GUBBIO
“Tutta la notte si sentivano arrivare i caccia che al loro passaggio facevano un rumore infernale e sparavano, poi le bombe che scoppiavano ogni due per tre. Insomma a tratti sembrava dovesse finire il mondo. Abbiamo avuto tanta paura, ma per fortuna adesso è finito tutto”. Viviana Mencarelli, insieme alla mamma Lisetta e al babbo Rodolfo sono rimasti bloccati prima a Dubai, dove erano andati per trascorrere un periodo di vacanze, e poi nell’Oman dove sono stati costretti a spostarsi per cercare un aeroporto e un volo per tornare in Italia. “Siamo rimasti bloccati dalla guerra - continua - e non sapevamo quando e come saremmo potuti rientrare. E l’ultimo viaggio, prima di salire su un volo da 25 ore per Roma, è stato un’altra odissea”. Cosa è accaduto? “Per raggiungere l’aeroporto abbiamo dovuto pagare un taxi. Ci siamo fatti dieci ore di viaggio nel deserto che, credetemi, non è proprio il massimo”.
Le ambasciate vi sono state vicino? “Diciamo che siamo stati ultra felici quando abbiamo trovato un taxi. Tutto è bene quello che finisce bene”. Arrivata a Roma la famiglia Mencarelli è tornata con un Van che è partito da Gubbio per andarli a riprendere.
“La mamma è stata quella che ha avuto più paura - continua Viviana - ma si è fatta coraggio grazie anche al babbo che è stato sempre quello che ha cercato di rimanere sereno dando tranquillità a tutti”.
Insieme a loro, a Dubai, c’erano anche tre amici: Claudia di Fossato di Vico, Clara e Gastone di Fabriano. Ad Abu Dhabi erano rimasti bloccati poi i due figli di Viviana, Nicola e Pietro di 30 e 25 anni.
“Loro sono riusciti a rientrare in Italia un giorno prima di noi” conclude. E poi rilancia: “Ormai tutto è passato e da domani (oggi, ndr.) si torna al lavoro”.
La famiglia è titolare del Mencarelli Group, azienda leader nel settore del ricevimento e della ristorazione. Sarebbe rientrato ieri anche Filippo Fumanti, che lavorava ad Abu Dhabi ormai da qualche tempo facendo scalo a Parigi. Ad Abu Dhabi anche Elena Nafissi impegnata nell’ambasciata italiana da pochi mesi come sostituta responsabile dell’Ufficio Visti.
Ancora molto difficile invece la situazione per Leonardo Argentina, tecnico di calcio, bloccato a Kuwait City nella sede del Kuwait Sports Club, la società per cui è tesserato. “Ci passano i missili sopra la testa - dice al telefono con la voce che tradisce una forte preoccupazione - dobbiamo convivere con la paura. Ho chiesto al sindaco Vittorio Fiorucci di fare pressione sulla Farnesina. Che mi garantiscano un posto sicuro, un bunker dove potermi rifugiare. Ragazzi c'è poco da scherzare, qui bombardano e fischiano i missili. E vorrei scappare subito per tornare a casa”.
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