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Perizia su Claudio Bertini: “È stato strangolato”

La perizia sul cadavere del 75enne era stata richiesta dalla difesa dell’unica indagata, la figlia Scilla. Si torna in aula il 29 aprile

Gabriele Burini

23 Aprile 2026, 10:22

Perizia su Claudio Bertini: “È stato strangolato”

Claudio Bertini è morto strangolato o soffocato. È questo l’esito della perizia che il gip del tribunale di Spoleto, Teresa Grano, aveva affidato alla professoressa Martina Focardi dell’istituto di medicina legale dell’ospedale Careggi di Firenze, per stabilire le cause del decesso del 75enne trovato senza vita il 14 marzo del 2025 dal medico curante.

I nuovi accertamenti, a cui il pm Vincenzo Ferrigno non si era opposto, erano stati richiesti nell’ambito dell’incidente probatorio dai legali dell’unica indagata nell’inchiesta per omicidio volontario, e cioè la figlia Scilla, rappresentata dagli avvocati Marusca Margutti e Beatrice Rocchi. Esami che adesso, a pochi giorni di distanza dall’udienza in programma mercoledì 29 aprile, sbarrano la strada a qualunque altra ipotesi che la difesa aveva provato a proporre. Senza contare che già l’autopsia, eseguita dal dottor Sergio Scalise Pantuso, aveva stabilito come sul cadavere del 75enne fossero presenti segni inequivocabili di strozzamento.

Secondo la procura, la donna che viveva con il padre anziano e malato, lo avrebbe strangolato, forse al culmine di una lite sulla quale c’è l’ombra delle spese in calzature e abbigliamento, per migliaia di euro, che aveva effettuato attingendo dai soldi del padre.

L’ultima perizia però, secondo gli avvocati Margutti e Rocchi, sarebbe da rivedere. “Sarà discussa e analizzata il 29 aprile - spiegano i legali di Scilla Bertini - Ancora non abbiamo fatto le nostre osservazioni, nulla è certo. Noi abbiamo tempo per fare le operazioni peritali con i nostri professionisti, anche perchè si tratta di una perizia abbastanza corposa e non c’è nulla di così scontato. L’indagata ha ottenuto una modifica della misura cautelare applicata, ovvero il carcere: era stato disposto l’affidamento in Rems e poi temporaneamente in una comunità terapeutica di Foligno. Adesso abbiamo ottenuto la revoca della misura in Rems, lei sta facendo un percorso riabilitativo psichiatrico perchè dichiarata incapace di intendere e di volere e ha sempre tenuto un comportamento corretto. La colpevolezza è tutta da dimostrare, e se il processo non si chiuderà con l’udienza preliminare la dimostreremo in fase di dibattimento”. Secondo Margutti e Rocchi, “tutti i precedenti elaborati peritali sono di tutt’altro avviso rispetto a quest’ultima perizia”.

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