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Lucio Corsi finisce nel presepe. Dal palco di Sanremo alla terracotta dell'artista Marco Ferrigno: l’anno irripetibile del cantautore maremmano

Voleva essere un duro e forse non c'è riuscito. Ma è diventato qualcosa di più raro. La Notte di Natale ennesimo successo

Giuseppe Silvestri

05 Gennaio 2026, 01:43

Lucio Corsi finisce nel presepe. Dal palco di Sanremo alla terracotta dell'artista Marco Ferrigno: l’anno irripetibile del cantautore maremmano

Le statuine del presepe dedicate a Lucio Corsi

Lucio Corsi che diventa una statuina di uno dei presepi più belli del mondo. Chi l'avrebbe detto solo un anno fa? Nessuno. Ma nel presepe napoletano può succedere di tutto. Tra un pescivendolo che urla da due secoli e un pastore che sembra appena uscito dal Settecento, all’improvviso ti ritrovi Lucio, chitarra sotto il braccio, sguardo un po’ spaesato e poetico, trasformato in personaggio di terracotta. Non è una visione mistica né un colpo di sole a San Gregorio Armeno: è il segno più plastico, concreto e ironicamente definitivo di un fatto semplice e rarissimo. Il 2025 è stato davvero l’anno magico di Lucio Corsi e Marco Ferrigno, riconosciuto unanimemente come lo storico artista del presepe, lo ha confermato inserendo il cantautore maremmano sulle sue creazioni, accanto a miti della musica internazionali e italiani, da Michael Jackson a Freddie Mercury, da Vasco Rossi a Pino Daniele.

 

Quando un artista entra nel presepe, soprattutto in quello firmato Marco Ferrigno, non è una trovata folkloristica: è una consacrazione popolare. Significa essere diventato parte dell’immaginario collettivo, riconoscibile, familiare, degno di stare accanto ai volti che raccontano il presente meglio di mille editoriali. Corsi, con la sua figura fuori dal tempo e la sua musica sghemba e poetica, era forse destinato da sempre a finire lì, tra sacro e profano, tradizione e stupore. Prima delle feste natalizie e del suo ultimo splendido brano Notte di Natale, il resto dell’anno, in fondo, aveva già raccontato tutto. Il Festival di Sanremo 2025 lo ha trasformato da talento di culto a protagonista nazionale. Volevo essere un duro non è stata solo una canzone, ma una dichiarazione di poetica, fragile e disarmante, che ha conquistato pubblico e critica fino al secondo posto finale e al Premio della Critica Mia Martini, uno di quei riconoscimenti che pesano più dell’oro perché parlano di profondità, non di numeri. Da quel palco Lucio Corsi è uscito diverso: più esposto, ma senza perdere un grammo della sua identità.

Un particolare della statuina della collezione a edizione limitata

Poi è arrivata l’Europa. L’Eurovision Song Contest 2025, affrontato quasi per destino, lo ha portato davanti a milioni di spettatori con la stessa grazia laterale con cui aveva sempre abitato i margini della scena. Nessun travestimento, nessuna maschera nuova: solo la sua musica, la sua voce e quel modo tutto suo di sembrare sempre un passo di lato rispetto al rumore. Un’Italia diversa, finalmente, raccontata senza gridare. Intanto l’album, i concerti, i sold out, un pubblico che cresce senza snaturarlo. Il 2025 di Corsi è stato un anno di conferme ma soprattutto di allargamento: del linguaggio, dello spazio, dello sguardo. È diventato popolare senza diventare banale, riconoscibile senza diventare prevedibile. Una rarità, oggi.


Topo Gigio, protagonista della serata delle cover al Festival di Sanremo

E così si torna al presepe. Alla bottega Ferrigno, che dal 1836 custodisce e rinnova l’arte presepiale napoletana, tramandata di generazione in generazione fino a Marco Ferrigno, oggi considerato uno dei massimi interpreti contemporanei di questa tradizione. Nelle sue mani la terracotta non è mai solo materia: è racconto del tempo presente. Testa modellata a mano, corpo in ferro e canapa, occhi in cristallo, abiti curati nei minimi dettagli secondo una liturgia artigiana che resiste alle mode e alle stagioni. Inserire Lucio Corsi in quel mondo significa dire che la sua figura appartiene già alla memoria condivisa. Non è un omaggio effimero, ma un gesto culturale preciso: la musica che diventa icona, l’artista che entra nel racconto popolare italiano, fissato in una posa che lo rende eterno e quotidiano allo stesso tempo. Tra l'altro a Lucio vengono dedicate due diverse statuine: una classica a portata di tutti (30 euro) e un'altra splendida, con Topo Gigio, che fa parte dei pezzi ad edizione limitata, una vera e propria opera d'arte (800 euro).


L'artista Marco Ferrigno con suo figlio

In fondo, non c’era modo migliore per chiudere il suo anno straordinario. Dopo Sanremo, dopo l’Europa, dopo i palchi e gli applausi, Lucio Corsi è dove le storie restano: nel presepe, tra le mani di chi passa, guarda, sorride e riconosce. E capisce che sì, forse voleva essere un duro e forse non c'è riuscito. Ma è diventato qualcosa di più raro.

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