Attualità
San Lorenzo, San Costanzo e Sant'Ercolano
Perugia ha tre patroni e, in questo inizio di 2026, si prepara a celebrare San Costanzo, primo vescovo della città e la cui commemorazione liturgica ricorre il 29 gennaio. La triade completa è composta anche da San Lorenzo e Sant'Ercolano. L'aspetto in comune fra i tre santi è che ognuno subì un martirio: Costanzo ed Ercolano furono decapitati, mentre Lorenzo fu arso vivo sopra una graticola messa sul fuoco. I primi due sono stati vescovi della città di Perugia, riconosciute come figure fondative e difensori della comunità cristiana locale. Il diacono romano è legato invece alla cattedrale perugina a lui intitolata, elevato a protettore civico.

I tre patroni sulla facciata di Palazzo dei Priori
San Costanzo è festeggiato come patrono principale perché primo vescovo della città. Il culto ufficiale è stato istituito dal Comune nel 1310 attraverso la Luminaria per invocarne la protezione. Sebbene condivida il titolo di patrono con San Lorenzo e Sant'Ercolano, la sua festa è la più sentita e solenne, tra processioni, offerta del cero votivo e il tipico Torcolo di San Costanzo, legato a leggende locali come quella delle fanciulle che cercano un segno (l'occhiolino dal dipinto di San Costanzo custodito nella chiesa a lui dedicata), che significherebbe nozze in arrivo entro l'anno.
Secondo la tradizione, durante la persecuzione di Marco Aurelio, fu condotto per mano di alcuni soldati davanti al console Lucio e barbaramente flagellato, quindi immerso nell'acqua bollente, da dove uscì miracolosamente illeso. Ricondotto in carcere, convertì i suoi custodi, che lo aiutarono a fuggire. Rifugiatosi a casa di Anastasio, cristiano, fu con questo di nuovo arrestato e decapitato nella città di Foligno. Le diverse redazioni della Passio sono concordi nell'assegnare il suo martirio al tempo di Marco Aurelio in una località presso Foligno denominata il Trivio (prob. Trevi). Il santo perugino aveva infatti in questa città, vicino a Porta Romana, una chiesa che, secondo Ludovico Jacobilli, fu demolita nel 1527. Questo afferma inoltre che, al suo tempo, tale località era chiamata ancora campagna di San Costanzo.

Tutte le redazioni della Passio affermano che il corpo del santo, dopo il martirio, fu portato a Perugia e sepolto non lontano dalla città in un luogo detto Areola fuori Porta S. Pietro, dove venne costruita la prima cattedrale di Perugia. In questo medesimo luogo fu eretta l'attuale chiesa di San Costanzo consacrata, secondo un'iscrizione esistente nell'antico altare, nel 1205 dal vescovo di Perugia, Viviano.

All'intercessione di san Costanzo furono attribuiti in particolare due miracoli: una donna affetta da completa cecità si fece portare ai piedi del santo per ricevere la benedizione e implorare aiuto e dopo la sua benedizione, si dice che la donna riacquistò completamente la vista; il secondo miracolo riguarda invece un nobile perugino di nome Crescenzio, sofferente da molti anni di inguaribile paralisi degli arti inferiori, il quale, sospinto da viva fede, andò da Costanzo e, avutane la benedizione, fu risanato immediatamente.
È stato uno dei 7 diaconi di Roma. Nato in Hispania Tarraconensis, studiò teologia a Saragozza dove conobbe Sisto II, futuro papa che lo ordinò diacono a Roma nel 257 affidandogli i tesori caritativi della comunità cristiana. Durante la persecuzione di Valeriano, distribuì tutti i beni ai poveri, dichiarando loro i "veri tesori della Chiesa" quando gli fu ordinato di consegnarli alle autorità romane. Arrestato quattro giorni dopo la decapitazione di papa Sisto II e degli altri diaconi (6 agosto 258), fu condannato a morte il 10 agosto sulla via Tiburtina e arso vivo. Alcuni storici moderni suggeriscono una decapitazione, ma l'iconografia lo raffigura sempre con la graticola.

Secondo il racconto di san Gregorio Magno nei Dialoghi, Ercolano morì martire tentando di impedire a Totila, re degli Ostrogoti, l'invasione della città. Prima che la città fosse presa, Ercolano tentò di salvarla con uno stratagemma: gettò dalle mura un bue pieno di frumento, per far credere agli Ostrogoti che i perugini avessero cibo in abbondanza per sostenere ancora un lungo assedio. Totila si ritirò, ma un chierico infedele gli rivelò l'inganno, per cui il condottiero tornò sui suoi passi conquistando la città e uccidendo il vescovo che, prima di essere decapitato, venne scorticato vivo.

Sempre secondo Gregorio Magno: "Quaranta giorni dopo l'efferato delitto, il re Totila ordinò che i cittadini di Perugia, che avevano cercato scampo qua e là, tornassero in città del tutto sicuri. Pertanto, coloro che prima avevano fuggito la fame, ottenuto il permesso di vivere a Perugia, vi fecero ritorno. Ma, memori della santità di vita del loro vescovo, cercarono dove fosse stato sepolto il suo cadavere, per inumarlo secondo l'onore che gli era dovuto nella chiesa di San Pietro apostolo. Giunti al luogo della sepoltura, scavata la terra, trovarono il cadavere del bimbo che era stato sepolto insieme con il vescovo in uno stato di avanzata decomposizione e tutto brulicante di vermi, come è naturale a quaranta giorni dalla sepoltura; il corpo del vescovo, invece, appariva intatto, come se fosse stato inumato quello stesso giorno, e, cosa ancor più degna di ammirata venerazione, la sua testa era unita al tronco, come se mai fosse stata mozzata; anzi, non vi si scorgeva nessun segno del taglio. Giratolo, per vederne la schiena e rendersi conto se mai presentasse qualche traccia dello scorticamento, tutto il corpo fu trovato perfettamente integro, come se nessuna lama l'avesse mai sfiorato".

L'effigie del Santo è rappresentata in molte monete emesse da Perugia nell'epoca comunale. Anche l'emblema ufficiale dell'Università degli Studi di Perugia ritrae a sinistra, su sfondo blu, Sant'Ercolano.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy