IL REGISTA
In quale altro modo, Paolo Sorrentino, poteva raccontare l'evento traumatico che ha segnato la sua vita, se non con un film. Il regista napoletano lo ha fatto, magistralmente, con È stata la mano di Dio, nel film più intimo della sua carriera, e che gli è valsa un'altra candidatura ai premi Oscar (di cui è vincitore con La grande bellezza). Sorrentino è tornato a parlare del film, dei genitori e di Diego Armando Maradona, nella lunga chiacchierata al podcast Passa dal Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli.
Sorrentino in un'intervista al Corriere della Sera a cura di Aldo Cazzullo ha svelato per la prima volta: "A me Maradona ha salvato la vita. Da due anni chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta, anziché passare il fine settimana in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli. Citofonò il portiere. Pensavo mi avvisasse che era arrivato il mio amico a prendermi. Invece mi avvertì che era successo un incidente. Papà e mamma erano morti nel sonno. Avvelenati dal monossido di carbonio." È quanto poi il regista racconta in È stata la mano di Dio, film parzialmente autobiografico, in cui Sorrentino racconta la propria adolescenza.
Gazzoli ha chiesto al regista: "Tu hai dichiarato più volte che Maradona ti ha letteralmente salvato la vita. È una cosa incredibile. Il legame con lui e con quello che rappresenta Napoli per te è così presente e importante proprio per quel motivo?". Sorrentino ha risposto: "È stato potenziato da quel motivo. Per la mia generazione di napoletani, Maradona arriva quando io avevo 14 anni: un'età in cui tutto viene vissuto in maniera viscerale e ogni cosa diventa indimenticabile".
"Quanto mi è costato emotivamente farci un film? C'erano degli amici che mi dicevano Ma perché non ci fai un film?. L'ho fatto anche perché pensavo di potermi liberare di certe fissazioni che avevo rispetto alla mia biografia. Mi è costato molto scriverlo, mi ha emozionato profondamente. Farlo poi nella routine del lavoro, con 50 persone attorno, è stato meno traumatico di quanto pensassi. Alla fine mi ha fatto bene, perché ho trasformato in immagini quelli che prima erano solo pensieri ricorrenti legati ai miei dolori adolescenziali".
Gazzoli, concludendo il discorso, ha chiesto infine a Sorrentino: "Di tutte le cose che hai fatto fino a oggi, ce n'è una che ti sarebbe piaciuto mostrare particolarmente ai tuoi genitori, di cui sei orgoglioso?". Il regista, senza pensarci due volte, ha detto: "I miei figli, che non hanno mai visto".
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