Perugia
Dopo la preview per la stampa di lunedì mattina ieri, per il vernissage della dotta mostra dal titolo molto eloquente: Pergamene che parlano – Governo e potere a Perugia nei secoli XIII-XV, la Fondazione CariArte che l'ha organizzata (Palazzo Lippi dal 26 gennaio al 2 giugno) ha invitato l'intellighenzia perugina ad un incontro, coordinato da Cristina De Angelis, presente anche buona parte della corposa squadra che ne ha curato lo studio e la realizzazione. In una sala delle Colonne di Palazzo Graziani stracolma di autorità civili e militari e di rappresentanti del mondo dell'arte e della cultura della città si è in pratica voluto dare il giusto riconoscimento, con una raffica di ringraziamenti impossibile da enumerare, a chi ha partecipato alla realizzazione sia della mostra Extra di Palazzo Baldeschi dove le pergamene, carteggi e stemmi, circa un centinaio, sono stati affiancati a 40 opere d'arte di 18 artisti contemporanei, italiani e stranieri, e sia alla nuovissima, piccola e colta esposizione, attraverso la selezione di pergamene e del materiale della Collezione Albertini permettendo di recuperare e tracciare buona parte del percorso storico del funzionamento del governo della città, sia economico che politico e giudiziario, dal '200 al '400. Giovanna Giubbini, direttrice dell'Archivio Centrale di Stato nonché coordinatrice della Commissione di studio del progetto, ha ricordato come sia stata determinante la segnalazione e l'intervento tempestivo della Fondazione per acquisire questo patrimonio di documenti. Ha citato i nomi di Antonio Tarasco (intervenuto da remoto), Cristina Colaiacovo, il nuovo presidente della Fondazione Alcide Casini e il notaio Marco Carbonari, sottolineando l'importanza dell'operazione.
Era il giugno del 2024 e la Fondazione, come ha raccontato il notaio Marco Carbonari, ha acquisito oltre 1.700 testimonianze archivistiche al prezzo di 410 mila euro, riportando a Perugia una tassello della memoria storica cittadina. Verrà anche digitalizzato ed entrerà nell'archivio di Stato. Se l'era venduto quasi 200 anni fa il Comune di Perugia di allora, nel 1853, ed era stato comprato, dopo vari passaggi, dalla famiglia di Louis Albertini che l'ha conservato fino al 2024 quando gli eredi hanno deciso di metterla all'asta. Si tratta principalmente di copertine dei registri, che invece in parte sono andati perduti e in parte conservati altrove. Permettono di scoprire tra l'altro l'identità e la provenienza dei magistrati, podestà e capitani del popolo, attraverso gli stemmi dipinti, soprattutto nel 13esimo secolo dove emerge un periodo di forte espansione urbana e una intensa attività politico-economica.
Quali le prospettive futuro della Collezione Albertini? Il materiale potrà essere temporaneamente depositato presso l'Archivio di Stato di Perugia per un'accurata catalogazione ed una fruizione pubblica. Il progetto di studio e di divulgazione continuerà avendo come obiettivo di renderlo accessibile e comprensibile da un pubblico sempre più ampio.
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