CINEMA
Rudolph Hoss interpretato da Christian Friedel, una foto del vero comandante nazista
La zona d'interesse racconta l'orrore di Auschwitz come mai nessuno aveva pensato di fare: dalla villa con giardino e piscina confinante con il campo di sterminio dove abitano il comandante del campo Rudolf Höss e la sua famiglia. Dalla pellicola diretta da Jonathan Glazer emerge l'inquietante contrasto tra le atrocità dell’Olocausto con la vita domestica nella casa. Gli orrori sono solo evocati attraverso i suoni e i rumori, e arrivano allo spettatore attraverso un punto di vista completamente inedito. Il film, vincitore del Gran premio della Giuria a Cannes nel 2023 e di due premi Oscar nel 2024 (Miglior Film Internazionale; Miglior Sonoro), è ispirato a una storia vera, dello stesso Rudolf Hoss rappresentato nel film.
Glazer è rimasto affascinato dalla vicenda al punto che ha collaborato molto con il Museo di Auschwitz per analizzarne gli archivi e scoprire di più dei fatti raccontati nel libro del 2014 scritto da Martin Amis. Il regista è poi anche partito per svolgere diverse visite ad Auschwitz e dintorni, dove in particolare è rimasto colpito dalla vecchia abitazione degli Höss, che era separata dal campo di sterminio soltanto da un muro in giardino.
Rudolf Höss nacque il 25 novembre 1901 a Baden-Baden, in Germania, in una rigorosa famiglia cattolica. Primogenito di Franz Xaver Höss, ex ufficiale militare e commerciante di tè e caffè, e di Lina Speck, crebbe come unico maschio tra tre fratelli, in un ambiente segnato da disciplina militare e devozione religiosa. Il padre impose a Rudolf un'educazione improntata al senso del dovere, al peccato, alla colpa e alla penitenza, con l'aspirazione che diventasse sacerdote. Tanti i sacerdoti che frequentavano spesso casa Höss, e il ragazzo fu portato in pellegrinaggi a Lourdes e altri santuari europei, confessandosi regolarmente. Cresciuto in solitudine senza coetanei fino all'ingresso a scuola elementare, associava solo con adulti, sviluppando un fanatismo per il dovere morale. Nel 1916, dopo la morte del padre, Höss si arruolò volontario nella Croce Rossa a Mannheim, mentendo sull'età per entrare nel 21esimo reggimento dragoni del Baden a soli 14 anni. Combatté in Turchia, Iraq e Palestina durante la Prima guerra mondiale, diventando il più giovane sottufficiale tedesco decorato con la Croce di Ferro di I e II classe a 17 anni.
A novembre del 1922, si iscrisse al partito nazionalsocialista (NSDAP) con la tessera numero 3240 dopo aver rinunciato ufficialmente all'affiliazione alla Chiesa cattolica. Nel 1923 fu condannato a dieci anni di prigione, insieme a Martin Bormann, per l'omicidio del maestro elementare Walther Kadow, accusato dai nazisti di essere una spia dei bolscevichi e traditore. Insieme ad altri soldati tedeschi ubriachi, trascinò Kadow in un bosco e, dopo averlo percosso, i militari gli tagliarono la gola e lo finirono con due colpi di pistola. Höss fu scarcerato nel 1928 in seguito a un'amnistia generale.
Arriviamo ai fatti del film: Rudolf Höss supervisionò davvero la costruzione di Auschwitz dal 1940 e ne fu comandante fino al 1943, implementando l'uso sistematico del Zyklon B nelle camere a gas per semplificare e velocizzare le uccisioni per lo sterminio di massa. La sua famiglia visse in una villa adiacente al campo, nota come "zona d'interesse", coltivando un giardino idilliaco mentre ignoravano o normalizzavano gli orrori oltre il muro. Hedwig Höss, soprannominata "l'angelo di Auschwitz", apprese solo casualmente le atrocità dal marito e distribuì persino indumenti delle vittime alle domestiche.

Nel 1943, Höss fu trasferito per una relazione con una prigioniera austriaca, ma tornò nel 1944 per supervisionare lo sterminio degli ebrei ungheresi. Con l'avanzata alleata, distrusse i crematori per eliminare prove; fuggì assumendo il falso nome di Franz Lang. L'11 marzo 1946 la signora Höss ammise il nome fittizio e il luogo dove si nascondeva il marito. Egli fu catturato lo stesso giorno dalle forze britanniche; sfortunatamente per lui, la capsula di cianuro in suo possesso si era rotta pochi giorni prima. In seguito a un primo e rude interrogatorio egli firmò, il 14 o 15 marzo, una dichiarazione che descriveva a grandi linee le operazioni di sterminio portate a termine nel complesso di Auschwitz. Durante il processo di Norimberga con freddezza disarmante rispose alle domande che gli erano poste, discutendo con calma dell'organizzazione del campo di Auschwitz e delle strutture impiegate per portare a termine il compito assegnatogli da Himmler: un compito che egli, in qualità di soldato in tempo di guerra, sosteneva di non poter rifiutare. Fu impiccato ad Auschwitz nel 1947 davanti all'ingresso del crematorio di Auschwitz. In seguito il corpo venne cremato e le ceneri vennero sparse in un bosco vicino al campo di Auschwitz.
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