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Ferruccio Lamborghini e la storia del suo rifugio in Umbria: la tenuta sul Trasimeno e la vita dopo le supercar

Annalisa Ercolani

23 Gennaio 2026, 21:20

Ferruccio Lamborghini e la storia del suo rifugio in Umbria: la tenuta sul Trasimeno e la vita dopo le supercar

Lamborghini

Ferruccio Elio Arturo Lamborghini è stato uno degli imprenditori italiani più iconici del Novecento, fondatore di un impero industriale che ha spaziato dai trattori alle automobili di lusso, passando per bruciatori, componentistica oleodinamica e vini pregiati. Nato a Renazzo di Cento, in provincia di Ferrara, il 28 aprile 1916 e morto a Perugia il 20 febbraio 1993, Lamborghini ha incarnato lo spirito visionario dell'imprenditoria italiana del dopoguerra, trasformando intuizioni geniali in realtà industriali di successo mondiale.

Le origini: da figlio di agricoltori a meccanico visionario

Ferruccio Lamborghini nasce come primo di cinque fratelli in una famiglia di agricoltori della Bassa ferrarese. Il padre Antonio e la madre Evelina Govoni cercano di trasmettergli l'amore per la terra e il lavoro nei campi, ma il giovane Ferruccio dimostra fin da subito una passione travolgente per la meccanica e i motori.

A soli 14 anni, determinato a seguire la propria inclinazione, abbandona la campagna per cercare lavoro a Bologna come apprendista meccanico. Viene assunto nella Casa Righi, l'officina più importante della città specializzata nella revisione dei mezzi dell'Esercito, per un compenso di appena 15 lire a settimana. Nonostante la miseria del periodo fascista e le sanzioni economiche, questa esperienza si rivela fondamentale per acquisire competenze tecniche avanzate.

Nel 1936, a 20 anni e con una solida preparazione meccanica, Ferruccio apre la sua prima bottega a Renazzo insieme all'amico Marino Filippini, segnando l'inizio di un percorso imprenditoriale che lo porterà lontano. Ma l'avventura viene bruscamente interrotta dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

La svolta della guerra: dall'Egeo all'intuizione dei trattori

Durante il conflitto, Ferruccio viene inviato a Rodi, nell'isola greca del Dodecaneso allora sotto controllo italiano, e assegnato al 50° Autoreparto Misto di Manovra, responsabile della manutenzione di tutti gli automezzi militari presenti sull'isola. Questa esperienza si rivela un'opportunità straordinaria: Lamborghini lavora con strumenti sofisticati e macchinari moderni dell'industria meccanica italiana e straniera, affinando competenze che si riveleranno decisive per il futuro.

A Rodi incontra anche l'amore: Clelia Monti, una ferrarese con cui torna in Italia nel 1946 per sposarsi nella chiesa di Santa Maria in Vado. Nell'ottobre 1947 nasce Tonino, l'unico figlio maschio di Ferruccio, ma la gioia viene tragicamente spezzata dalla morte prematura di Clelia per complicanze post-parto. Rimasto vedovo, Ferruccio sposa nel 1948 Annita Borgatti, una maestra elementare di 24 anni che diventerà sua compagna di vita e di affari per oltre trent'anni, seguendo con attenzione e oculatezza l'amministrazione delle aziende Lamborghini.

L'impero dei trattori: dal Carioca al successo industriale

Al rientro dalla guerra, Ferruccio trova un'Italia in ginocchio ma piena di opportunità. Il Centese, area agricola per eccellenza, necessita urgentemente di meccanizzazione: i contadini hanno bisogno di trattori economici e potenti per risollevare la produzione agricola.

Lamborghini intuisce il potenziale del mercato e inizia ad acquistare materiale bellico dismesso presso i centri ARAR (Azienda Recupero Alienazione Residuati): motori, differenziali e parti di camion abbandonati dagli Alleati. Li trasforma in macchine agricole, apportando migliorie al motore e al sistema di alimentazione su un telaio semplice ed economico. Nasce così il Carioca, il primo trattore Lamborghini, che ottiene un successo immediato tra gli agricoltori della Bassa.

Nel 1948, a Cento, Ferruccio fonda ufficialmente la Lamborghini Trattori. L'origine del logo aziendale, il celebre toro, è legata alla data di nascita del fondatore: nel calendario zodiacale il 28 aprile cade sotto il segno del Toro, segno che Ferruccio sentiva profondamente suo e che amava per la sua forza, determinazione e legame con la corrida spagnola.

Solo tre anni dopo la guerra, l'azienda è già in grado di progettare e costruire autonomamente i propri trattori. Ferruccio ottiene dalla tedesca MWM la licenza per produrre motori diesel in Italia, una tecnologia ancora poco diffusa ma destinata a rivoluzionare il settore agricolo. Negli anni Cinquanta e Sessanta la Lamborghini Trattori diventa una delle più importanti aziende costruttrici di macchine agricole in Italia, con quasi 400 dipendenti e una produzione di 25-30 unità al giorno.

La diversificazione: bruciatori e oleodinamica

L'irrequietezza imprenditoriale di Ferruccio non si ferma ai trattori. Nel 1959, durante un viaggio negli Stati Uniti, visita alcune fabbriche che producono bruciatori per il riscaldamento domestico e intuisce immediatamente il potenziale del mercato italiano, in pieno boom economico. Le case stanno diventando sempre più confortevoli e i bruciatori sono destinati a soppiantare le vecchie caldaie a carbone.

Nel giro di un anno fonda a Pieve di Cento la Lamborghini Bruciatori Condizionatori, assumendo i migliori tecnici disponibili. L'innovazione più geniale è l'impiego di un nuovo sistema di polverizzazione meccanica del combustibile, la "Serie L", un bruciatore silenziosissimo che conquista il mercato. L'azienda si posiziona rapidamente ai vertici del settore italiano, allargando successivamente la gamma con condizionatori d'aria, caldaie e sistemi per il trattamento dell'acqua.

Nel 1969 Ferruccio fonda anche la Lamborghini Oleodinamica, completando un impero industriale diversificato e solido. Nello stesso anno gli viene conferito il prestigioso titolo di Cavaliere del Lavoro nel settore dell'industria, riconoscimento che sancisce il suo status di protagonista dell'economia italiana.

La sfida a Ferrari: dalla frizione rotta alle supercar

La storia più celebre legata a Ferruccio Lamborghini è quella del litigio con Enzo Ferrari, episodio che cambierà per sempre il panorama automobilistico mondiale.

All'inizio degli anni Sessanta, Ferruccio, ormai ricco e affermato, si concede il lusso di possedere due o tre Ferrari, che guida per diletto. Ma i problemi alla frizione delle sue supercar lo infastidiscono: la considera troppo debole per le prestazioni delle vetture di Maranello. Nel 1962 si reca personalmente a Maranello per esporre il problema a Enzo Ferrari, portando con sé suggerimenti tecnici.

La risposta del Drake è secca e sprezzante: "Ma cosa ne vuoi sapere te di auto, torna a guidare i tuoi trattori. Lascia costruire le automobili a me". Secondo il racconto del figlio Tonino, Ferruccio torna a casa quella sera visibilmente arrabbiato e, seduto a capotavola, dichiara alla famiglia: "Io però gli ho comprato due Ferrari... e ho detto quello che gli volevo dire. Adesso gli faccio l'automobile e dal 1962 gli ho buttato in crisi".

La rivalità nasce da orgoglio ferito, competenza tecnica e spirito di rivalsa. Ferruccio è convinto di poter costruire un'auto "perfetta anche se non particolarmente rivoluzionaria", un granturismo più affidabile, confortevole e potente delle Ferrari. In una famosa intervista del 1991, Lamborghini dichiarerà: "La storia di Lamborghini è presto detta: gli altri erano inferiori!"

Nasce Automobili Lamborghini: Sant'Agata Bolognese e la 350 GT

Nel maggio 1963 Ferruccio costituisce la società Automobili Ferruccio Lamborghini e acquista un grande terreno a Sant'Agata Bolognese, a circa 25 chilometri da Bologna, per costruire ex novo una fabbrica modernissima. Come simbolo sceglie il toro, lo stesso già utilizzato per i trattori: combattivo, caparbio, mai arrendevole, contrapposto al cavallino rampante di Ferrari.

Come responsabile del progetto granturismo assume l'ingegner Gian Paolo Dallara, giovane di eccellente preparazione tecnica, mentre la progettazione del motore viene affidata a Giotto Bizzarrini, ex ferrarista che aveva lavorato alla 250 GT. Ferruccio ha le idee chiarissime: motore 12 cilindri a V, quattro alberi a camme in testa, due valvole per cilindro, sei carburatori e lubrificazione a carter secco.

Il primo prototipo, la 350 GTV, viene presentato al Salone dell'Auto di Torino nell'ottobre 1963, disegnata da Franco Scaglione. Il modello suscita interesse ma necessita di modifiche. La carrozzeria viene ridisegnata dalla Touring, che addolcisce le linee e rende l'auto più equilibrata ed elegante.

Nel marzo 1964, al Salone di Ginevra, debutta la 350 GT, la prima Lamborghini di serie. Monta un motore V12 da 3,5 litri e 320 CV, realizzato con tecnologia Superleggera dalla Carrozzeria Touring. È più veloce e sofisticata della maggior parte delle rivali dell'epoca. Il successo è immediato: vengono prodotte 120 unità, assicurando la sopravvivenza dell'azienda e stabilendo Lamborghini come competitor credibile di Ferrari.

La Miura: rivoluzione e gloria

Se la 350 GT ha inaugurato la storia Lamborghini, è con la Miura che il marchio entra nella leggenda. Lo sviluppo inizia nel 1965 per mano degli ingegneri Giampaolo Dallara e Paolo Stanzani, che realizzano un sofisticato telaio denominato TP400 con il motore V12 montato in posizione trasversale dietro i sedili, una soluzione tecnica rivoluzionaria. Il carrozziere Nuccio Bertone rimane folgorato dal progetto e propone a Ferruccio di disegnare la carrozzeria. Il designer Marcello Gandini crea linee sensuali e futuristiche che definiranno per sempre l'estetica delle supercar.

Il nome Miura si rifà a un celebre allevatore di tori da corrida, in linea con la tradizione del marchio. La vettura viene presentata al Salone di Ginevra del 1966 e lascia il pubblico senza fiato: è la prima vera supercar stradale della storia, con motore centrale-posteriore trasversale, un concentrato di potenza, velocità e bellezza.

Il 12 cilindri a V di 60°, 4 litri, con 4 carburatori Weber, eroga tra 350 e 385 CV nelle varie versioni (P400, P400S, P400SV). La velocità massima raggiunge i 290 km/h, cifre da capogiro per l'epoca. Il successo è immediato e travolgente: a fronte di una produzione prevista di 20 esemplari all'anno, Lamborghini ne consegna 108 nel solo 1967, per un totale di 763 unità prodotte tra il 1966 e il 1973.

La Miura conquista le star di Hollywood e della musica, entra in 43 film (tra cui "The Italian Job" del 1969) e viene esposta al MOMA di New York già nel 1968 come opera d'arte. Ferruccio Lamborghini ha vinto la sua sfida.

Countach, Diablo e l'eredità stilistica

Dopo la Miura arriva la Countach, presentata come prototipo al Salone di Ginevra del 1971 e prodotta fino al 1990. Disegnata ancora da Marcello Gandini e progettata da Paolo Stanzani, la Countach porta al debutto le iconiche porte ad apertura verticale e linee spigolose che diventeranno sinonimo di supercar anni Ottanta. Nelle diverse versioni (LP400, LP400S, LP5000S, Quattrovalvole) monta motori V12 da 375 a 455 CV, con velocità massime fino a 315 km/h.

La Diablo, presentata nel 1990 e prodotta fino al 2001, rappresenta l'evoluzione estrema del concetto Lamborghini. All'epoca del lancio è la vettura di serie più veloce al mondo, con 325 km/h di punta. Il motore V12 da 5,7 litri eroga inizialmente 485 CV. Il nome deriva dalla leggenda di El Diablo, feroce toro che l'11 luglio 1869 a Madrid si scontrò con il torero José Lara Jiménez.

La crisi degli anni Settanta e l'addio di Ferruccio

Negli anni Settanta l'impero Lamborghini attraversa una crisi profonda. Le tensioni sociali, le agitazioni sindacali e soprattutto la crisi petrolifera del 1973 colpiscono duramente il mercato delle supercar, considerate il simbolo dell'eccesso da bandire.

La Lamborghini Trattori si trova con migliaia di mezzi invenduti e sommersa di debiti. Ferruccio cerca di risanare la situazione ma nel 1972 è costretto a cedere il 51% delle azioni della Automobili Lamborghini all'imprenditore svizzero Georges-Henri Rossetti. L'anno successivo vende il restante 49% a René Leimer e cede anche la Lamborghini Trattori alla SAME.

In questo periodo anche il matrimonio con Annita Borgatti giunge al termine con il divorzio. Ferruccio si ritira nella sua tenuta umbra La Fiorita, vicino al lago Trasimeno, insieme alla nuova compagna Maria Teresa Cane, da cui avrà la figlia Patrizia, nata nel 1975.

Il rifugio in Umbria: vini, golf e ritorno alle origini

Figlio di agricoltori, Ferruccio torna alle radici acquistando nel 1968 una tenuta di 100 ettari a Panicale, in provincia di Perugia, sulle rive del lago Trasimeno. Qui si dedica con la consueta passione visionaria alla produzione di vini di altissimo livello.

La prima vendemmia commercializzata è quella del 1975, anno di nascita della figlia Patrizia. Il vino più celebre è il "Sangue di Miura", rosso dei Colli del Trasimeno dedicato alla mitica supercar che aveva rivoluzionato il mondo automobilistico. I vitigni principali sono Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Grechetto.

Ferruccio costruisce nella tenuta anche un campo da golf a 9 buche, dopo averne visitati 40 nel mondo, convinto che "il golf è il futuro". Progetta persino caddy elettrici ad azionamento idraulico per il campo. La tenuta diventa il suo rifugio, dove vive sopra la cantina affacciato sui vigneti.

Gli ultimi anni e la morte

Negli anni Novanta Ferruccio torna a occuparsi di automobili con grande segretezza, lavorando alla produzione di veicoli elettrici per campi da golf e collaborando con la Bugatti di Campogalliano.

Nel 1992 riceve un'offerta da Lee Iacocca per tornare alla Lamborghini come direttore di produzione. La trattativa sembra concludersi positivamente ma Ferruccio pone una condizione irrinunciabile: gli deve essere consegnata la 350 GTV, il primo prototipo costruito dall'azienda nel 1963. La condizione non viene accettata e Ferruccio rompe le trattative, rifiutando di tornare senza il simbolo delle sue origini.

Il 20 febbraio 1993, a 76 anni, Ferruccio Lamborghini muore nella sua tenuta di Panicarola a causa di un infarto. Anche il suo funerale è un tributo alla passione per i motori: il feretro viene trasportato al cimitero di Renazzo su un antico carro agricolo trainato da uno dei suoi trattori, mentre alcune delle sue potenti automobili sono parcheggiate all'ingresso.

La famiglia e l'eredità

Tonino Lamborghini, l'unico figlio maschio nato nel 1947, prosegue l'attività imprenditoriale fondando la Tonino Lamborghini S.p.A., azienda attiva in diversi settori del lusso. Dal matrimonio con Luisa Peterlongo, Tonino ha cinque figli: Ferruccio Jr. (nato nel 1991, pilota motociclista e vicepresidente dell'azienda di famiglia), Ginevra, e le gemelle Lucrezia e Flaminia (nate nel 1999), oltre alla più nota Elettra Miura Lamborghini.

Elettra, il cui secondo nome deriva proprio dalla Miura, è diventata cantante, showgirl e personaggio televisivo, portando il cognome Lamborghini sotto i riflettori delle nuove generazioni. Patrizia Lamborghini, la figlia nata dalla relazione con Maria Teresa Cane, gestisce dagli anni Novanta la Tenuta Lamborghini in Umbria, continuando la filosofia paterna di produzione vinicola d'eccellenza.

Il carattere e la personalità

Ferruccio Lamborghini era un uomo dal carattere dirompente, determinato e visionario. Chi lo ha conosciuto lo descrive come una persona che "si era fatta da sé", che metteva le mani in prima persona e insegnava agli operai come lavorare quando sbagliano. Era ambizioso, concreto, con l'attitudine al rischio tipica dell'imprenditore capace di passare in pochi anni da operaio ad artigiano a industriale.

Amava il controllo diretto della produzione e ogni mattina entrava in officina: se trovava qualcosa in disordine, nel suo stretto dialetto bolognese, richiamava personalmente il responsabile. Secondo l'ingegner Stanzani, suo stretto collaboratore, aveva un carattere "prepotente e fuori dall'ordinario", ma sempre leale e caparbio come il toro del suo segno zodiacale.

Contrariamente a Ferrari, Ferruccio aveva una profonda avversione per le corse automobilistiche: le sue vetture erano concepite come granturismo stradali perfette, non come strumenti da competizione. Questa filosofia si rifletteva nella costruzione: comfort, affidabilità e prestazioni elevate senza compromessi.

Curiosità e aneddoti

  • Il toro come ossessione: Ferruccio amava la corrida spagnola e sceglieva i nomi delle sue auto ispirandosi a tori e razze di tori da combattimento: Miura, Diablo, Murciélago, Gallardo.

  • Il marketing senza pubblicità: Lamborghini concepiva la produzione di automobili anche come una geniale operazione di marketing per i trattori, evitando di spendere fortune in cartellonistica stradale con scritto "Trattori Lamborghini".

  • Enzo Ferrari non gli rivolse mai più la parola: Dopo il famoso litigio, Ferrari evitò Lamborghini in più occasioni e non gli rivolse mai più la parola, pur ammettendo privatamente, negli ultimi anni, di aver commesso un errore a sottovalutarlo.

  • La macchina per Tonino: Nel suo museo personale, Ferruccio conservava gelosamente la macchinina con motore e retromarcia che aveva costruito per il figlio Tonino e che poi era stata usata anche dalla figlia Patrizia, che la guidava sempre in retromarcia perché più veloce.

L'eredità di un visionario

A oltre trent'anni dalla morte, Ferruccio Lamborghini rimane una delle figure più iconiche dell'imprenditoria italiana e mondiale. Ha dimostrato che con competenza tecnica, coraggio imprenditoriale e visione si può sfidare chiunque, anche i giganti consolidati.

La Lamborghini Automobili, oggi di proprietà del gruppo Volkswagen dal 1998, continua a produrre supercar leggendarie nello storico stabilimento di Sant'Agata Bolognese, dove lavorano oltre 1.900 dipendenti. Il marchio del toro è sinonimo di eccellenza, potenza e lusso estremo, incarnando ancora oggi lo spirito ribelle e visionario del suo fondatore.

Dal primo trattore Carioca del 1947 alla Miura, dalla Countach alla Diablo, fino alle moderne Aventador, Huracán e Urus, ogni vettura porta con sé il DNA di un uomo che non ha mai accettato compromessi e ha sempre guardato avanti, trasformando l'impossibile in realtà.

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