TERNI
Dovranno risarcire l’Azienda ospedaliera Santa Maria per gli errori nella gestione di un’infezione post-operatoria. Questo è quanto stabilito dalla sezione giurisdizionale con la sentenza numero 12 della Corte dei Conti che ha condannato tre medici ortopedici al pagamento complessivo di 32.361,44 euro. Al centro del procedimento, un caso di malasanità risalente al 2007. Un paziente, dopo essere stato sottoposto a intervento di artroprotesi, aveva contratto un’infezione in ospedale che, secondo quanto ricostruito in giudizio, non era stata adeguatamente trattata.
La situazione clinica era peggiorata improvvisamente, costringendo l’uomo, nei sette mesi successivi, a sottoporsi a sette interventi di pulizia chirurgica della ferita, distribuiti in quattro ricoveri successivi al primo. Nel 2016 l’Azienda ospedaliera, citata dal paziente, aveva già definito la vicenda in sede civile con un accordo transattivo da 100 mila euro. Da qui l’azione della procura regionale per il recupero del danno, quantificato in 63.453,81 euro (spese legali incluse) e già ridotto del 20 per cento per la quota riferibile a un medico che nel frattempo era deceduto.
Cinque i medici chiamati in causa, su otto complessivamente coinvolti nella gestione clinica, uno dei quali ha scelto il rito abbreviato. Sul punto, il legale Valerio Provaroni, ha chiarito spiegando che: “Il mio assistito pur contestando gli addebiti mossi sotto il profilo tecnico e giuridico, per ragioni di celerità ed economia, ha chiesto ed ottenuto l'ammissione al rito abbreviato con il consenso della stessa Procura”.
Il giudizio ordinario ha riguardato gli altri quattro sanitari. Il Collegio ha ritenuto responsabili tre medici: il chirurgo che aveva eseguito l’intervento, condannato a 9.518,07 euro per non aver disposto adeguati accertamenti e per il mancato monitoraggio del decorso post-operatorio; il medico che aveva dimesso il paziente durante il secondo ricovero, condannato a 5.710,84 euro per non aver prescritto antibiotici né esami microbiologici; e il primario del reparto, condannato a 17.132,53 euro per carenze nella vigilanza e per non aver disposto una terapia antibiotica adeguata in una fase critica del decorso. Assolto invece il quarto medico: durante il quarto ricovero aveva prescritto la terapia antibiotica poi risultata efficace, anche se la prescrizione non compariva nella lettera di dimissione firmata da altro sanitario.
La sentenza si distingue anche per i profili giuridici affrontati. I giudici hanno considerato, ai fini del riparto delle responsabilità, anche il ruolo del medico ammesso al rito abbreviato, pur senza pronunciarsi direttamente sulla sua posizione.
Si tratta inoltre della prima decisione della Sezione che applica espressamente la riforma introdotta dalla legge numero 1 del 2026. Il Collegio ha escluso che la nuova nozione di “colpa grave” sia applicabile alla responsabilità medica e ha chiarito che il limite del 30 per cento del danno accertato rappresenta un tetto massimo alla condanna, e non un criterio automatico di calcolo, analogamente al limite del doppio della retribuzione previsto dalla stessa normativa.
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