Cronaca
Francesco Dolci e (nel riquadro) Pamela Genini
Francesco Dolci, imprenditore edile ed ex fidanzato di Pamela Genini, è attualmente indagato con l’accusa di vilipendio di cadavere e profanazione della tomba della donna, uccisa lo scorso 14 ottobre da Gianluca Soncin.
Ai microfoni di Dentro la notizia, Dolci si è lasciato andare a uno sfogo: “Sono stanco. Ieri mattina avevo intenzione di recarmi presso il comando di Zogno per iniziare a verbalizzare tutte le cose che già avevo detto ai carabinieri in via informale”. Il 41enne, che ha sempre collaborato con le forze dell’ordine, ha raccontato di aver iniziato a temere per la propria sicurezza e per quella della sua famiglia dopo aver ricevuto alcune minacce di morte. “Da Zogno mi hanno detto di recarmi al centro provinciale del comando dei carabinieri di via delle Valli (Bergamo). Lì mi hanno poi comunicato che ero indagato. Ho chiamato il mio avvocato ed è iniziato l’interrogatorio. Non me l’aspettavo”.
Dopo diverse ore di interrogatorio, Francesco Dolci si è spostato insieme a un consistente gruppo di carabinieri per una perquisizione nella sua proprietà, ribadendo davanti alle telecamere la propria posizione: “Non so a chi ho pestato i piedi per arrivare a una cosa del genere. Questa mattina avrei dovuto portare informazioni importanti, mi hanno fermato prima”. Ha quindi mantenuto la linea di sempre: “No, non sono stato io, non lo farei mai, sono un credente”. Alla domanda dei giornalisti sul contenuto dell'interrogatorio condotto dal PM Giancarlo Mancusi alla caserma dei carabinieri di Bergamo, Dolci ha risposto: “Mi hanno chiesto del rapporto che avevo con Pamela, dei rapporti che Pamela aveva con altre persone. Non ho paura di essere arrestato perché io non ho fatto niente, sono innocente”.
Zero ammissioni. L’amico della ragazza, che era al telefono con lei durante l’omicidio, non ha mai vacillato, continuando a dichiararsi vittima di un complotto. Una linea difensiva, questa, condivisa anche dai suoi genitori. “Non ho le attrezzature per tagliare una bara” ha spiegato il padre Livio Dolci prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. “Le mie sono attrezzature da fabbro o carpentiere, l’ho già detto ai carabinieri quando sono stato in caserma a Bergamo circa tre settimane fa”.
Dopo aver commentato le perquisizioni avvenute nelle sue abitazioni, Francesco Dolci ha concluso: “Con il mio avvocato stiamo preparando la linea difensiva e inizieremo ad analizzare tutta la situazione, anche perché già dall’interrogatorio e dalla contestazione di ieri abbiamo notato delle anomalie”.
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