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cronaca

Magione, controlli dei carabinieri in un opificio tessile: attività sospesa e imprenditrice denunciata

Complessivamente sono state imposte prescrizioni per il ripristino delle condizioni di sicurezza, con ammende per circa 17 mila euro e sanzioni amministrative per altri 5.400 euro

Annalisa Ercolani

10 Marzo 2026, 08:45

Magione, controlli dei carabinieri in un opificio tessile: attività sospesa e imprenditrice denunciata

Attività sospesa, attestati di formazione sequestrati perché ritenuti falsi e un’imprenditrice di nazionalità cinese denunciata. È il bilancio di un controllo effettuato dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Perugia in un opificio tessile nel comune di Magione. L’ispezione, condotta insieme agli ispettori dell’Ispettorato territoriale del lavoro, ai mediatori culturali dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e ai militari dell’Arma territoriale, rientra in una campagna di prevenzione e contrasto al caporalato nel settore tessile-manifatturiero.

All’interno del laboratorio sono stati trovati al lavoro otto dipendenti: cinque di nazionalità cinese, due italiani e un brasiliano. Durante il controllo sono emerse gravi violazioni in materia di salute e sicurezza, tra cui il mancato addestramento dei lavoratori all’uso delle attrezzature e l’assenza della designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Irregolarità che hanno portato alla sospensione dell’attività.

Particolare attenzione è stata riservata anche alle attrezzature utilizzate: alcune macchine da cucire industriali sono risultate prive del dispositivo proteggi-dita, fondamentale per prevenire infortuni durante le lavorazioni. Nel corso dell’ispezione i militari hanno inoltre sequestrato gli attestati di formazione dei dipendenti, ritenuti falsi e presumibilmente utilizzati per evitare le sanzioni previste dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Complessivamente sono state imposte prescrizioni per il ripristino delle condizioni di sicurezza, con ammende per circa 17 mila euro e sanzioni amministrative per altri 5.400 euro. L’imprenditrice è stata infine deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia.

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