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CURIOSITA'

Da Buen Camino di Zalone al Cammino di Assisi in Umbria: scopri il pellegrinaggio gemellato con Santiago di Compostela

L'effetto Zalone e il boom delle ricerche sul Cammino di Santiago: un'opportunità per riscoprire la via francescana umbra

Annalisa Ercolani

16 Gennaio 2026, 12:56

Da Buen Camino di Zalone al Cammino di Assisi in Umbria: scopri il pellegrinaggio gemellato con Santiago di Compostela

Buen Camino

Mentre l’Italia intera si riversa nelle sale per seguire Checco Zalone in Buen Camino — film che ha superato Quo vado?diventando la pellicola italiana di maggior incasso nella storia del cinema — le ricerche su Google per il Cammino di Santiago schizzano del 600% rispetto alla media. Eppure, viene spontaneo chiedersi: quanti italiani sanno che esiste un percorso di pellegrinaggio altrettanto identitario, profondamente legato a San Francesco e molto più vicino a casa? Si chiama Cammino di Assisi e unisce, in 300 chilometri e 13 tappe, Dovadola (in Romagna) alla Basilica di San Francesco, attraversando Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.

Confronto tra Cammino di Assisi e Cammino di Santiago (percorso Francese) 

Il confronto con Santiago è inevitabile. E non solo per questioni di marketing turistico. Le due città – Assisi e Santiago de Compostela – sono gemellate dal 2007 proprio in virtù della loro comune vocazione al pellegrinaggio e alla spiritualità francescana. Una tradizione, quella del legame tra Francesco e Santiago, che affonda le radici nel XIII secolo: secondo i Fioretti e altre fonti francescane, San Francesco stesso si recò in pellegrinaggio alla tomba dell'Apostolo Giacomo tra il 1213 e il 1215, accompagnato da frate Bernardo. A Santiago, Francesco fondò il primo convento dell'Ordine in Spagna, ancora oggi visitabile, lasciando tracce indelebili della sua presenza in diverse località lungo il Cammino Francese, da Burgos a León, da Villafranca del Bierzo alla stessa Santiago.

Due cammini, due anime: confronto tra Santiago e Assisi

Il Cammino di Santiago – in particolare il percorso Francese, il più frequentato – parte da Saint-Jean-Pied-de-Port, ai piedi dei Pirenei francesi, e si snoda per circa 780 chilometri fino alla Cattedrale di Santiago de Compostela in Galizia. Si percorre mediamente in 30-35 giorni, con tappe di 20-25 chilometri al giorno, attraversando paesaggi di straordinaria varietà: dai maestosi rilievi pirenaici alle vaste e silenziose mesetas castigliane, dalle foreste galiziane ai borghi medievali come Pamplona, Burgos e León. Nel 2025, oltre 530.000 pellegrini hanno ritirato la Compostela – il certificato che attesta il compimento del pellegrinaggio – registrando un incremento del 6% rispetto al 2024 e confermando Santiago come uno dei percorsi di pellegrinaggio più frequentati al mondo.

Il Cammino di Assisi, per contro, è un itinerario più raccolto e intimo. Lungo circa 300 chilometri, unisce in 13 tappe l'eremo di Sant'Antonio a Montepaolo, presso Dovadola (Forlì-Cesena), ad Assisi. Non è una via di pellegrinaggio classica, ma nasce dalla concatenazione di antichi sentieri devozionali preesistenti, legati agli eremi francescani: Montepaolo, Camaldoli, La Verna, Montecasale. Il percorso attraversa, nelle prime tappe, le foreste tosco-romagnole del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – una natura ancora immacolata –, con ripetute salite e discese su sentieri CAI ben segnalati che ne fanno la parte più impegnativa dal punto di vista fisico. La seconda metà del cammino, invece, si distende tra colline umbre e tratti pianeggianti, toccando borghi storici come Sansepolcro, Città di Castello e Gubbio, fino all'arrivo finale alla Basilica di San Francesco.

Nel 2024, la Statio Peregrinorum della Basilica di San Francesco ha registrato 4.483 pellegrini giunti a piedi o in bicicletta ad Assisi – un nuovo record rispetto ai 4.227 del 2023 – con una crescita significativa nelle fasce più giovani (8,9% tra i 18-30 anni, rispetto al 6,3% del 2023) e negli arrivi di gruppo (38,5% contro il 34,2% dell'anno precedente). Numeri ancora lontani dai flussi di Santiago, certo, ma in costante e robusta crescita, segno che il turismo lento e spirituale sta conquistando anche l'Italia.

Le 13 tappe del Cammino di Assisi: da Dovadola alla Basilica di San Francesco 

Le 13 tappe del Cammino di Assisi: istruzioni per l'uso

Per chi volesse intraprendere il Cammino di Assisi, ecco la suddivisione classica in 13 tappe, da percorrere mediamente in 12-13 giorni con una media giornaliera di 20-23 chilometri:

Prime tappe appenniniche (le più impegnative):

  1. Dovadola – Marzanella (Monte Busca): 21 km, dislivello positivo importante. Si parte dall'eremo di Sant'Antonio a Montepaolo con una salita impegnativa attraverso boschi e sentieri, immergendosi subito nel cuore del Parco delle Foreste Casentinesi.

  2. Marzanella – Premilcuore: 21 km, passando per Portico di Romagna. Continua l'attraversamento delle valli romagnole, con saliscendi continui.

  3. Premilcuore – Corniolo: 18 km, difficoltà media. Ancora immersi nel verde, con passaggio presso antichi borghi.

  4. Corniolo – Camaldoli: 22-23 km, impegnativa. Si raggiunge il celebre eremo di Camaldoli, luogo di silenzio e raccoglimento dove i monaci benedettini accolgono i pellegrini.

  5. Camaldoli – Biforco: 19 km, passando per Badia Prataglia. Si scende verso la Toscana.

  6. Biforco – La Verna: 8-9 km, tappa breve ma emotivamente intensa. Arrivo al Santuario della Verna, dove Francesco ricevette le stimmate nel settembre 1224. È il cuore spirituale del cammino.

Tappe toscane e umbre (meno dislivello, più chilometri):

  1. La Verna – Caprese Michelangelo: 17-23 km, si scende verso la valle del Tevere, passando per il borgo natale di Michelangelo.

  2. Caprese Michelangelo – Sansepolcro: 25-26 km. Si entra in Toscana vera, tra campi coltivati e casali.

  3. Sansepolcro – Città di Castello: 29 km. Ingresso in Umbria, la "terra di San Francesco".

  4. Città di Castello – Pietralunga: 30 km, tappa lunga. Si attraversano colline umbre lungo mulattiere e strade secondarie.

  5. Pietralunga – Gubbio: 27 km. Arrivo nella città medievale di Gubbio, dove Francesco ammansò il lupo.

  6. Gubbio – Valfabbrica: 29-32 km, l'ultima tappa lunga prima dell'arrivo.

  7. Valfabbrica – Assisi: 14-16 km, tappa finale emozionante. L'arrivo alla Basilica di San Francesco chiude il pellegrinaggio.

Come arrivare, dove dormire, cosa portare

Partenza: Si arriva a Dovadola in treno (stazione FS di Forlì, poi bus ATR) o in auto (20 km dal casello autostradale A14 di Forlì). Il cammino parte dal Rifugio Benedetta Bianchi Porro, nel centro di Dovadola.

Dove dormire: Lungo tutto il percorso esistono rifugi del cammino, ostelli parrocchiali e strutture convenzionate che accolgono i pellegrini a prezzi contenuti (mediamente 10-15 euro a notte). Ogni tappa ha un rifugio di riferimento: Monte Busca, Premilcuore, Corniolo, Camaldoli-Serravalle, Biforco, Chiusi della Verna, Caprese Michelangelo, Sansepolcro, Città di Castello, Pietralunga, Gubbio (Eremo del Vigneto), Valfabbrica e, infine, Assisi, dove esistono numerose strutture di accoglienza religiosa come l'Ostello della Pace, Casa Madonna della Pace e l'Ostello-Rifugio Le Fonti. È consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto nei mesi di alta stagione (maggio-giugno e settembre-ottobre).

La credenziale del pellegrino: Come per Santiago, anche per il Cammino di Assisi esiste una credenziale del pellegrino – chiamata "Testimonium Peregrinationis Peractae ad Sanctorum Francisci et Clarae Civitatem" – che va timbrata a ogni tappa e che, una volta presentata alla Statio Peregrinorum presso la Basilica di San Francesco ad Assisi, attesta l'avvenuto pellegrinaggio. La credenziale può essere richiesta online o ritirata presso associazioni e parrocchie lungo il percorso.

Cosa mettere nello zaino: La regola aurea dell'escursionismo dice che lo zaino non deve superare il 10% del peso corporeo. Per una persona di 70 kg, significa uno zaino di massimo 7 kg. Uno zaino da 35-40 litri è più che sufficiente. Cosa portare:

  • Abbigliamento tecnico: 2-3 magliette tecniche a maniche corte, 1 capo a maniche lunghe, 1 pile o felpa, giacca impermeabile/K-way, 2 pantaloni (uno lungo, uno convertibile), 3-4 mutande, 3 paia di calze da trekking antivescica.

  • Calzature: Scarpe da trekking (non scarponcini alti, che su lunghe distanze affaticano troppo) già rodate prima della partenza, e un paio di infradito o sandali leggeri per la sera.

  • Accessori: Borraccia (1-1,5 litri), cappello con visiera, occhiali da sole, bastoncini da trekking (utili per le salite e discese appenniniche), sacco lenzuolo in cotone (per dormire negli ostelli), asciugamano in microfibra, power bank, torcia frontale, kit primo soccorso con cerotti per vesciche, crema solare, tappi per le orecchie (fondamentali nei dormitori comuni).

  • Documenti: Credenziale del pellegrino, carta d'identità, tessera sanitaria.

Quando partire: I periodi migliori sono primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre-ottobre), quando il clima è mite e i colori delle foreste casentinesi sono al massimo dello splendore. Evitare luglio-agosto per il caldo eccessivo nelle tappe umbre e l'inverno per neve e ghiaccio sulle tappe appenniniche.

La dimensione psicologica del cammino: cosa si prova quando si parte, si cammina, si arriva

Che sia Santiago o Assisi, intraprendere un cammino di pellegrinaggio è un'esperienza che va ben oltre la dimensione fisica. Numerosi studi psicologici hanno dimostrato che il Cammino di Santiago produce benefici significativi e duraturi sulla salute mentale e il benessere psicologico: riduzione del disagio emotivo e dello stress, aumento della soddisfazione nella vita, maggiore apprezzamento per l'essenziale, crescita del senso di scopo e significato, incremento della compassione verso gli altri e accettazione di sé. Questi effetti sono misurabili non solo al termine del pellegrinaggio, ma persistono ancora tre mesi dopo il ritorno a casa, dimostrando un impatto trasformativo ben superiore a quello di una "vacanza standard".

Prima della partenza: aspettative e paure

Molti pellegrini decidono di intraprendere il cammino in momenti di transizione personale: dopo un lutto, un divorzio, la perdita del lavoro, una malattia, una crisi esistenziale. Il cammino diventa così un rito di passaggio moderno, secolarizzato e volontario, che risponde a un bisogno profondo di significato in una società spesso priva di riferimenti stabili. Le motivazioni non sono necessariamente religiose – molti pellegrini sono atei o agnostici –, ma piuttosto legate a una volontà di connessione con qualcosa di più grande di sé stessi, a un'esplorazione esistenziale, a un desiderio di "ripartire" o di "liberarsi" di pesi emotivi. Non servono requisiti psicologici particolari, ma è importante partire con aspettative realistiche: il cammino non risolve magicamente i problemi, ma offre uno spazio e un tempo per guardarli da una prospettiva diversa.

Durante il cammino: fatica, solitudine, comunità

I primi giorni sono spesso i più duri. Il corpo deve abituarsi allo sforzo fisico prolungato, i piedi si riempiono di vesciche, la schiena duole sotto il peso dello zaino. Ma è proprio in questa fatica che inizia il processo di trasformazione. L'atto stesso di camminare, immersi nella natura, facilita un senso di meditazione e introspezione: il ritmo cadenzato dei passi, il respiro che si sincronizza con il movimento, i pensieri che fluiscono liberamente. Ogni passo diventa un'opportunità per osservare i dettagli, per ascoltare il silenzio interiore, per riflettere sulla direzione della propria vita.

Un elemento chiave del cammino è il senso di convivialità e connessione con gli altri pellegrini. Lungo il percorso si incontrano persone provenienti da tutto il mondo, ognuna con la propria storia, le proprie ferite, le proprie speranze. Si crea una sorta di "etichetta del pellegrino" fatta di apertura, gentilezza, rispetto reciproco. Anche quando si pensa di avere poco in comune, si finisce sempre per condividere qualcosa: la fatica della giornata, la bellezza dei paesaggi, i programmi per la cena. Questi incontri spontanei arricchiscono profondamente l'esperienza, insegnando empatia, tolleranza e gratitudine.

Paradossalmente, il cammino insegna anche a stare soli. I momenti di solitudine, circondati dalla natura, permettono di connettersi con se stessi in modo inedito. Camminare in silenzio, presenti nel momento, sviluppa una maggiore consapevolezza dei propri pensieri ed emozioni. Si impara a vivere con l'essenziale – uno zaino leggero, pochi abiti, nessun possesso superfluo – riscoprendo che bastano pochissime cose per essere felici.

L'arrivo: euforia, commozione, senso di vuoto

Arrivare alla meta – che sia la Cattedrale di Santiago o la Basilica di San Francesco – è un momento carico di emozioni contrastanti. Molti pellegrini provano una miscela di sollievo, euforia, profondo senso di rinnovamento spirituale. È frequente scoppiare in lacrime davanti alla cattedrale, abbracciare i compagni di viaggio, intonare canti spontanei. Durante la messa del pellegrino a Santiago, si rinnova i voti di fede e si chiede protezione per il futuro, segnando la chiusura di una tappa e l'inizio di un nuovo percorso nella vita. Alcuni pellegrini depositano fiori, accendono candele, compiono piccoli atti di devozione per lasciare un'impronta personale.

Ma non tutti reagiscono allo stesso modo. Le reazioni spaziano dall'assenza di emozioni ai pianti sfrenati, fino al crollo totale per la stanchezza accumulata. Questo dipende anche dalle aspettative riposte nel cammino: chi parte con speranze troppo alte rischia delusioni. Il vero significato del cammino, infatti, non sta tanto nell'arrivare a destinazione, quanto nel percorso stesso: "La meta è il cammino", recita un antico proverbio dei pellegrini.

Il ritorno a casa: la sindrome post-cammino

Il momento più difficile spesso non è l'arrivo, ma il ritorno alla vita quotidiana. Esiste un fenomeno reale e sempre più riconosciuto chiamato sindrome post-cammino (o "post-Camino blues"), caratterizzato da tristezza, nostalgia, disorientamento, apatia, perdita di motivazione. Dopo aver vissuto con uno scopo chiaro – arrivare a Santiago o ad Assisi – molte persone si sentono disorientate quando tornano a una routine priva di questo stesso significato vitale. Il corpo è a casa, ma la mente e il cuore sono ancora sui sentieri. Manca il senso di avventura, la comunità di pellegrini, la vita semplice e parca, l'irrilevanza attribuita ai beni materiali.

È normale sentirsi fuori luogo o fraintesi: "Tutto è rimasto uguale, ma io non sono più la stessa persona." Questa disconnessione genera frustrazione. Il desiderio costante di tornare a camminare diventa una forma di meditazione attiva che, perduta, lascia un vuoto fisico ed emotivo. Per affrontare la sindrome post-cammino, gli esperti consigliano di: mantenere viva l'esperienza attraverso piccoli rituali quotidiani (camminare ogni giorno, anche solo mezz'ora), coltivare le amicizie nate sul cammino tramite i social, continuare a praticare la "leggerezza" e l'essenzialità apprese durante il pellegrinaggio. Il vero compito, infatti, è imparare a vivere con la stessa umiltà, gratitudine e attenzione con cui si camminava lungo i sentieri: l'arrivo non è la fine del viaggio, ma l'inizio di un nuovo capitolo.

Lo sfondo storico e spirituale: Francesco, la povertà, le stimmate

Parlare del Cammino di Assisi significa inevitabilmente immergersi nella figura di San Francesco d'Assisi (1181/1182 – 1226), il "Poverello" che ha segnato indelebilmente la spiritualità occidentale. Nato da una famiglia di mercanti benestanti, Francesco visse una giovinezza spensierata fino a quando, prigioniero di guerra e colpito da una profonda crisi spirituale, iniziò a rivedere completamente la propria vita. Tornato ad Assisi, compì una scelta radicale: rinunciò a tutte le ricchezze, spogliandosi letteralmente dei suoi beni davanti al vescovo e al padre, per abbracciare una vita ispirata alla povertà, all'umiltà e all'amore verso Dio e verso tutti gli uomini.

Francesco iniziò a predicare il Vangelo insieme a pochi compagni, fondando nel 1209 l'Ordine dei Frati Minori, la cui Regola – approvata da papa Innocenzo III – si basava sull'applicazione integrale del Vangelo e sulla totale povertà. La sua spiritualità era profondamente incarnata: vedeva in ogni elemento della creazione un riflesso della grandezza divina, componendo il celebre "Cantico delle Creature" (o "Cantico di Frate Sole"), considerato uno dei testi iniziali della letteratura italiana. Predicava la fraternità universale, vivendo da pellegrino e forestiero, portando il proprio sostegno materiale e spirituale al prossimo andandogli incontro là dove si trovava.

Il luogo sacro per eccellenza del cammino francescano è il Santuario della Verna, in Toscana, dove Francesco ricevette le stimmate nel settembre 1224. Il monte era stato donato a Francesco nel 1213 dal conte Orlando di Chiusi in Casentino, colpito dalla sua predicazione. Francesco vi si recava regolarmente per ritiri spirituali, trovando in quelle rocce scoscese e dense foreste un ambiente perfetto per immergersi nella preghiera e nella contemplazione. Nel settembre 1224, profondamente provato nel corpo e nello spirito, Francesco salì nuovamente alla Verna per un ritiro di quaranta giorni in preparazione alla festa di San Michele Arcangelo. Il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, mentre era in preghiera, ebbe una visione di un serafino crocifisso. Al termine di questa esperienza mistica, sul suo corpo apparvero i segni della Passione di Cristo: le stimmate – ferite alle mani, ai piedi e al costato.

Questo fenomeno, mai registrato prima nella storia della Chiesa, rappresentò il culmine del percorso spirituale di Francesco, la manifestazione fisica della sua totale conformità a Cristo. Non erano solo un segno esteriore, ma il sigillo di un'unione spirituale così profonda da trascendere i confini tra divino e umano. Subito dopo aver ricevuto le stimmate, Francesco compose le "Lodi di Dio Altissimo" e la celebre benedizione per frate Leone, preghiere che ancora oggi commuovono per la loro forza e intensità. Francesco morì due anni dopo, il 3 ottobre 1226, ad Assisi, lasciando un'eredità spirituale che avrebbe rinnovato profondamente la cristianità occidentale.

Francesco pellegrino a Santiago: storia e leggenda

Il legame tra Francesco e Santiago non è solo simbolico, ma affonda in una tradizione storica – seppur non documentata con certezza assoluta – che vuole il santo di Assisi pellegrino alla tomba dell'Apostolo Giacomo tra il 1213 e il 1215. Secondo i Fioretti (testo francescano del XIV secolo), "santo Francesco per sua divozione andò a santo Jacopo di Galizia, e menò seco alquanti frati, fra li quali fu l'uno frate Bernardo". Anche la Vita Prima di Tommaso da Celano (1228) riferisce che Francesco si recò in Spagna, e altre fonti trecentesche narrano che ebbe una visione proprio a Santiago.

Sebbene manchi il "documento decisivo" che confermi con certezza storica il pellegrinaggio, sono numerose le tracce materiali della presenza francescana lungo il Cammino Francese: a Burgos, nella Cattedrale, Francesco è raffigurato sulla Porta di Coronería mentre presenta la regola dell'Ordine al re Fernando III; a León, sulla porta di Ponente della Cattedrale, compare nuovamente in una scena di Giudizio Universale; a Villafranca del Bierzo si crede che Francesco abbia soggiornato nell'antico ospedale di Señor Santiago (oggi convento delle Clarisse); a Santiago de Compostela, la tradizione più forte è quella legata a Carbonero Cotolay, un povero carbonaio che viveva sul Monte Pedroso e che accolse Francesco aiutandolo a costruire il primo convento francescano della città nel 1214. Il convento di San Francisco di Santiago – ancora oggi visitabile – custodisce il mausoleo di Cotolay all'ingresso principale, testimonianza materiale di questa fondazione.

L'Ordine Francescano ha celebrato nel 2013-2014 l'VIII centenario del pellegrinaggio di San Francesco a Santiago, evento che ha rilanciato il legame storico e spirituale tra Assisi e Compostela. Un legame suggellato ufficialmente dal gemellaggio tra le due città nel 2007, che riconosce le comuni affinità culturali e spirituali e la vocazione condivisa al pellegrinaggio.

Santiago oggi: i numeri di un fenomeno globale

Il Cammino di Santiago è entrato in una nuova fase storica. Non si tratta più solo di un fenomeno religioso o turistico, ma di un grande movimento globale che attrae ogni anno centinaia di migliaia di persone. Nel 2025, sono stati registrati ufficialmente 530.987 pellegrini che hanno ritirato la Compostela, con una crescita del 6% rispetto al 2024 (499.242 pellegrini) e un incremento costante rispetto al 2023 (446.035), 2022 (438.307) e al periodo pre-pandemico (347.566 nel 2019).

Di questi, oltre 297.000 sono stranieri, rappresentando il 57% del totale: il Cammino è sempre meno "spagnolo" e sempre più globale, con italiani, tedeschi, americani e giapponesi ai primi posti tra i pellegrini internazionali. I mesi più affollati nel 2025 sono stati settembre (76.987 pellegrini), maggio (74.556), agosto (73.123) e giugno (69.530): il picco si è spostato verso primavera e inizio autunno, segno che il Cammino si sta destagionalizzando e che i pellegrini pianificano in modo più consapevole.

Il Cammino Francese – partendo da Saint-Jean-Pied-de-Port o, nella sua versione più breve, da Sarria in Galizia (ultimi 100 km) – rimane il più frequentato, con 242.175 pellegrini (45,7% del totale). Seguono il Cammino Portoghese (19%) e il Cammino Portoghese della Costa (17%), in forte crescita (+19,74%), che insieme superano i 190.000 pellegrini e rappresentano ormai un secondo grande polo del Cammino. In crescita anche il Cammino Primitivo (+13,89%) e il Cammino Inglese (+7,63%), che per la prima volta ha superato i 30.000 pellegrini.

Va considerato che il dato ufficiale della Compostela non include tutti i partecipanti: molti pellegrini completano il Cammino senza richiedere il certificato finale. Secondo stime della Xunta de Galicia, il numero totale di persone che percorrono almeno una parte del cammino potrebbe essere fino al 40% in più rispetto ai dati ufficiali, avvicinandosi a 800.000 persone nel 2025.

L'effetto Buen Camino: quando il cinema incontra il pellegrinaggio

Il successo travolgente di "Buen Camino", il film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone uscito il 25 dicembre 2025, ha dato una spinta ulteriore a questo fenomeno. In meno di due settimane, il film ha superato i 53 milioni di euro di incassi, avvicinandosi pericolosamente ai record storici di Quo Vado? (65,3 milioni) e Avatar (68,6 milioni). Solo nel primo weekend dell'anno (3-4 gennaio 2026), ha incassato circa 17 milioni di euro, con 6,5 milioni di spettatori totali e una media per sala tra le più alte del periodo festivo (oltre 21.000 euro in 810 sale).

L'impatto sul turismo è stato immediato e misurabile. Nei giorni successivi all'uscita del film, le ricerche su Google per "Cammino di Santiago" sono cresciute fino al +600%, con un boom di richieste di informazioni, prenotazioni e domande sugli itinerari. Agenzie di viaggio specializzate e confraternite dei pellegrini hanno registrato un'impennata di contatti, confermando quello che ormai viene definito "effetto Zalone": la capacità del comico pugliese di influenzare non solo il box office, ma anche i comportamenti e le scelte di viaggio degli italiani.

L'opportunità umbra: intercettare l'effetto Zalone con il Cammino di Assisi

Ed è qui che l'Umbria può e deve giocare le sue carte. Mentre l'Italia scopre (o riscopre) il fascino del pellegrinaggio grazie a Checco Zalone, la regione del cuore verde d'Italia ha un'occasione unica per proporre il Cammino di Assisi come alternativa "di casa", più breve, raggiungibile in treno, immersa nel paesaggio umbro e profondamente legata alla figura di San Francesco.

Il Cammino di Assisi offre vantaggi concreti rispetto a Santiago per chi vuole vivere un'esperienza simile ma non ha 30-35 giorni a disposizione o preferisce restare in Italia:

  • Durata ridotta: 12-13 giorni contro i 30-35 di Santiago, ideale per chi ha due settimane di ferie.

  • Vicinanza e accessibilità: si parte da Dovadola (Romagna) e si arriva ad Assisi (Umbria), senza necessità di voli o spostamenti internazionali.

  • Autenticità e raccoglimento: meno affollato di Santiago, il Cammino di Assisi mantiene un'atmosfera più intima e meditativa, perfetta per chi cerca silenzio e introspezione.

  • Paesaggi straordinari: dalle foreste del Casentino alle colline umbre, passando per borghi medievali intatti e luoghi carichi di storia francescana.

  • Costo contenuto: rifugi a prezzi accessibili (10-15 euro a notte), minore necessità di voli e trasporti.

Le istituzioni locali sembrano aver compreso l'importanza strategica di questo momento. Nel febbraio 2025, presentando i dati record di pellegrini ad Assisi, il sindaco Valter Stoppini e l'assessore al turismo Fabrizio Leggio hanno sottolineato: "Il turismo dei cammini è in crescita e la nostra città rappresenta un punto di riferimento in questo settore, coniugando spiritualità, cultura, natura e un sistema di accoglienza di qualità. Stiamo investendo in percorsi naturalistici e sostenibili per consolidare l'Umbria come meta accogliente per i pellegrini." La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha ribadito l'impegno nel migliorare i cammini e potenziare l'infrastruttura di accoglienza.

Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, ha aggiunto una riflessione di carattere spirituale: "Il turismo lento rappresenta un'opportunità per riscoprire l'essenziale in un'epoca dominata dalla tecnologia." Il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha esortato a rendere queste esperienze più accessibili ai giovani, fascia demografica in forte crescita (8,9% tra i 18-30 anni nel 2024).

Camminare per rinascere: il vero senso del pellegrinaggio

Che si scelga Santiago o Assisi, il senso profondo del pellegrinaggio rimane lo stesso: non è una fuga dalla vita, ma un modo diverso di viverla. È rallentare per accelerare, spogliarsi per arricchirsi, perdersi per ritrovarsi. È scoprire che la vera meta non è un luogo fisico – una cattedrale, una basilica –, ma il cammino stesso: ogni passo, ogni incontro, ogni fatica, ogni silenzio.

Francesco d'Assisi lo sapeva bene. Lui, che ha camminato instancabilmente per tutta la vita – dall'Umbria alla Toscana, dalla Romagna alla Spagna, fino alla Terra Santa –, ha incarnato l'essenza del pellegrino: colui che non possiede nulla, ma proprio per questo possiede tutto; colui che non ha una dimora fissa, ma trova casa ovunque; colui che cammina leggero, libero, aperto all'incontro con Dio e con l'altro.

Oggi, a ottocento anni di distanza, migliaia di persone ripercorrono le sue orme – ad Assisi come a Santiago – cercando la stessa cosa che cercava Francesco: un senso, una direzione, una pace interiore. E forse, proprio in questo, sta il miracolo più grande del cammino: non cambiare chi sei, ma aiutarti a ricordare chi sei sempre stato.

Informazioni utili

Cammino di Assisi
Sito ufficiale: www.camminodiassisi.it
Lunghezza: 300 km, 13 tappe
Durata media: 12-13 giorni
Credenziale e Testimonium: Statio Peregrinorum, Basilica di San Francesco, Assisi

Cammino di Santiago (Francese)
Sito ufficiale: www.caminodesantiago.gal
Lunghezza: 780 km, 31-33 tappe
Durata media: 30-35 giorni
Credenziale e Compostela: Oficina del Peregrino, Santiago de Compostela

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