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IL CASO

Insulti sui social per Perugia Pride: altra condanna

Si chiude anche l'ultimo dei nove procedimenti penali avviati. Il tribunale di Perugia ha riconosciuto la responsabilità dell'imputato

03 Marzo 2026, 11:49

Insulti sui social per Perugia Pride: altra condanna

Si chiude con una condanna l’ultimo dei nove procedimenti penali nati dagli insulti e dalle minacce rivolti nel 2019 sui social a Omphalos Aps dopo un post dedicato al Perugia Pride. Il tribunale di Perugia ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per diffamazione aggravata ai danni delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti LGBTQIA+, disponendo una pena pecuniaria e il risarcimento del danno in favore delle parti civili.

Nel procedimento si erano costituite parte civile la stessa Omphalos Aps, rappresentata e difesa dall’avvocato Elena Bistocchi e Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBTI, con l’avvocato Saschia Soli.

La vicenda risale al 2019, quando sotto un post pubblicato su Facebook per ricordare il Perugia Pride l’associazione aveva ricevuto numerosi commenti contenenti insulti e minacce, tra cui "al rogo", "ve ce vorrebbe il fascismo almeno lo provate", "giù di manganello", "merce da termovalorizzare".

A seguito della denuncia presentata dall’associazione e delle indagini della polizia postale, il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio per nove persone, quasi tutte residenti tra Perugia e Terni, contestando a vario titolo i reati di minacce, istigazione alla violenza, diffamazione e apologia di fascismo.

Nel corso degli anni, tra riti alternativi e trasferimenti di alcuni fascicoli per competenza territoriale, cinque dei nove imputati avevano ottenuto la messa alla prova. In quei casi era stato concordato l’invio di una lettera di scuse e il versamento di un risarcimento in favore di Omphalos.

Con la decisione del 26 febbraio si è chiuso anche l’ultimo procedimento rimasto pendente. Il tribunale di Perugia ha liquidato un risarcimento di 4.000 euro per ciascuna delle due associazioni costituite parte civile, oltre alle spese di costituzione. Nelle motivazioni lette in aula è stato riconosciuto il carattere diffamatorio delle espressioni utilizzate e il danno arrecato all’immagine e all’attività istituzionale delle associazioni coinvolte, confermando la gravità delle condotte e l’impatto lesivo prodotto.

Per Omphalos Aps e per Rete Lenford la sentenza rappresenta un riconoscimento formale del ruolo svolto nella difesa dei diritti e della dignità delle persone LGBTQIA+. Ribadisce inoltre che gli attacchi diffamatori e discriminatori rivolti a chi opera per l’uguaglianza non possono essere tollerati né minimizzati.

L’associazione ha reso noto che, insieme al proprio gruppo legale, sono già state presentate nuove denunce per ulteriori commenti di odio ricevuti tra il 2024 e il 2025 in occasione di altre iniziative e campagne pubbliche.

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