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Confessa ai carabinieri: “Arrestatemi o uccido mia moglie”. Spoletino 42enne condannato per stalking

La donna, terrorizzata dalle minacce di morte, aveva cambiato la residenza

23 Aprile 2026, 10:07

Confessa ai carabinieri: “Arrestatemi o uccido mia moglie”. Spoletino 42enne condannato per stalking

Lo aveva detto chiaramente a lei, ma pure ai carabinieri a cui aveva chiesto di essere arrestato - "sennò vado da lei e la ammazzo" - e anche alla polizia di Stato che lo scorso dicembre lo aveva fermato mentre si dirigeva verso la stazione di Spoleto: "Sto andando a Terni ad ammazzare mia moglie".

Solo perché aveva saputo che lei lo avrebbe denunciato per le minacce ricevute. Frasi e condotte inquietanti che rappresentano solo una parte delle accuse che ieri, di fronte al gip di Terni Barbara Di Giovannantonio e con le modalità del rito abbreviato, hanno portato alla condanna a tre anni ed otto mesi di reclusione di un 42enne spoletino, accusato di atti persecutori nei confronti della moglie, coetanea e residente a Terni.

Il Tribunale, sulla base delle indagini condotte dai carabinieri del comando stazione di Terni con il coordinamento della Procura della Repubblica, ha così accolto le richieste formulate in aula dall'accusa - che aveva chiesto una condanna a quattro anni - e della parte civile, rappresentata dagli avvocati Niccolò Bicchi e Barbara Chiaramonti.

L'uomo, attualmente ristretto nel carcere spoletino di Maiano, era stato già condannato in passato per maltrattamenti verso la donna.

Aspetto questo che, unito alla volontà di lei di separarsi definitivamente, sin dal giugno del 2025, lo aveva portato a minacciarla a più riprese, di persona e via telefono, anche di morte. Insulti, “promesse” di morte a lei e al padre della donna. Ma anche azioni dirette che avevano spinto la donna a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita, oltre a convivere con la paura. Infatti aveva non solo cambiato la propria residenza, ritenendo quelle minacce concrete, ma quando andava al lavoro, si chiudeva all'interno dell'ufficio per non essere raggiunta e quindi aggredita dall’uomo, poi arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il risarcimento dei danni patiti dalla vittima, così ha deciso il Tribunale, verrà stabilito in sede civile e i legali della donna si dicono “soddisfatti per l’esito del procedimento, ritenendo che la decisione assunta rappresenti un importante riconoscimento delle ragioni della parte assistita e del percorso processuale intrapreso”.

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