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Società truffate per mezzo milione con nomi falsi

La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone: oggi l’udienza preliminareSono accusati di avere stipulato contratti farlocchi e avere intascato i soldi dovuti

Francesca Marruco

04 Marzo 2026, 08:18

Società truffate per mezzo milione con nomi falsi

Nomi falsi per attivare forniture farlocche, incassando soldi che, al contempo, venivano sottratti alle società. Un danno a Enel, Hera Comm, Umbra Acque e 2i Rete Gas che la procura della Repubblica di Perugia ha quantificato in 500 mila euro. Per questo motivo la magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio per undici imputati, degli iniziali 13 ( una posizione è stata stralciata, mentre un altro indagato nel frattempo è deceduto).

L’appuntamento per gli imputati è per stamattina nell’aula gip del tribunale di Perugia. L’inchiesta, inizialmente coordinata dall’ex procuratore aggiunto, Giuseppe Petrazzini e poi recentemente ereditata dal pm Andrea Claudiani, era partita in seguito a una denuncia sporta direttamente da Enel energia proprio per la serialità di alcune truffe. Nello specifico, secondo quanto riportato nel capo di imputazione, gli imputati, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata a una serie indeterminata di truffe e sostituzione di persona, si sarebbero “associati fra loro al fine di commettere una serie indeterminata di delitti di truffa e sostituzione di persona ai danni dell’Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico, Hera Comm, Umbria Acque, 2i Rete Gas nonché di ulteriori soggetti svolgenti attività di erogazioni di energia elettrica, gas metano, acqua potabile, e consistite nella stipula di contratti di fornitura indicando nominativi fittizi o, comunque, non corrispondenti al reale beneficiario, facendosi corrispondere da quest’ultimo quanto da essi indicato come canone periodico dovuto, omettendo di versare lo stesso all’ente fornitore o incaricato alla riscossione e provvedendo, prima che venisse interrotta la fornitura per morosità, a sostituire, con analogo sistema, il contratto in sofferenza con altro avente gli stessi connotati”.

Il tutto, avrebbe provocato agli enti erogatori il “danno costituito dalla mancata percezione di quanto per le forniture ammontante ad una somma complessiva superiore a 500 mila euro” e un “profitto per gli stessi pari alle somme via via incassate e trattenute, nonché consistente nella possibilità di locare appartamenti altrimenti privi delle erogazioni in questione”. Secondo quanto emerso, ognuno aveva un ruolo: chi si occupava dei documenti e chi di procacciare nominativi. Tra gli imputati c’è anche un allora dipendente di una società di gestione di energia che si era prestato ad attestazioni false sulla titolarità dell’utenza. Gli imputati, difesi tra gli altri, dagli avvocati Delfo Berretti, Donatella Panzarola, Massimo Brazzi, Luisa Manini, Elodia Mirti e Antonio Cozza oggi rischiano il rinvio a giudizio. Prevedibile la costituzione di parte civile delle società truffate.

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