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Mentre Pantone sceglie il minimalismo assoluto con il suo "Cloud Dancer" – un bianco ariato e carico di significato introspettivo – le passerelle mondiali dicono tutt'altro: il 2026 che si staglia davanti a noi è un anno cromato, saturo, costruito su contrasti audaci e su una voglia di colore quasi rivendicativa. La moda risponde insomma al grigiore – perlomeno percepito – della contemporaneità non con il ritiro contemplativo di cui parla l'istituto americano, ma con un'effusione di tonalità vibrate e materiche che raccontano tutt'altra storia.
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C'è un rosso che domina tutte le passerelle primavera-estate 2026 come fosse una dichiarazione di guerra civile agli ultimi anni di quiet luxury monocromatico. Non è il bordeaux elegante dei decenni precedenti, e nemmeno il ciliegia più classico: è un rosso lava, pieno di vita, che vibra sulle spalle come una sfida e cattura lo sguardo prima ancora di aver finito di leggere il cartellino del prezzo. A Chanel, il nuovo direttore creativo Matthieu Blazy lo ha reinterpretato in chiave contemporanea su un abito con gonna a mix floreale dove il rosso incontra il bianco e il nero: il risultato è grafico, modernissimo, quello che potrebbe chiamarsi "femminilità consapevole e potente".
La cosa affascinante? Il rosso 2026 non ha paura di giocare in squadra. Sulle passerelle continua a proliferare il colore block – una tendenza che sembrava tramontata – e il rosso rosso incontra l'arancio, il blu, il viola, il rosa acceso, rompendo tabù estetici che credevamo consolidati.
L'arancio è il colore che divide il pubblico come pochi altri. C'è chi lo adora e chi lo evita come se fosse una malattia della pelle. Ma le passerelle della primavera-estate 2026, da Akris a Zimmermann passando per Saint Laurent, hanno deciso di rilanciarci con una versione sofisticata: l'arancio tangerine, leggermente più spento del neon orange ma comunque capace di illuminare una stanza.
È un'arancio caldo, quasi mediterraneo, che ricorda le arance sanguigne colte sotto il sole della costa tirrenica, e pare perfetto per chi vuole inoculare un po' di ottimismo nel proprio look senza risultare completamente assordante.
Chi avrebbe previsto che il verde oliva potesse essere la sorpresa della stagione calda più desiderabile? Eppure eccolo qui, reinterpretato in chiave urbana e moderna, con una nuova allure sofisticata: è il colore dell'equilibrio, della natura riscritta in codice cittadino. Bottega Veneta, sotto la direzione di Louise Trotter, lo ha texturizzato rendendolo glossy, creando un gioco cromatico che lo abbina a una gonna grigia e una camicia rosa: il risultato è sorprendente e perfettamente bilanciato, il tipo di combinazione che fa dire a chiunque "ma come non c'avevo pensato prima?".
Se il rosso acceso rappresenta l'esuberanza dell'anno, il marrone cioccolato è il suo ancoraggio alla realtà. Già da una stagione il marrone è stato nominato "il nuovo nero", ma nel 2026 si specifica nella variante più scura e calda: il marrone cioccolato, che ritroveremo su tute in pelle, look aderenti e monocolore su tutte le passerelle importanti.
Accanto a lui, il beige nella variante scura del cappuccino, una tonalità morbida e calda che prenderà il posto del più chiaro color cammello e spopolerà sia su cappotti invernali che su tubini estivi. È il colore della sobrietà elegante, quello che sussurra anziché urlare.
Il blu del 2026 non è il navy timido dei guardaroba classici, ma una tonalità profonda, vibrante, magnetica, capace di unire rigore e sperimentazione materica. Su di esso Akris ha proposto un completo in camoscio che dona texture e profondità inedite: il tailoring non è mai stato così attuale e contemporaneo, soprattutto quando il blu incontra la matericità di una pelle lavorata con cura.
Prada e Giorgio Armani – storicamente attente alle scaramanzie – hanno deciso di voltare le spalle alla tradizione e hanno proposto il viola ametista in barba a ogni superstizione. Ma le passerelle non si limitano a questa tonalità: accanto al viola saturi spuntano delicate tonalità di glicine, di lavanda, di magenta, creando una gamma che va dalla vibranza alla delicatezza in un unico spettro.
Sulle passerelle invernali di Vivienne Westwood abbiamo già visto cappotti lemon, e anche completi in satin giallo da Tom Ford. Nel 2026, il giallo si conferma come uno dei colori vitaminici per eccellenza, sia nelle versioni accese del limone che in quelle più dorate dell'ocra, capace di dare luminosità a chi lo indossa anche quando il sole non fa capolino fra le nuvole.
Mentre le passerelle gridano, Pantone sussurra. Cloud Dancer, il colore dell'anno secondo l'istituto americano, è descritto come un bianco "willowy, balanced", una tonalità che promette chiarezza e simboleggia "una dichiarazione consapevole di semplificazione" di fronte al caos contemporaneo.
È la prima volta in 26 anni che Pantone sceglie una sfumatura di bianco, e la scelta ha scatenato tanto consenso quanto scetticismo: c'è chi la legge come un'intuizione geniale su un pubblico affaticato dalla sovrastimolazione visiva, e chi la giudica una resa creativa davanti alla mancanza di un vero colore protagonista nel panorama fashion attuale.
Ecco il paradosso affascinante dell'anno che è appena iniziato: da un lato Pantone che invita al ritiro contemplativo, all'equilibrio fra digitale e connessione umana, dall'altro le maison che urlano rosso, arancio, viola, creando look costruiti su contrasti audaci e color block retro.
La verità? Entrambi hanno ragione. Il 2026 è l'anno in cui potrai scegliere di indossare un abito rosso lava che urla la tua energia, oppure avvolgerti in Cloud Dancer per ritrovare pace mentale – o ancora meglio, fare tutte e due le cose nella stessa settimana, creando quel gioco di equilibrio fra caos e ordine che sembra essere la vera ossessione estetica di questa era. I colori del 2026, insomma, non raccontano un'unica storia, ma un dialogo continuo fra chi vuole gridare e chi vuole sussurrare.
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