Cronaca
Neanche un mese dopo gli agenti della squadra mobile gli hanno messo le manette ai polsi. Per loro è lui, un 47enne perugino che vive non lontano, l’autore della rapina in banca che si è consumata il 20 febbraio scorso a Ponte San Giovanni. L’uomo - col volto coperto da una bandana, lo scaldacollo e i guanti alle mani - era entrato nella filiale della Bcc all’ora di pranzo armato di una pistola che poi è risultata essere giocattolo. Sia l’arma che gli indumenti usati per rendersi irriconoscibile erano stati abbandonati poco lontano dalla banca e i poliziotti li avevano immediatamente recuperati. Ma non immaginavano che potevano essere utilizzati come le briciole di di pollicino. Il rapinatore infatti era andato e tornato a piedi da casa a compiere la rapina. Gli agenti della mobile, alla guida della dirigente Maria Assunta Ghizzoni, quindi, hanno sostanzialmente ricostruito il suo tragitto per intero grazie alle telecamere piazzate lungo le strade.
Non solo: in uno dei video c’era anche l’audio e proprio grazie a quello i poliziotti hanno capito che si trattava di un perugino. Insomma le riprese delle telecamere di sicurezza ancora una volta sono state fondamentali, per questo motivo servirebbe un intervento per il ripristino di quelle in grado di leggere le targhe non ancora funzionanti.
Nelle altre riprese inoltre appariva senza bandana e scaldacollo e quindi ormai più che riconoscibile. Si tratterebbe di un insospettabile, con una vecchissima segnalazione per assunzione di droga, che versa in condizioni di disagio economico anche per una situazione di tossicodipendenza. Al momento della notifica dell’ordinanza, i poliziotti hanno anche trovato in casa sua gli stessi indumenti che indossava il giorno della rapina.
Quella mattina il 47enne, minacciando il cassiere, si era fatto consegnare 9 mila euro in contanti, custoditi nella cassa.
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