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SPOLETO

Melissa, vittima dell'esplosione nello stabilimento di Baiano dopo la sentenza che esclude la responsabilità erariale: "Ferita due volte”

Ora la donna attende il verdetto del giudice del lavoro: “Chiederò quel che mi spetta dopo 10 anni di calvario e 18 interventi chirurgici”

21 Marzo 2026, 12:50

Melissa, vittima dell'esplosione nello stabilimento di Baiano dopo la sentenza che esclude la responsabilità erariale: "Ferita due volte”

È sbigottita, Melissa Emili, mentre dalla sua casa immersa nel verde, tra i filari di vigneti della sua Montefalco, stringe tra le mani la sentenza della Corte dei Conti di Perugia che nega la responsabilità erariale dei nove dipendenti del Ministero della Difesa, già assolti per prescrizione del reato, finiti di fronte alla magistratura contabile per rispondere di un presunto danno alle casse pubbliche, dopo l'esplosione di una granata nello Stabilimento militare di Baiano di Spoleto, che aveva investito la donna, all'epoca ventiquattrenne.

Sa che la vera partita, quella di fronte al giudice del lavoro del Tribunale di Spoleto, deve ancora giocarsi ma il verdetto di non colpevolezza emesso dalla Corte dei Conti le spezza il respiro, frantuma le parole: “Mi hanno ferito due volte. La prima il 22 dicembre del 2016, il giorno dell'incidente, e la seconda ora, con l'assoluzione da ogni addebito amministrativo.” Indugia per un attimo in un silenzio carico d'emozione e poi si concede alle domande.

- Che succede ora?

Succede che andrò di fronte al giudice del lavoro e chiederò quel che mi spetta. Succede che il giudice dovrà guardarmi negli occhi, questi occhi che non vedono più, e dirmi, dopo dieci anni di calvario e diciotto interventi chirurgici, che la colpa non è di nessuno. Questo succede.

- Già, dieci anni. Sono passati dieci anni dal giorno in cui le è esplosa la bomba tra le mani. Quanti sono dieci anni, Melissa?

Sono dieci anni di buio. Ha presente quanti sono tremilaseicentocinquantadue giorni nel silenzio della luce? Dieci inverni, dieci estati, dieci compleanni.

- E nel frattempo, in questi anni di ombre e di dolore, è anche diventata mamma.

Sì, mia figlia è la mia forza. E’ lei la mia luce nell’oscurità. E’ anche per lei che continuo a lottare. Per i suoi occhi che non ho mai incontrato, per il suo sorriso che posso solo intuire. Sa una cosa?

- Dica.

Dicono che mi somigli, che abbia i miei stessi tratti. Ma io non lo so, non posso saperlo.

- E’ molto forte, lei.

Direi che mi sforzo di essere forte. E’ un atto di disciplina. E se continuo a resistere è perché sono una sopravvivente per natura, ma solo io conosco i momenti di disperazione, i cedimenti, la frustrazione, la solitudine. Ma non mi arrendo. Continuerò a combattere perché vinca, alla fine, una giustizia giusta.

In merito all'intervista, riceviamo e pubblichiamo la richiesta di precisazione di Giuseppe De Rosa, presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Umbria. “Con l’articola sentenza n. 8 del 2026 di questa Sezione giurisdizionale, il Collegio di primo grado ha motivatamente accertato che nessun collegamento vi è stato tra i compiti svolti da sei dei nove convenuti e l’infortunio sul lavoro indennizzato dall’Inail (il cui risarcimento, in favore dell’Inail medesimo e non dell’infortunata, ha costituito il motivo del giudizio contabile). Per gli ulteriori tre convenuti (il direttore dello stabilimento, il progettista delle postazioni di lavoro e il capo reparto servizio lavorazioni), il grado della colpa loro attribuibile si è accertato non assumere la connotazione di comportamento del tutto scriteriato, irrazionale e spropositato integrante una fattispecie di colpa grave. Al riguardo è appena il caso di precisare che la giurisdizione di responsabilità amministrativa, attribuita alla Corte dei Conti, trova nell’elemento soggettivo della colpa grave, il fondamentale criterio di riparto tra quanta parte del rischio di danni cagionati all’Ente pubblico (e non al privato) deve gravare sull’Amministrazione e quanta parte invece sui dipendenti arrecanti il danno. In assenza di colpa grave, pertanto, i presunti responsabili di danno erariale, ancorché “colpevoli e cagionanti il danno”, devono essere “assolti” vale a dire non devono risarcire i danni dai medesimi arrecati all’Erario (rif.: articolo, 1, comma 1, della legge n. 20 del 1994). Va pertanto sottolineato che l’Inail ha indennizzato la dipendente e che tale indennizzo, per effetto della sentenza della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l’Umbria, non dovrà essere risarcito dai convenuti nel giudizio di responsabilità amministrativa, salvo il diverso esito dell’eventuale giudizio di appello. Con riferimento a tutto quanto sopra restano dunque del tutto impregiudicati i diritti dell’infortunata sul lavoro, per quanto desumibile dal medesimo articolo ulteriori rispetto all’indennizzo erogato dall’Inail nonché azionati innanzi al (diverso) Giudice del lavoro”.

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