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Va in scena questa sera - mercoledì 7 gennaio - il film Tempi supplementari, per il ciclo Purché finisca bene. La storia parla di Sandro - interpretato da Giuseppe Zeno -, ex giocatore e allenatore di hockey finito in un esilio volontario a causa di una sconfitta in una finale. Chiuso nella solitudine, gli arriva una proposta: allenare una squadra composta da giovani cresciuti in contesti difficili, i Penguins. Una sfida che si intreccia con una difficile storia personale, dove il rapporto con la figlia Thea sembra irrecuperabile.
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Un film interamente ambientato tra le montagne del Veneto, una location che ha portato lo stesso protagonista - Giuseppe Zeno, campano - ad adattarsi e parlare il dialetto locale: "Quando Agostino Saccà mi ha proposto questo film tv, venivo da un periodo di grande stanchezza: avevo appena finito di girare Blanca - ha spiegato a L'Avvenire -. Però ho capito subito che era un’occasione per giocare, per cambiare. Se una storia è ambientata in Veneto, usare una lingua neutra non avrebbe avuto senso. Fa parte del mestiere dell’attore saper cambiare, mettersi in discussione. Il rischio di questo lavoro è restare sempre nello stesso registro. Tempi supplementari mi ha permesso di uscire da una comfort zone, di giocare su altre corde. E per un attore è fondamentale".
Il personaggio che interpreta, Sandro, è "un uomo che ha conosciuto il successo e poi è scivolato - ha continuato -. Era un grande giocatore di hockey, poi un allenatore brillante, finché il suo carattere irascibile lo ha portato alla caduta. Da dieci anni vive in una sorta di solitudine scelta, come se si fosse rinchiuso in difesa. Il 'tempo supplementare' arriva quando meno se lo aspetta: nella vita, come nello sport, si gioca ad oltranza e vince chi segna per primo. A quel punto devi decidere: andare all’attacco o restare chiuso, aspettando qualche crepa".
Sandro ha un rapporto centrale con i ragazzi che allena: "All’inizio è un professionista puro - ha spiegato Zeno. Lui allena per vincere, non per fare un lavoro sociale. Non accetta subito l’idea di guidare una squadra di ragazzi difficili. Poi capisce che non può alzare l’asticella come farebbe con atleti professionisti. L’incontro avviene a metà strada. Vince quando riesce a trovare il codice giusto per comunicare con loro. Lavorare con i giovani attori è stato molto bello, alcuni erano veri pattinatori. Nella sceneggiatura all’inizio dovevano deridere il mio personaggio. Io ho deciso all’inizio di stargli un po’ sulle scatole anche fuori scena, in modo giocoso. Questo ha creato un’alchimia autentica".
Giuseppe Zeno (Sandro), Clotilde Sabatino (Julia), Bianca Baglioni (Thea), Alvise Marascalchi e Arianna Moro.
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