Musica
Indossava un colletto caustico e una gonna al ginocchio, tutto in perfetto stile anni '60, se non fosse stato per la canzone che cantava. Caterina Caselli, all'epoca ventenne, proprio sessant'anni fa si esibiva con il suo "casco d'oro" al Festival di Sanremo portando sul palco "Nessuno mi può giudicare", brano scritto da Luciano Beretta e Miki Del Prete e composto da Daniele Pace e Mario Panzeri. Le braccia si muovevano a tempo con il sorriso contagioso di una ragazzina felice di poter cantare la frase 'ognuno ha il diritto di vivere come può'. "A Sanremo andai molto tranquilla - riporta Adnkronos citando le parole di Caselli - non avevo nulla da perdere e difendevo quella canzone, mi piaceva il testo, mi piaceva quello che dicevo, ci credevo. Anni dopo è diventata il manifesto del movimento gay. In quel momento ci fu un cambiamento di costume straordinario, non era così abituale che le donne portassero i pantaloni e tantomeno la minigonna. E quel taglio di capelli, che fu adottato da tantissime ragazze e poi definito 'Il casco d’oro', fu una ventata di novità, portò un vento di libertà".
Un successo inaspettato e inizialmente destinato alla voce di Adriano Celentano che rifiutò la canzone per "Il ragazzo della via Gluck": "Il fatto stesso che fosse una canzone scritta per un uomo, e che invece a cantarla fosse una ragazzina di neanche vent’anni con quel piglio - racconta la cantante - evidentemente ha trasmesso il messaggio coraggioso di una che dice di non volere essere giudicata per uno sbaglio commesso".

"È una canzone che non ha una ruga - aggiunge Caselli - e il testo è ancora quanto mai interessante, porta al suo interno concetti universali come la libertà e il coraggio. Rimane comunque un inno beat o pop, ma contiene un messaggio importante. È orecchiabile e allo stesso tempo esprime un messaggio di libertà, quello di poter scegliere, di sbagliare e non per questo essere giudicate". E ancora oggi, a distanza di 60 anni, "continua ad essere nel cuore di molte persone. Mi capita spesso di incontrare ragazzi e ragazze che la conoscono, che l’hanno ballata e cantata. È una canzone che mi ha dato tanto, che mi ha consentito di cambiare radicalmente la mia vita, dunque non posso che dire grazie a chi l’ha scritta, a chi le ha permesso di viaggiare nel tempo, a chi si è dato forza e coraggio ascoltandola e cantandola mentre cercava di migliorare la vita propria e degli altri", conclude l'artista.
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