Cronaca
La vittima, Gaia Pagliuca
Processateli tutti. La procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per i tre dentisti accusati di omicidio colposo in relazione alla morte della 23enne Gaia Pagliuca. L’appuntamento in udienza preliminare è per martedì. La giovane era morta in ospedale a Perugia, dopo tre giorni in coma il 29 settembre 2024, in seguito al malore accusato nello studio dentistico Federici di Bastia Umbra, durante l’estrazione di un dente del giudizio. La ragazza - era emerso in sede di autopsia - era andata in arresto cardiaco a causa dell’anestesia. Secondo il pm, Annamaria Greco, i tre dentisti - il padre e le due figlie difesi dall’avvocato Luca Maori - “per imprudenza, negligenza ed imperizia e in violazione delle linee guida e delle buone pratiche clinico assistenziali, sia nella gestione della fase preliminare all'estrazione del dente, sia nell'esecuzione dell'intervento nonché nella gestione della fase successiva al malore, cagionavano la morte di Gaia Pagliuca conseguente ad arresto cardiocircolatorio riconducibile a tossicità sistemica da riassorbimento di anestetici locali”.
Nello specifico, sta scritto nell’imputazione, “diversamente da quanto programmato, in assenza di preparazione della paziente, senza procedere ad alcun esame strumentale come uno studio radiografico adeguato”, Gaia veniva sottoposta all’intervento e le veniva “somministrato in un tempo ristretto, in violazione delle linee guida internazionali e delle buone pratiche anestesiologiche, quattro fiale di anestetico tronculare da 1,8 ml e ulteriori due fiale di anestetico intralegamentoso da 1,7 ml perché l’iniezione delle prime dosi in prossimità non avevano sortito l'effetto richiesto; tale sovradosaggio provocava nella paziente un malore con spasmi e perdita di conoscenza” a cui i tre dentisti “facevano fronte con massaggio cardiaco e insufflazioni sulla poltrona odontoiatrica e non su piano rigido, duranti i quali si verificava rigurgito del bolo alimentizio, senza procedere, in violazione dei protocolli per arresto cardiaco in ambiente sanitario, all'uso del defibrillatore che avrebbe consentito di riportare la condizione patologica del ritmo cardiaco a una condizione di normalità prima dell’arrivo dei soccorsi sanitari”. E infatti purtroppo, nonostante i prolungati tentativi degli operatori del 118 e della Rianimazione a Perugia, Gaia, che non aveva alcun problema di salute, morì.
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