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SPOLETO

Femminicidio Papadia, gli avvocati della famiglia di Laura: "Romita merita l'ergastolo"

La posizione delle parti civili. Malaspina, legale di "Per Marta e per tutte" critico sul capo d'imputazione

11 Aprile 2026, 11:33

Femminicidio Papadia, Romita in aula: “Abbiamo litigato tutta la notte”

Laura Papadia

Nicola Gianluca Romita merita l’ergastolo”. Così gli avvocati Filippo Teglia e Monica Genovese che rappresentano il padre e i due fratelli di Laura Papadia, la 36enne strangolata e uccisa dal marito reo confesso il 26 marzo 2025 nell’appartamento di via Portafuga a Spoleto. Analoghe anche le conclusioni a cui è giunto al termine della discussione l’avvocato Emilio Malaspina, che nel processo a carico di Romita per omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale rappresenta l’associazione “Per Marta e per tutte”. In aula si tornerà il prossimo 13 aprile quando sarà il turno degli avvocati Monica Picena e Alessandra Rondelli del Comune di Spoleto e della difesa affidata agli avvocati Luca Maori e Luca Valigi.

Gli avvocati Monica Genovese e Filippo Teglia

Per l’imputato il sostituto procuratore Alessandro Tana, come riportato ieri, ha chiesto una condanna a 30 anni con concessione delle attenuanti generiche da riconoscere come equivalenti alle aggravanti contestate. “Romita non ha mai mostrato pentimento per un delitto che non può essere d’impeto (come sostenuto dall’accusa, ndr), perché in aula - ha ricordato Teglia davanti alla Corte d’Assise di Terni - il medico legale ha quantificato in un tempo compreso tra 5 e 6 minuti la durata dell’azione criminosa, dall’inizio dello strangolamento all’uccisione di Laura: ciò significa che l’imputato ha avuto tutto il tempo di desistere”.

Teglia, al termine dell’udienza di giovedì, ha manifestato “molte perplessità” sulla richiesta di condanna a 30 anni formulata dall’accusa, dicendosi “convinto che l’omicidio di Laura sia stato premeditato: a Romita non vanno concesse le attenuanti generiche perché in contrasto con quella che noi consideriamo una palese falsità processuale”. Il riferimento è alla richiesta di trasmissione degli atti alla Procura avanzata dallo stesso avvocato Teglia, ma poi condivisa dalle altre parti civili e dell’accusa, seguita al disconoscimento da parte della psicologa della difesa della propria relazione. In sostanza, in aula è emersa l’esistenza di due perizie, una di 11 pagine depositata in fase di udienza preliminare e l’altra di 15 pagine di cui si è venuti a conoscenza giovedì. Secondo le parti civili e l’accusa la difformità non sarebbe solo relativa alla presenza di quattro pagine in più, ma i due documenti giungerebbero anche a “conclusioni differenti” sul profilo di Romita.

A contestare “la tendenza generalizzata alle attenuanti generiche di fronte a omicidi come questo, connotati da modalità di azione e da livelli di pervicacia gravissimi” è stata l’avvocato Genovese, che ha anche evidenziato come “Romita in aula non abbia mai chiesto scusa né abbia mostrato un serio pentimento”. Anche per lei l’omicidio Papadia è “premeditato nonostante la Procura non ci abbia creduto: l’imputato prima di uccidere la moglie ha chiamato il figlio per dirgli dove erano nascosti i soldi, raccomandandogli di dividerli col fratello minore, ma senza fare alcun riferimento alla parte da dare a Laura e questo semplicemente perché il delitto lo aveva già premeditato”.

L’avvocato Malaspina ha invece criticato “il capo di imputazione che non rappresenta la vicenda, ha precluso una serie di accertamenti e con ogni probabilità una marea di contestazioni, dallo stalking alle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi: la Procura si è accontentata di una confessione - ha concluso Malaspina - nonostante l’imputato si sia rifiutato di spiegare l’omicidio”. Per tutti e tre Romita merita l’ergastolo.

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