la storia
"No, mia dolce Mariù, non sono sereno. Questo è l’anno terribile, dell’anno terribile questo è il mese più terribile. Non sono sereno: sono disperato. Io amo disperatamente angosciosamente la mia famigliola che da tredici anni, virtualmente, mi sono fatta e che ora si disfà, per sempre". Nelle poche righe scritte da Giovanni Pascoli in una lettera del 20 giugno 1895 e destinate alla sorella Maria (detta Mariù), descrive tutto il dolore provato per le nozze della maggiore Ida con Salvatore Berti, uomo con il quale stava andando a convivere abbandonando per sempre il "bel nido" costruito dal poeta insieme alle amate sorelle.
"Compagnine", "sorelline", "mammine", "anime adorate", "angioline mie belle", erano i soprannomi con cui Zvanì – diminutivo del nome del poeta con il quale lo chiamava la sua famiglia - definiva amorevolmente le sue sorelle, alle quali Pascoli si legò morbosamente dopo i molteplici lutti familiari. Figlio di Ruggero Pascoli e Caterina Vincenzi Alloccatelli, Giovanni era il quarto di dieci fratelli, molti dei quali morirono poco dopo il parto. Tra i nomi più ricordati della sua famiglia ci sono le sorelle Margherita, Ida e appunto Maria, insieme ai fratelli Giacomo, Luigi e Raffaele. Dopo l'assassinio del padre, avvenuto il 10 agosto 1867, la sorella Margherita morì di tifo, seguita dalla madre che scomparve a causa di un attacco di cuore (probabilmente causato dalla morte del marito e della figlia). Un destino crudele toccò anche il fratello Luigi, deceduto per meningite nel 1871, e cinque anni dopo morì anche Giacomo per cause mai completamente accertate. Furono proprio le lettere della sorella Maria infatti a ipotizzare un possibile segnale di avvelenamento. "Giovanni giunse a casa verso sera e trovò l'amato fratello in condizioni disperate – scrive la sorella -. Comprendeva però bene, e vedendo Giovannino si capiva che voleva dirgli tante cose, ma non poteva, perché gli si era ingrossata la lingua. Solo qualche parola riusciva ad afferrare Giovannino e gli pareva che alludessero all'assassinio del babbo, alla lettera anonima e a certi suoi affari. Povero Giacomo! Non so da quanti giorni fosse malato di tifo (a noi sorelle in convento avevano detto che gli si era arrossato un occhio per un colpo d'aria o di sole), ma all'improvviso gli si manifestò una violenta emorragia intestinale che lo ridusse in fin di vita".
L'origine del controverso rapporto con Ida e Mariù, per il critico Elio Gioanola, ruota attorno alla morte del padre Ruggero. "Sono pochi i poeti così limpidi e così, nel contempo, misteriosi e inafferrabili", affermava Gioanola nel tentare di descrivere la complessa personalità del poeta. Secondo lo studioso, Pascoli aveva inconsciamente desiderato la morte del padre, tanto da sentirsi colpevole per la sua scomparsa. Per rimediare ai tanti lutti che avevano colpito la sua famiglia e all’ossessione del "parricida" di cui soffriva, decise di costruire una vita coniugale con le due sorelle, che erano da poco <strong;uscite dal="" convento<="" strong="">. Pascoli si era appena laureato, quando instaurò un legame che l'autore Cesare Garboli ha definito quasi incestuoso: "voleva due colombelle, vederle, toccarle, e voleva la reginella che sfaccendasse per casa". Quando Ida convolò a nozze con Berti e decise di non andare mai più a trovare i suoi fratelli Giovanni e Maria, il poeta sprofondò in un dolore profondo, legandosi indissolubilmente a Maria: "Io ti amo ora e sempre, Mariù. Io sento che un amore come il tuo d’angiolo e di santa dovrebbe bastare a cento vite".</strong;uscite>

(Giovanni Pascoli con le sorelle Ida e Maria)
Racchiusa nella raccolta del 1903 dei "Canti di Castelvecchio", la poesia Maria restituisce l’immagine di una donna in contrasto con il mondo che lei stessa non ha mai smesso di amare. La sorella viene ritratta nel momento della preghiera, con la testa china e lo sguardo pensoso dedito all'adorazione di Cristo. Il viso gracile e gli occhi "puri" e "grandi", riflettono i valori preziosi della dolcezza e dell'umiltà, che rendono il mondo un luogo meno solitario.

(Maria Pascoli)
Il poeta condivise una storia d'amore con la cugina Imelde, con la quale sarebbe dovuto convolare a nozze nel 1896, a seguito del matrimonio della sorella Ida. Pascoli scrisse una lettera alla sua amata e dopo aver ottenuto il benestare della donna, le donò una fede nuziale chiedendole di procedere con le pubblicazioni. Tuttavia, il matrimonio saltò a causa – a detta del poeta – di un'offesa subita da Pascoli da parte della cugina, la quale avrebbe alluso a un difetto al piede del futuro marito. In realtà, pare che dietro alla giustificazione del poeta ci sia proprio il legame con la sorella Mariù, che alla notizia del matrimonio si lasciò sopraffare dalla paura dell'abbandono e dal rifiuto di accogliere un'altra donna in casa. Fu così che Maria restò a vivere con il fratello per tutta la vita, sostenendolo anche nella pubblicazione delle opere. Quando Pascoli morì il 6 aprile del 1912, Mariù fu l'unica erede e curatrice delle opere post mortem. Quando la morte bussò alla porta della sorella, quest'ultima venne sepolta nella cappella di famiglia accanto all'adorato fratello Giovanni, coronando il suo desiderio di restare insieme per sempre.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy