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Cronaca

Magione piange Giacomo e Francesco Fierloni: in migliaia ai funerali dei due gemelli. L'arcivescovo Maffeis: "Distrutti i progetti più belli e giusti di due ragazzi"

La chiesa di San Giovanni Battista gremita come non mai per salutare i due fratelli morti folgorati

Gabriele Burini

24 Aprile 2026, 17:04

Magione piange Giacomo e Francesco Fierloni: in migliaia ai funerali dei due gemelli. L'arcivescovo Maffeis: "Distrutti i progetti più belli e giusti di due ragazzi"

Il corteo funebre che dalla chiesa di Magione ha accompagnato Giacomo e Francesco Fierloni in piazza Matteotti

Un silenzio difficile anche solo da raccontare, il dolore di una comunità intera, le lacrime di amici e parenti che ancora stentano a crederci. E poi tanta, tantissima gente, che ha voluto salutare per un'ultima volta Giacomo e Francesco Fierloni, i due fratelli gemelli di Magione morti folgorati martedì sera a La Goga. Una tragedia che ha scosso tutta la cittadinanza, presente oggi pomeriggio ai funerali che sono stati celebrati nella chiesa San Giovanni Battista, alla presenza tra gli altri della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, del presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, del prefetto di Perugia, Francesco Zito, dei sindaci dei Comuni lacustri Massimo Lagetti (Magione), Matteo Burico (Castiglione del Lago), Sandro Pasquali (Passignano sul Trasimeno) e Luca Dini (Paciano), e del capitano della Compagnia dei carabinieri di Città della Pieve, Riccardo Bevilacqua.

L'arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Ivan Maffeis, nel corso dell'omelia si è stretto alla famiglia dei gemelli, in particolare il papà Giorgio e la mamma Roberta. "Queste morti hanno sbriciolato via tante cose: attese, sogni, speranze. E' un momento drammatico, vogliamo che questo silenzio sia guidato dalla nostra preghiera per i ragazzi. Davanti a questa tragedia, ogni nostra parola rischia di risultare banale. In faccia alla morte che si impone, lasciandoci impotenti, sappiamo che non saranno le nostre parole ad accorciare la distanza e a ricoprire l'assenza. Non saranno le nostre parole a rischiarare la notte che rischia di avvolgere il cuore e la mente della famiglia e della comunità. Noi siamo qui perché intuiamo che c'è qualcosa oltre questa cronaca così tumultuosa, che troppe volte dobbiamo affrontare. C'è un qualcosa, in un momento di dolore lancinante come questo, che lascia intravedere la vita delle cose. La nostra numerosa presenza, nel silenzio, dice solidarietà nel dolore. Ci stringiamo attorno a una famiglia, con rispetto, con discrezione. Una famiglia sulla quale un vento impetuoso le si è abbattuto addosso, distruggendo i progetti più belli e più giusti. Affidiamo Giacomo e Francesco a un altro vento che la grande tradizione cristiana chiama Spirito Santo, che dia una risposta agli interrogativi più profondi in merito al senso della nostra vita e alla sorte delle persone che abbiamo amato e che siamo costretti a lasciare andare". Parole a cui si sono aggiunte quelle del parroco di Magione, don Engjell Pitaqi: "Mi rivolgo alla comunità: non lasciamo sola la famiglia, hanno bisogno della nostra vicinanza e del nostro affetto".



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