LA STORIA
Debutta questa sera - martedì 13 gennaio - il film Zvanì – Il Romanzo Famigliare di Giovanni Pascoli, che racconta della vita e della storia del grande poeta, ripercorrendo la sua biografia dal rapporto con le sorelle alle sue ombre e ambiguità. Di particolare rilievo è il rapporto tra Pascoli e il maestro Giosuè Carducci - definito complicato.
Nel tardo autunno 1873, grazie al conseguimento di una borsa di studio, Giovanni Pascoli si iscrive alla facoltà di lettere dell'università di Bologna - dominata al tempo da personalità come il latinista Gian Battista Gandino, il grecista Gaetano Pelliccioni, il filosofo platonizzante Francesco Acri, l’archeologo Edoardo Brizio e Giosuè Carducci. Nel concorso, indetto dal Comune, a dettare il tema fu proprio quest'ultimo
Il magistero di Carducci - aperto alla letteratura inglese, francese e tedesca - fu decisivo per la formazione del poeta romagnolo, un connubio tra letture classiche e moderne che caratterizzò il giovane Pascoli. Nel 1876, Pascoli perde la borsa di studio, sotto l'accusa di aver fischiato l'allora ministro dell'Istruzione, Ruggero Borghi. Nonostante le numerose difficoltà, aggravate dalla morte del fratello Giacomo per tifo, Giovanni continua comunque a frequentare - come libero uditore - le lezioni di Carducci con il quale, tuttavia, ha un rapporto difficile. In una lettera a Severino - però -, lo scrittore premio Nobel parlò del "classico romanticismo" di Pascoli.
Nel 1890 esce la prima edizione delle Myricae sulla rivista fiorentina Vita nuova. La raccolta di poesia di Giovanni Pascoli - poi riedita nel 1892, 1894, 1897 e 1900 - suscitò una reazione particolare da parte di Carducci, che lodò il Pascoli latino, e - in particolare - il poemetto Veianius, che nel marzo del 1892 fu premiato al Certamen hoeufftianum di poesia latina di Amsterdam. Il maestro giudicava, però, "finissime, forse troppo, ed eleganti ed animose" le poesie italiane.
Nel 1904 si aprì la delicata questione della successione a Carducci alla cattedra di letteratura italiana all'Università di Bologna. Il rettore del tempo, Vittorio Puntoni, provò a sondare Pascoli che, nel prendere la decisione, fu frenato - tra le altre cose - anche dal sentimento ambivalente di amore e odio verso Carducci, al quale rimproverava il silenzio sulla sua poesia italiana.
Anche gli studenti bolognesi si espressero a favore della nomina di Pascoli. Solo il 14 ottobre 1905 Pascoli comunicò al ministro il suo assenso al trasferimento alla facoltà di Bologna. Il 9 gennaio 1906 il poeta pronunciò la sua prolusione Il Maestro e Poeta della terza Italia, dove la poesia carducciana era strettamente associata al Risorgimento italiano.
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