Moda
Rosso Valentino e Cloud Dancer
Valentino Clemente Ludovico Garavani, per tutti semplicemente Valentino, si è spento a 93 anni il 19 gennaio 2026 nella sua residenza romana, circondato dai suoi cari, come annunciato dalla sua Fondazione. Nato a Voghera l’11 maggio 1932, è stato molto più di uno stilista: è stato “l’ultimo imperatore” della moda italiana, l’uomo che ha cucito in rosso l’idea stessa di eleganza, femminilità e glamour internazionale.
Dopo la formazione a Parigi – tra la Chambre Syndicale de la Couture e gli atelier di Jean Dessès e Guy Laroche – Valentino fonda la sua maison a Roma nel 1959. La svolta arriva nel 1962 con il trionfo a Pitti Moda: Vogue Francia gli dedica due pagine e lo consacra tra i grandi couturier del mondo. Da lì in poi veste first lady e star (da Jackie Kennedy alle dive di Hollywood), apre boutique in tutto il mondo e riceve riconoscimenti come il Neiman Marcus Award, considerato l’“Oscar della moda”.
Nel 2008 sfila a Parigi la sua ultima haute couture e lascia ufficialmente la direzione creativa della maison, dopo 45 anni di carriera, passando il testimone prima ad Alessandra Facchinetti e poi alla coppia Maria Grazia Chiuri–Pierpaolo Piccioli. L’azienda nel frattempo passa di mano più volte, fino all’acquisizione da parte del fondo del Qatar Mayhoola. Ma, al di là di assetti finanziari e passaggi generazionali, un elemento resta intatto: il suo colore, il Rosso Valentino.
La mitologia del Rosso Valentino inizia con un’istantanea quasi cinematografica: una sera, alla fine degli anni Cinquanta, un giovane Valentino assiste a un’opera al Teatro di Barcellona. In uno dei palchi vede una donna anziana, capelli grigi, avvolta in un abito di velluto rosso dalla testa ai piedi. Tra tutti i colori, lei sola spicca, isolata nella sua bellezza. Valentino racconterà: quella sconosciuta è diventata per lui “la dea rossa”. Questa visione si fissa nella sua memoria e si trasforma in un’ossessione creativa: trovare un rosso capace di avere lo stesso effetto, magnetico e assoluto, sulle sue donne.
Il 28 febbraio 1959, a Roma, quell’ossessione prende forma concreta: è l’abito Fiesta, in tulle lavorato a rose sulla gonna, presentato nella collezione Primavera/Estate 1959. È il primo vero abito in quello che diventerà Rosso Valentino, il “Big Bang” cromatico della maison:
non è un rosso mattone, né un ciliegia romantico,
non è il rosso cupo del bordeaux, né il rosso acceso del semaforo.
È una tonalità precisa, calibrata tra carminio, vermiglio e un tocco di corallo, pensata per far risaltare la pelle e illuminare il viso. Nel tempo sarà codificata come Pantone 2035 UP, entrando ufficialmente nel linguaggio del colore contemporaneo. Da lì in avanti, nessuna collezione di Valentino – né couture né prêt-à-porter – rinuncia a “quel” rosso: diventa un omaggio ricorrente, un filo rosso letterale e simbolico che attraversa decenni di moda.
Il genio di Valentino sta nell’aver capito che, in un’epoca di loghi e monogrammi, un colore può essere più potente di qualsiasi firma. Il Rosso Valentino diventa:
segno di riconoscibilità immediata della maison;
codice estetico della “donna Valentino”: elegante, sicura di sé, sensuale ma mai volgare;
linguaggio emotivo: passione, potere, celebrazione, ma anche protezione e “portafortuna” per chi lo indossa;
Dalle prime collezioni alle apparizioni sui red carpet, il Rosso Valentino veste momenti cruciali: abiti da sera, Oscar, première, matrimoni celebri. Il rosso smette di essere un colore “pericoloso” o eccessivo e diventa sinonimo di lusso disciplinato, di femminilità che sceglie di farsi notare, non subire lo sguardo.
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La storia del Rosso Valentino è costellata di aneddoti, dettagli e piccole ossessioni che lo hanno reso un mito.
Come per una fragranza, Valentino lavora al suo rosso per sottili “accordi”:
vuole una tonalità che funzioni su carnagioni diversissime, dalle pelli chiarissime alle più scure;
che regga la luce di passerella, flash fotografici, luci calde dei teatri e fredde dei set cinematografici;
che, nei tessuti, non “scada” in un effetto cheap, ma resti sempre nobile, anche in versioni più accessibili.
Il risultato è un rosso tridimensionale: diverso su raso, velluto, chiffon, tulle, ma sempre riconoscibile.
Valentino è fra i primi couturier italiani a capire il potenziale industriale del proprio nome e del proprio codice estetico, stipulando contratti di licenza per portare il marchio su accessori, profumi e prodotti lifestyle. Il Rosso Valentino, in questo contesto, diventa un vero asset di brand:
entra nei packaging, nei flaconi, negli allestimenti;
diventa protagonista delle campagne pubblicitarie;
viene ripreso perfino nella divisione beauty, come “colore manifesto” di rossetti e make-up;
Paradossalmente, uno dei momenti più celebri della carriera di Valentino è la “Collezione Bianca” del 1967, in cui presenta una serie di abiti immacolati che lo consacrano maestro della sobrietà. Ma, anche in quella fase, il rosso resta “il sangue che scorre nelle vene del suo atelier”: meno vistoso in passerella, ma centrale nell’immaginario, negli schizzi, nei progetti di lungo periodo.
Il bianco gli dà la consacrazione istituzionale, ma è il rosso a costruire la leggenda.
Negli ultimi anni, il Rosso Valentino è stato celebrato anche fuori dalle passerelle:
mostre e retrospettive ne hanno ripercorso l’evoluzione;
è stato citato come “toga triumphalis” contemporanea di un Cesare della moda;
è entrato nel linguaggio comune: dire “un vestito rosso Valentino” è ormai, di fatto, una categoria a sé, al di là dell’etichetta concreta.;
È raro che un singolo colore diventi così riconoscibile da essere, da solo, un marchio. Il Rosso Valentino ci è riuscito.
Pantone, il “termometro” ufficiale del colore globale, per il 2026 ha scelto un bianco etereo, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer, un bianco morbido, luminoso, con una punta cremosa, pensato come simbolo di calma, reset e nuovi inizi.
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Secondo Pantone e gli osservatori del colore:
Cloud Dancer è un neutro emozionale, non un bianco tecnico: richiama la luce filtrata dalle nuvole, il foglio bianco prima del progetto, la pausa prima del cambiamento;
funziona come tela per pastelli polverosi, tonalità naturali, contrasti forti e accenti metallici;
intercetta il bisogno di semplicità e di spazi visivi più leggeri, dopo anni di overload cromatico.
È una scelta quasi provocatoria: proprio mentre sulle passerelle si affacciano di nuovo colori saturi, intensi, perfino teatrali, Pantone indica un bianco, un “non colore”, come guida del 2026.
Nonostante – e in parte proprio grazie – alla scelta di Pantone, le sfilate hanno risposto con una palette molto più vibrante. Il 2026, a vedere le Fashion Week e i report di settore, sarà un anno di colori forti, brillanti, spesso usati in color block.
Di seguito una sintesi dei protagonisti:
| Colore 2026 | Mood / Messaggio | Dove lo vedremo (trend) |
|---|---|---|
| Rosso vivo / “lava” | Passione, coraggio, colore-manifesto | Abiti da sera, tailleur, look monocolore bold |
| Bianco “cool dancer” | Reset, calma, pagina bianca | Total look minimal, layering, basi per color block |
| Arancio tangerine | Energia, solarità mediterranea | Abiti fluidi, stampe floreali, dettagli statement |
| Viola ametista | Mistero, lusso creativo | Abiti da sera, completi sartoriali, tessuti preziosi |
| Verde petrolio / ottanio | Profondità, eleganza contemporanea | Cappotti, abiti lunghi, accessori sofisticati |
| Verde menta | Freschezza, nuova leggerezza | Capi da giorno e da sera, soprattutto in primavera |
| Marrone cioccolato | Il “nuovo nero”: calore + rigore | Tailleur, pelle, maglieria strutturata |
| Giallo limone | Vitaminico, ottimista | Cappotti, satin luminosi, accenti grafici |
| Rosa baby / rosa confetto | Romanticismo, nostalgia pop | Abiti fluttuanti, dettagli tridimensionali, red carpet |
Dalle analisi delle collezioni Primavera/Estate 2026 emerge chiaramente che:
il rosso vivo/lava è tra i 7 colori guida individuati per l’anno: non il ciliegia più romantico delle ultime stagioni, né il bordeaux cupo, ma un rosso acceso, quasi magmatico, che sostituisce il tubino nero come abito indispensabile;
molti report lo definiscono “colore-manifesto del 2026”, simbolo di forza e carisma, proposto in look monocolore e in abbinamenti color block (ad esempio con rosa, blu intenso o bianco cool dancer);
alcune case – da Chanel a Prada, da Valentino ad altre maison di lusso – usano il rosso per ridefinire silhouette iconiche in chiave contemporanea, dagli abiti flapper rivisitati alle linee più scultoree.
In parallelo, altri articoli sulle tendenze 2026 sottolineano come il rosso resti il grande protagonista anche nelle palette “vitaminiche”, accanto a arancio, giallo e verde: è il colore che attira lo sguardo, che racconta self-confidence e voglia di festa.
In un certo senso, il 2026 segna l’incontro simbolico tra il lascito di Valentino e il nuovo corso della moda: mentre il mondo piange l’imperatore del rosso, le passerelle riprendono proprio quel colore come bandiera di una femminilità consapevole e potente. Non necessariamente sempre nel “Rosso Valentino” codificato, ma sicuramente nel suo spirito.
L’ultimo intreccio interessante è proprio questo: da una parte il bianco Cloud Dancer come colore “ufficiale” di Pantone, dall’altra la realtà delle sfilate, tutta giocata su rossi, aranci, viola, verdi profondi e gialli acidi.
Questa tensione racconta una doppia esigenza:
bisogno di respiro e pulizia visiva → cool dancer: il bianco che azzera, alleggerisce, crea spazio mentale e progettuale;
bisogno di energia, teatralità, presenza scenica → rosso e compagnia: colori saturi, decisi, spesso usati in blocchi netti, che affermano identità e desiderio di uscire allo scoperto.
In questo scenario, il Rosso Valentino continua a parlare con una forza particolare:
resta la quintessenza dell’abito da “apparizione” importante;
è un riferimento implicito ogni volta che un designer sceglie un rosso da passerella per vestire il potere, la celebrazione o semplicemente la voglia di essere ricordate;
Nel 2026, quindi, vedremo:
il Cloud Dancer come base, come sfondo, come tela bianca di molti look sofisticati;
il rosso – spesso vivo, lava, rubino – tornare protagonista in passerella, nei red carpet, nelle campagne moda;
un dialogo continuo tra bianco e rosso, un po’ come era già accaduto nella vita creativa di Valentino, sospesa tra Collezione Bianca e Rosso Valentino;
Se si pensa a questo intreccio cromatico il giorno dopo la sua scomparsa, la sensazione è che la moda, forse anche inconsciamente, abbia già scelto il suo modo di salutare l’“imperatore”: riportando il rosso al centro della scena, proprio nell’anno in cui il mondo del colore ufficiale elegge un bianco a simbolo di ripartenza. Un bianco che fa da palcoscenico, e un rosso – inevitabilmente – che torna a danzare al centro del palco, come quel primo abito Fiesta del 1959.
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