Poesie clandestine"), Dargen D'Amico ("Ai Ai"), Levante ("Sei tu"), Eddie Brock ("Avvoltoi"), Patty Pravo ("Opera").
Ed è qui che sorge spontanea una domanda: è davvero necessario, o anche solo opportuno, conoscere ogni singolo dettaglio del Festival settimane prima che inizi? Co-conduttori annunciati con mesi di anticipo, nomi dei Big svelati a dicembre, titoli delle canzoni rivelati a metà gennaio, e ora anche i duetti della serata Cover comunicati quasi un mese prima della messa in onda.
La comunicazione del Festival di Sanremo è sempre stata così trasparente, o è un fenomeno recente figlio dell'era dei social media e della necessità di alimentare costantemente il dibattito online?
Ripercorrendo la storia del Festival, emerge un quadro molto diverso. Nelle prime edizioni, dagli anni '50 fino agli anni '80, la comunicazione era essenziale e concentrata. La prima edizione del 1951, condotta da Nunzio Filogamo, fu trasmessa solo parzialmente in diretta radiofonica e passò quasi inosservata a causa della scarsa attenzione dei media dell'epoca.
Negli anni '60 e '70, i nomi dei conduttori venivano annunciati, ma con tempi molto più ravvicinati all'evento. La suspense e la sorpresa erano elementi costitutivi del Festival. Gli ospiti della serata, eventuali duetti o performance speciali rimanevano spesso segreti fino all'ultimo momento, creando attesa e curiosità nel pubblico.
Anche negli anni '80 e '90, nonostante l'affermazione della televisione come medium dominante, la comunicazione rimaneva più contenuta rispetto a oggi. Gli annunci avvenivano con tempistiche ragionevoli, lasciando spazio alla scoperta in diretta. La dimensione della sorpresa era parte integrante dello spettacolo.
Il cambiamento sostanziale nella strategia comunicativa del Festival si registra soprattutto con l'era Amadeus (2020-2024). Il conduttore ha instaurato una prassi di annunci progressivi e costanti: i Big in gara vengono svelati a dicembre durante il Tg1, i co-conduttori vengono rivelati serata per serata nelle settimane precedenti il Festival, gli ospiti vengono anticipati attraverso vari canali mediatici.
Amadeus stesso, ospite della Milano Music Week nel novembre 2023, dichiarò: "Il bello e la cosa incredibile è che tu organizzi il festival sei mesi prima... poi a un certo punto magicamente quando arrivi qui 10 giorni prima accadono altre cose che non avevi previsto". Eppure, la maggior parte delle informazioni vengono comunicate ben prima dell'inizio della manifestazione, riducendo drasticamente il margine di sorpresa.
Carlo Conti, pur con uno stile diverso da Amadeus, sembra confermare questa linea comunicativa. I co-conduttori del Prima Festival sono stati annunciati a dicembre 2025, Laura Pausini come presenza fissa per tutte le serate è stata comunicata settimane fa, Achille Lauro è stato svelato il 29 gennaio, e ora arriva l'annuncio dei duetti a fine gennaio, quasi un mese prima della serata del 27 febbraio.
Questo cambiamento nella modalità comunicativa del Festival non è casuale, ma riflette una trasformazione più ampia nel mondo dello spettacolo e dell'informazione. L'era digitale ha modificato radicalmente il rapporto tra evento e pubblico. I social media richiedono un flusso costante di contenuti, anticipazioni, dietro le quinte, per mantenere alta l'attenzione e alimentare il dibattito online.
Il Festival di Sanremo, da sempre specchio della società italiana, si è adattato a questa nuova realtà. Ogni annuncio diventa un'occasione per generare engagement, far parlare di sé, dominare le tendenze di Twitter e Instagram. La suspense non risiede più nel "cosa accadrà", ma nel "come sarà eseguito".
Ma tutto questo ha un prezzo. La sorpresa, l'attesa, il "non sapere" che rendevano il Festival un evento davvero speciale rischiano di svanire. Quando il pubblico conosce già ogni dettaglio settimane prima, cosa resta da scoprire la sera della diretta?
Certo, rimangono le performance, le emozioni dal vivo, gli imprevisti, le gaffe. Ma quella dimensione di mistero, quella sensazione di assistere a qualcosa che si svela davanti ai nostri occhi per la prima volta, si è indubbiamente affievolita.
Nei decenni passati, la gente si sintonizzava sul Festival anche per scoprire chi avrebbe affiancato il conduttore, quali ospiti avrebbero calcato il palco dell'Ariston, con chi avrebbero cantato i Big nella serata delle Cover. Oggi, queste informazioni circolano già da settimane, spesso discusse, analizzate, commentate sui social prima ancora che l'evento abbia luogo.
È giusto che sia così? Non esiste una risposta univoca. Da un lato, la comunicazione anticipata permette al pubblico di prepararsi, di costruire aspettative, di partecipare al "pre-Festival" che ormai dura mesi. Alimenta il dibattito, coinvolge le nuove generazioni abituate a consumare contenuti in tempo reale e a commentare tutto istantaneamente.
Dall'altro lato, rischia di svuotare l'evento della sua componente emozionale più potente: la scoperta. Quella sensazione unica di vedere qualcosa per la prima volta, insieme a milioni di italiani, senza sapere cosa accadrà.
Forse il Festival di Sanremo potrebbe trovare un equilibrio diverso. Annunciare alcuni elementi chiave per mantenere alta l'attenzione mediatica, ma preservare zone d'ombra, sorprese vere, momenti non annunciati che restituiscano al pubblico il piacere della scoperta in diretta.
Perché Sanremo non è solo una competizione musicale, non è solo uno show televisivo. È un rito collettivo, come lo definì Pippo Baudo, un appuntamento in cui l'Italia si ferma, ascolta e si ritrova. E i riti, per loro natura, vivono anche di mistero, di attesa, di sacralità.
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