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Cronaca

Restano in carcere i santoni della setta di Pietralunga: altri particolari emergono dall’inchiesta

La decisione del gip di Perugia

Francesca Marruco

02 Aprile 2026, 08:20

Restano in carcere i santoni della setta di Pietralunga: altri particolari emergono dall’inchiesta

Restano in carcere i tre santoni che domenica notte la squadra mobile di Perugia aveva arrestato in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto. Lo ha deciso ieri, accogliendo la richiesta della pm, Laura Reale, la gip Valeria Casciello a Perugia per Alfredo Mangone e Tatiana Ionel e un giudice di Napoli per Antonio Accomando, portato a Poggioreale. Secondo il gip di Perugia il pericolo di fuga è reale e anche i propositi di sottrarsi alla giustizia da parte degli indagati.

Dagli atti dell'indagine intanto continuano ad emergere particolari sempre più inquietanti: ci sono ex adepte che hanno raccontato di essere state costrette a dormire con alcuni uomini della setta. Alcune di loro sarebbero state invitate ad avere una relazione con qualcuno nello specifico. Una dottoressa, poi, avrebbe in più occasioni prelevato il sangue di altri per farne delle pozioni da ingerire.


Agli atti il racconto di una delle adepte: “La dottoressa prelevava sangue dal braccio a tutti noi e lo mettemmo poi in un barattolo di vetro contenente alcol puro e foglie di melissa. Questa miscela sarebbe stata distillata e poi avremmo dovuto assumerne delle gocce per un anno. Ci dicevano che avrebbe purificato il sangue e ripulito tutto ciò che il nostro albero genealogico aveva compiuto”. E ancora: nei vari riti di purificazione avveniva qualunque cosa. Una volta in Svizzera una delle ragazze ha avuto un malore a causa dell'ingestione dell'ayahuasca. Dopo un diverbio con il maestro, Mangone, stando alle carte, mentre erano ancora al pronto soccorso le avrebbe detto che le avrebbe “ficcato un chiodo nella pancia”.


Nelle carte un'altra donna, uscita dalla setta, ha raccontato di essere stata seppellita per qualche minuto: “Avevamo scavato nel bosco una fossa a forma di tomba di circa 50 centimetri di profondità e lunga circa due metri, la sera del rito il maestro ci chiamava uno per volta andavamo innanzi a lui e ci faceva inginocchiare, ci lanciava della cenere negli occhi. Successivamente ci faceva sdraiare all’interno della fossa coprendoci con un coperchio di legno e foglie ove permanevamo per alcuni minuti”. Gli avvocati di Mangone e Ionel, Emanuele Fierimonte e Debora Wahl hanno annunciato il ricorso al Riesame: “L'ordinanza è solo un copia incolla del fermo, non ci sono elementi a sostegno dei gravi indizi di colpevolezza che le esigenze cautelari. L'associazione a delinquere non esiste. Non c'è manipolazione e sudditanza psicologica. Due persone querelanti erano anche nel cda”.

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