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Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero torna stasera in tv su Rai 1: scopri la vera storia dietro la miniserie

Annalisa Ercolani

28 Gennaio 2026, 11:50

Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero torna stasera in tv su Rai 1: scopri la vera storia dietro la miniserie

Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero

Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero torna in onda stasera in tv su Rai 1. Si tratta della nuova miniserie per la Giornata della Memoria, che trasforma in racconto televisivo un episodio reale di coraggio e Resistenza nella Roma occupata del 1943.

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Di cosa parla Morbo K

La storia si apre nel ghetto ebraico di Roma, a settembre 1943: il capitano delle SS Herbert Kappler pretende 50 chili d’oro dalla comunità ebraica entro 24 ore, con la minaccia della deportazione come ricatto atroce. In questo clima di terrore, la famiglia Calò cerca disperatamente una via di salvezza e trova un insperato rifugio nell’ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina.

Qui entra in scena il professor Matteo Prati, direttore dell’ospedale, che insieme alla Resistenza elabora un piano tanto folle quanto geniale: creare il “Reparto K”, un’intera ala dedicata a pazienti affetti da un presunto Morbo K, una malattia misteriosa e altamente contagiosa che esiste solo sulla carta ma che basta a terrorizzare i nazisti e a tenerli lontani. Dietro quella diagnosi inventata, in realtà, si nascondono ebrei in fuga dalla macchina dello sterminio.

Una storia vera dietro la fiction

La miniserie si ispira a fatti realmente accaduti: il personaggio del professor Prati è modellato sulla figura del professor Giovanni Borromeo, storico direttore del Fatebenefratelli, riconosciuto come Giusto tra le Nazioni per aver messo a rischio la propria vita pur di salvare quella degli altri. Gli sceneggiatori sottolineano come alcune linee narrative siano romanzate, ma la cronologia e l’impianto storico restino fedeli alla realtà, rendendo “Morbo K” un racconto di fiction che non rinuncia alla memoria dei fatti.

Non è un caso che Rai 1 scelga di mandarla in onda proprio in occasione della Giornata della Memoria: “Morbo K” riporta alla luce uno dei rari episodi dell’Olocausto con un esito in cui molte persone riescono a sopravvivere, un centinaio di vite salvate grazie a un inganno umanitario. La regia è affidata a Francesco Patierno, che costruisce una narrazione dove il vero centro non è l’orrore, ma il coraggio di chi decide di non voltarsi dall’altra parte.

Cast, personaggi e interpretazioni

Nel ruolo del professor Matteo Prati troviamo Vincenzo Ferrera, volto noto al pubblico di Rai 1 per Mare fuori, che qui interpreta un medico apparentemente ben inserito e al sicuro, ma disposto a rinunciare a privilegi e tranquillità per organizzare un piano ad altissimo rischio. Ferrera ha raccontato di aver lavorato sul personaggio con grande rispetto, attingendo anche al proprio dolore personale per la perdita del padre, medico, avvenuta durante le riprese.

Accanto a lui c’è Giacomo Giorgio nei panni di Pietro Prestifilippo, giovane coinvolto nella Resistenza che diventa ponte tra la famiglia Calò e il professor Prati, e che si trova a scegliere se rischiare la vita per un bene più grande. Dharma Mangia Woods interpreta Silvia Calò, giovane donna ebrea costretta a confrontarsi con la paura, il dubbio e la speranza mentre cerca di proteggere il piccolo Marcolino e il resto della sua famiglia, ostinata e inizialmente diffidente verso il rifugio in ospedale.

Il Reparto K e il rastrellamento del ghetto

Uno dei momenti chiave della miniserie è il rastrellamento del 16 ottobre 1943, quando i nazisti danno avvio alla deportazione degli ebrei romani. In quella giornata, Silvia e Pietro riescono a rifugiarsi nel Fatebenefratelli mentre gli ebrei nascosti nel Reparto K simulano sintomi terribili, rendendo credibile il finto morbo e spaventando i militari tedeschi al punto da tenerli lontani dai reparti.

L’ospedale diventa così un vero luogo di salvezza: tra corridoi, cartelle cliniche false e messaggi cifrati, ogni gesto è potenzialmente fatale, ma anche ogni scelta può significare vita o morte. La tensione cresce quando la famiglia Calò è costretta a una fuga precipitosa, con Ester che nasconde il piccolo Marcolino e Pietro incaricato di decifrare i messaggi e portarlo in salvo fino in fondo.

Perché vederla per la Giornata della Memoria

Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero non si limita a ricostruire un episodio della storia italiana, ma lo trasforma in una domanda scomoda per lo spettatore di oggi: al posto di Pietro, al posto del professor Prati, avremmo avuto lo stesso coraggio? Come ha sottolineato Giacomo Giorgio, non viviamo in un’epoca di inconsapevolezza – abbiamo molti mezzi per informarci – ma in un tempo in cui è sempre più difficile distinguere il vero dal falso, e proprio per questo storie come questa diventano fondamentali.

La miniserie ricorda che la memoria non è solo commemorazione, ma interrogativo sul presente: cosa significa assumersi la responsabilità di un altro essere umano quando la legge, il potere o la paura spingono in direzione opposta? In prima serata su Rai 1 e disponibile in box set su RaiPlay, “Morbo K” offre quattro episodi che uniscono ricostruzione storica, tensione narrativa e un messaggio potente: a volte un “morbo” inventato può diventare l’arma più efficace contro la disumanità.

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