Mercoledì 14 Gennaio 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

L'intervista

Zvanì, il racconto dell'attore Guido Roncalli di Montorio: "Io, il professor Pelliccioni punto di svolta nella vita di Giovanni Pascoli"

È andato in onda ieri sera su Rai 1 il film sulla vita del poeta

Sabrina Busiri Vici

14 Gennaio 2026, 10:45

Zvanì, il racconto dell'attore Guido Roncalli di Montorio: "Io, il professor Pelliccioni punto di svolta nella vita di Giovanni Pascoli"

Origini umbre, una vita tra cinema e televisione e oggi un ruolo in Zvanì, il film tv dedicato a Giovanni Pascoli andato in onda ieri sera con buoni riscontri di pubblico. Guido Roncalli di Montorio, attore dalla presenza autorevole e dal percorso trasversale, è tra i prescelti del progetto televisivo che ha riportato sullo schermo la figura del poeta romagnolo. Un racconto che incrocia biografia artistica e radici personali. Un’occasione per approfondire la conoscenza con Guido Roncalli di Montorio e riflettere sulla vita di Pascoli come l’ha proposta nel suo progetto il regista Giuseppe Piccioni.

Guido Roncalli di Montorio con il regista Giuseppe Piccioni 

- Guido Roncalli di Montorio, partiamo proprio dall’Umbria: qual è il suo rapporto con questa regione, che torna spesso nella sua storia personale e professionale?

Il mio rapporto con l’Umbria è molto profondo e non episodico. Io sono mezzo umbro: la mamma di mio padre era Antonietta Conestabile della Staffa. Quindi non parliamo di un legame sporadico, ma di radici vere. Ho molti familiari in Umbria quindi una frequentazione costante.

- Ha vissuto e studiato a Perugia…

Sì, ho frequentato il liceo classico Mariotti e ho iniziato l’università a Perugia. Sono stati anni fondamentali per la mia formazione. Per questo l’Umbria non è mai stata solo un luogo di passaggio o di vacanza, ma una vera e proprio residenza negli anni degli studi.

- Nel suo percorso professionale, adesso la incontriamo in Zvanì, andato in onda ieri sera su Rai Uno. Che ruolo interpreta nel film dedicato a Giovanni Pascoli?

Interpreto il professor Pelliccioni, docente universitario realmente esistito, relatore della tesi di Pascoli. È una figura centrale nella sua vita, un vero punto di svolta.

- In che senso Pelliccioni rappresenta un punto di svolta per Pascoli?

Pascoli aveva avuto una vita molto travagliata: l’uccisione del padre, le vicende politiche, il carcere. Era uno studente fuori corso, aveva smesso di dare esami ed era in crisi. Pelliccioni è colui che lo riporta agli studi, lo spinge a laurearsi e ne riconosce il talento premiandolo con il massimo dei voti, cosa rarissima per l’epoca e per la rinomata severità del professore.

- Quanto c’è di romanzato in questa ricostruzione?

Nulla. Sono fatti storici. La vita di Pascoli è spesso semplificata, ma è stata durissima. Pelliccioni è un personaggio reale e documentato, e anche la somiglianza fisica è stata un elemento importante nella scelta da parte del regista.

- Com’è stata l’esperienza sul set?

Molto positiva. Il regista; Giuseppe Piccioni, ha una grande capacità di dirigere gli attori, oltre a una solida visione cinematografica. Non tutti i registi hanno questa doppia competenza.

- La sua carriera si divide da anni tra cinema e televisione. Come vive oggi questo equilibrio?

Io nasco in televisione, nel varietà degli anni Novanta. La mia cifra è sempre stata la naturalezza, che porto sia nel cinema d’autore sia nella fiction. Il cinema concede più libertà interpretativa, la televisione una grande popolarità, ma con regole molto precise.

- Dove vede oggi maggiori opportunità professionali?

Sicuramente nella fiction. Le serie sono in aumento, mentre il cinema attraversa una crisi strutturale. Le piattaforme hanno moltiplicato l’offerta, a scapito della sala, che però resta insostituibile.

- Tra i tanti ruoli, ce n’è uno che sente particolarmente rappresentativo?

Lavorare con Paolo Sorrentino in The Young Pope è stato come partecipare a un Mondiale: un’esperienza di livello assoluto. Ma mi sono divertito molto anche nella commedia, che forse rispecchia di più la mia indole, nonostante la mia fisicità mi porti spesso a interpretare ruoli di personaggi autorevoli.

- Un contrasto evidente tra fisico e carattere.

Sì, perché sullo schermo sono spesso austero, come dicevamo, mentre nella vita sono più estroverso e ironico. È uno scarto che trovo stimolante anche dal punto di vista artistico perché mi porta sempre ad affrontare sfide con me stesso.

- L’Umbria come territorio cinematografico: potrebbe fare di più?

Assolutamente sì. È una regione straordinaria, ricchissima di paesaggi, borghi meravigliosi e molto vicina a Roma. Avrebbe bisogno di una film commission forte e strutturata. Le potenzialità ci sono tutte.

- Guardando al futuro, ci sono progetti che la porteranno anche in Umbria?

Tempo fa ho presentato in sala dei Notari, in collaborazione con il Comune di Perugia, un mio lavoro inedito, un recital sulla vita e le opere di Papa Roncalli. Adesso, invece, sto portando avanti un progetto musicale di rilievo culturale ancora in fase di sviluppo con Moon in june di Patrizia Marcagnani, ma per ora resta una sorpresa, spero che possa concretizzarsi presto e se ne possa parlare nei prossimi mesi.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie