Cronaca
“Non sono stato io a uccidere Barbara Corvi”. “Ho dato la mia massima disponibilità al prelievo del Dna. Come l’ho sempre data in questi 17 anni. Le cartoline (da Firenze, ndr) non le ho scritte io. Quindi per me è una perdita di tempo, anzi è uno spreco di energie e di soldi”, fare gli accertamenti irripetibili fissati per il prossimo mese di giugno con incidente probatorio.
Lo ha dichiarato Roberto Lo Giudice, ex marito di Barbara Corvi di nuovo indagato, con la riapertura delle indagini - resa nota solo nei giorni scorsi - per la scomparsa della moglie Barbara Corvi, 35enne di Montecampano di Amelia, avvenuta 17 anni fa.
Sono solo alcune delle frasi emerse nel corso dell’intervista realizzata dal giornalista e opinionista Klaus Davi Davi, che ha parlato a lungo con l’ex marito della donna, della quale si sono perse le tracce dall’ottobre del 2009.
Nel nuovo fascicolo è stato disposto l’esame del Dna sulle due cartoline che furono inviate da Firenze, a firma di Barbara Corvi e indirizzate ai figli, ma che per gli inquirenti sono state sempre ritenute un tentativo di depistaggio e non attribuibili a lei.
Nella articolata intervista, che ha scavato anche sui rapporti familiari di Lo Giudice, Klaus Davi ha puntato a ricostruire anche che cosa avvenne quel giorno di fine ottobre di 17 anni fa. “Una macchina grigia di piccola cilindrata, dopo che io avevo accompagnato Barbara a casa, è venuta giù, lo dice la mia vicina. Non lo dico io”, sostiene Lo Giudice, facendo riferimento a quanto letto nelle carte e nelle intercettazioni.
“Le incombenze che io dovevo fare quel giorno, le ho fatte tutte”, ricorda ancora. E poi conclude: “Per me ad oggi lei non è morta, assolutamente: perché pensare che Barbara sia morta finché non si ha la certezza. Io non posso dire che mia moglie è vittima di mafia”.
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