Cronaca
La vittima, Andrea Prospero
Andrea Prospero poteva essere salvato. Lo hanno detto, e ribadito, ieri mattina in aula i medici legali che hanno testimoniato nel corso del processo per istigazione al suicidio al 19enne romano, Emiliano Volpe. Nel corso della deposizione del medico legale Sergio Scalise Pantuso e del tossicologo Andrea Lazzarini, sono stati Francesco Mangano, l’avvocato della famiglia Prospero, e la pm Annamaria Greco a chiedere a Scalise - che effettuò un primo sopralluogo nel monolocale in cui Prospero venne ritrovato cadavere quattro giorno dopo la scomparsa e l’autopsia - se Andrea si sarebbe potuto salvare, se qualcuno avesse chiamato i soccorsi.

E le risposte non hanno lasciato adito a dubbio alcuno: “Certamente sì” ha spiegato il medico legale che ha specificato come “la morte è sopraggiunta nell’arco delle 4 o 5 ore successive all’assunzione dei farmaci. Ogni volta che si assumono sostanze si può intervenire in un determinato lasso temporale”. Quello stesso in cui il giovane imputato scelse di non chiamare nessuno e lasciar morire Andrea, solo in quel monolocale di via del Prospetto. La successione temporale dei drammatici eventi infatti è rimasta cristallizzata in quella che venne definita la chat dell’orrore: Prospero infatti, arrivato a Perugia da qualche mese per frequentare il corso di Informatica, si è suicidato in diretta Telegram, all’interno di una chat in cui l’imputato, col nickname di Valemno, è rimasto per tutto il tempo.

Non solo con orribili incitazioni quando Andrea era ancora vivo - “Mangia tutte e 7 le pasticche” gli scriveva, “ce la puoi fare, ammazzati”, e ancora: “Beviti una bottiglia di vino così muori. Cinque minuti e svieni” - ma anche decidendo, circa un’ora dopo insieme a un altro utente, ovvero quando secondo i medici legali era ancora possibile salvarlo, di non chiamare alcuna ambulanza. Condannandolo così a morte certa. Agli atti del procedimento, oltre alla trascrizione della chat, estrapolata dai telefoni, c’è anche un video, che Andrea gli aveva inviato, in cui mostrava le pasticche che stava assumendo.
E proprio sui farmaci in aula si è consumata una piccola battaglia tra accusa e difesa. Scalise e Lazzarini hanno puntualizzato che nello stomaco di Andrea c’erano 8 pasticche di ossicodone “solo in parte digerite perché a rilascio lento”, mentre quelle di Xanax - verosimilmente le 20 mancanti dal blister ritrovato sul letto - erano già state assorbite per la loro diversa formulazione. Scalise ha escluso che l’assunzione possa essere stata fatta in due diversi momenti: “Le benzodiazepine lo avrebbero fatto assopire prima”.

Gli avvocati della difesa hanno a più riprese chiesto se la sola assunzione dello Xanax avrebbe potuto provocare la morte ma i medici legali hanno per tutta risposta sottolineato l’assunzione contestuale dei due medicinali in misura “molto importante”. Sempre Scalise ha puntualizzato che Andrea è morto nella posizione in cui è stato rinvenuto cinque giorni dopo. In aula, poco prima della loro deposizione, era stata la volta di un agente della scientifica che, con l’aiuto di alcune fotografie, ha descritto come venne ritrovato Prospero. Un racconto, corredato dalle immagini, a cui non ha retto il fratello maggiore di Andrea, che è svenuto in aula. Soccorso dai medici legali presenti, è stato poi visitato da un equipaggio del 118, insieme alla madre è rimasto fuori dall’aula. Mentre all’interno, Anna, la sorella gemella del giovane suicida e il papà Michele, hanno guardato attoniti, tra le lacrime, gli scatti strazianti del loro Andrea.
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