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IL PERSONAGGIO

Chi è Antonino Mandalà, il capo mafia di Villabate che ha presentato il suo libro al comune di Palermo

Stasera a Lo stato delle Cose un esclusivo collegamento da Palermo dove il comune ha concesso una sala per la presentazione di un libro scritto dallo storico capo mafia di Villabate

Redazione Web

02 Dicembre 2024, 18:16

Chi è Antonino Mandalà, il capo mafia di Villabate che ha presentato il suo libro al comune di Palermo

Antonino Mandalà

Questa sera a Lo stato delle Cose ci sarà un esclusivo collegamento da Palermo dove il comune ha concesso una sala per la presentazione di un libro scritto dallo storico capo mafia di Villabate, condannato per associazione mafiosa e mai pentito. Ripercorriamo la vita di Antonino Mandalà, membro di Cosa Nostra arrestato nel 1998.

Antonino Mandalà, detto Nino o l'Avvocato, è considerato il boss di Villabate e membro di Cosa Nostra. Padre di Nicola Mandalà, mafioso condannato all'ergastolo nel 2009, negli ultimi giorni ha presentato il suo libro in una sala del comune a Palermo, episodio del quale si occuperà Lo stato delle Cose questa sera.

Nasce a Villabate il 25 Marzo 1939 e si laurea in legge. Nel 1979, diventa socio della società di brokeraggio assicurativo Sicilia Brokers, insieme a Enrico La Loggia, Renato Schifani e Benny D'Agostino. In questo periodo, si impegna anche come attivista per la Democrazia Cristiana, contribuendo a raccogliere voti dai capimafia.

Nel 1994, fonda il primo club di Forza Italia a Villabate e, contemporaneamente, lavora per conto di Cosa Nostra, in particolare per i mandamenti di Caccamo e Villabate, cercando di ottenere appalti pubblici. Nel 1997, riesce a ottenere la costruzione di un residence universitario a Catania e un supermercato Auchan con multisala Warner Bros a Villabate.

Il 6 giugno 1998, Mandalà viene arrestato per associazione mafiosa insieme al deputato Gaspare Giudice, quest'ultimo assolto nel 2007. Dopo due anni di detenzione, viene rilasciato per scadenza dei termini e riprende i suoi progetti interrotti dall'arresto. Il 25 gennaio 2005, viene nuovamente arrestato durante l'operazione "Grande Mandamento", che porta all'arresto di 82 fiancheggiatori del latitante Bernardo Provenzano. Il pentito Stefano Lo Verso riferisce ai magistrati dei legami tra Mandalà e l'ex ministro Saverio Romano, mentre Francesco Campanella accusa Renato Schifani di aver favorito Mandalà nella modifica del piano regolatore di Villabate.

Il 27 aprile 2007, Mandalà viene condannato in primo grado a otto anni di reclusione per i fatti del 1998. Il 28 settembre 2011, la Corte d'appello di Palermo conferma la condanna a otto anni, ma è liberato per scadenza dei termini di custodia cautelare

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