foligno
C’è la stessa mano dietro la sequela di rapine, tra tentate e messe a segno la scorsa settimana tra Foligno e Trevi. E’ quella del 53enne romano arrestato mercoledì 29 aprile mentre tentava proprio il quinto colpo in poco più di 72 ore nel bar tabacchi Di Giacomo di Borgo Trevi.
Lo hanno accertato le indagini degli agenti del commissariato folignate, coordinate dalla Procura di Spoleto che ora gli contesta non solo la rapina tentata quel mercoledì, quando è stato colto in flagranza dalla polizia, ma anche tutte le altre quattro che si sono consumate nei tre giorni precedenti.
Gli indizi c’erano tutti. La tattica studiata per entrare in azione, la scelta delle “prede”, tutte attività commerciali sì, ma con la tendenza a replicare il colpo, se andato a segno, su bersagli analoghi. E poi quell’accento romano che le vittime avevano riconosciuto nelle minacce per farsi consegnare il denaro, così come la statura media e quella barba che qualcuno - almeno un paio i casi - era riuscito a scorgere nonostante si fosse presentato sempre con il volto travisato.
Tutti elementi che, messi in fila dagli agenti, hanno portato la procura a chiudere ben presto il cerchio sull’autore di quella sequenza di rapine, inaugurata domenica 26 aprile con il colpo alla farmacia Bartoli di via Arcamone, che ha tenuto sotto scacco la città per quattro giorni. Da qui la richiesta, accolta dal giudice del Tribunale di Spoleto, della custodia cautelare in carcere.
Qui dove il 53enne era stato portato subito dopo l’arresto quella sera del 29 aprile, quando, poco dopo le 20.30, approfittando della serranda semi abbassata, l’uomo ha tentato di mettere a segno un nuovo colpo al bar tabaccheria Di Giacomo di Borgo Trevi.
Un tentativo stroncato sul nascere dal blitz degli agenti del commissariato folignate - guidato dal vicequestore Adriano Felici - e dai poliziotti della squadra mobile di Perugia - agli ordini della dirigente Maria Assunta Ghizzoni - che dopo aver avvistato l’auto, e averlo seguito, sono entrati in azione mentre l’uomo stava minacciando il titolare di consegnargli l’incasso.
Con il capo coperto dal cappuccio della felpa, il viso avvolto da una t-shirt nera, e armato di una chiave svita bulloni. Un nuovo arnese sfoderato dopo i colpi dei giorni precedenti, probabilmente proprio nell’intento di depistare le indagini.
Già perché nella prima rapina - andata a segno - alla farmacia Bartoli, il 53enne si era servito di un paio di forbici per intimare alla dipendente di consegnargli tutto il denaro contenuto nella cassa. E di nuovo le forbici, ma accompagnate da un cacciavite, ha mostrato il giorno dopo alla farmacia La Paciana di via Vasari, alle titolari e alla collaboratrice presenti in quel momento per mettere a segno il secondo colpo. Il martedì però ha scelto un taglierino per ripulire la cassa di unbar e per tentare di fare lo stesso in un market, entrambi nella periferia folignate.
Nel mirino sempre attività commerciali; non a caso, come emerso, il 53enne ha una serie di precedenti specifici per rapine proprio negli esercizi al dettaglio. Ma i cinque episodi lasciano ipotizzare anche una tendenza a puntare su attività analoghe, se il colpo era riuscito: due farmacie, un solo market, dove il colpo era fallito, e quindi di nuovo un bar dopo la rapina messa a segno la sera prima.
Preziosi ovviamente le immagini della videosorveglianza, passate al setaccio dai poliziotti, e i racconti delle vittime, con la descrizione di quell’uomo alto circa un metro e ottanta, con la barba e l’accento romano.
Le indagini hanno così portato ben presto gli inquirenti a chiudere il cerchio e ad accertare che dietro quella sequela di assalti c’era la stessa mano solitaria del 53enne, sorpreso in flagranza al bar tabaccheria di Borgo Trevi.
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