Perugia
È stata rinviata al 18 maggio prossimo l’udienza a carico del ristoratore folignate, Gianpaolo Coresi, arrestato con 65 chilogrammi di cocaina dalla guardia di finanza.
Ieri mattina infatti, nell’ambito della già fissata udienza dinanzi al gup del tribunale di Perugia, Simona Di Maria, è stato chiesto un rinvio tecnico dal nuovo avvocato di Coresi. La nomina del nuovo difensore si è resa necessaria dopo che l’avvocata di Perugia, Daniela Paccoi, è stata indagata nell’ambito di un procedimento collegato a quello di Coresi, e ha rimesso il suo mandato. Coresi però, per difendersi dalle accuse che gli muove la procura di Perugia - il fascicolo è del procuratore aggiunto, Gennaro Iannarone - non ha scelto un avvocato qualunque, ma Benedetto Marzocchi Buratti, già avvocato di Luca Palamara. L’avvocato ha ovviamente chiesto i termini a difesa e il processo - già incardinato con rito abbreviato - è stato rinviato a metà maggio.
Secondo l’accusa, Coresi - nell’ambito di un’organizzazione criminale di trafficanti di droga albanesi di grosso calibro, finiti in gran parte in manette, tranne il capo ricercato in Albania, da dicembre 2023 a luglio 2025 avrebbe “acquistato, detenuto, trasportato, occultato e ceduto ingenti quantitativi” di cocaina, utilizzando auto dotate di doppio fondo artigianale dove veniva nascosta la droga. In particolare il ristoratore svolgeva il ruolo di corriere e custode della cocaina, occupandosi su indicazioni di uno dei suoi complici – sette albanesi per i quali “si procede separatamente” – di trasportare la cocaina da Foligno in diverse località del Centro-Nord Italia, nonché del suo occultamento e stoccaggio nella sua pizzeria in viale Ancona (i finanzieri avevano trovato molta droga nel controsoffitto), nel suo garage, in uno stabile e un terreno nella frazione di Casenove. Il ristoratore avrebbe anche consegnato a soggetti non identificati 45 mila euro in contanti. La somma sarebbe stata “trasferita in Spagna in modo da ostacolarne l’accertamento”.
Non solo: una volta in carcere, Coresi avrebbe anche utilizzato un telefono cellulare dalla cella, comportamento che è costato al 47enne l’ulteriore accusa di accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, oltre a quelle di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e ricettazione.
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