ORVIETO
“A circa dieci anni dal terremoto di Amatrice nulla è stato fatto”. È l’amara constatazione di oltre 40 parenti delle 299 persone decedute. Tra queste anche Barbara Marinelli, la maestra della scuola dell'infanzia “Regina Margherita” rimasta vittima a 42 anni, insieme al marito Matteo Gianlorenzi, commerciante, di due anni più grande, nel crollo dell'hotel Roma, distrutto dal sisma il 24 agosto 2016.
Asciugate le lacrime, i familiari hanno dato vita di lì a poco all'associazione “3.36 per Barbara & Matteo”. Volontariato attivo, il loro, nel ricordo della coppia orvietana per continuare a raccogliere fondi da investire, secondo criteri di massima trasparenza, in attività a scopo benefico, per le zone terremotate e per la città. Eppure restano in attesa di risposte, vogliono capire in qualche modo se la tragedia poteva essere evitata.
Nel tentativo di ottenere il risarcimento o anche solo un simbolico indennizzo per la loro irreparabile perdita hanno proposto tutte le azioni giudiziarie consentite dalla legge. Si sono, infatti, costituiti parte civile nel processo penale a carico dell’unico ingegnere ancora in vita tra tutte le persone ritenute responsabili del crollo, secondo l’analitico capo di imputazione formulato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti. Dichiarato inammissibile il ricorso, a settembre 2025 la condanna è diventata definitiva, insieme alla provvisionale disposta con la sentenza di primo grado. Ma, nonostante la notifica del precetto e la tentata esecuzione del titolo esecutivo, la famiglia non ha ancora ottenuto alcun ristoro. Parallelamente, sulla base delle stesse imputazioni mosse dalla Procura nel processo penale e stando alle conclusioni del consulente tecnico nominato da quest’ultima, la famiglia ha promosso un giudizio civile davanti al Tribunale civile di Rieti contro i soggetti responsabili del crollo secondo la magistratura penale e soprattutto secondo la relazione del consulente. Al momento si è in attesa della sentenza.
Storie simili a quelle di altre famiglie, accomunate non solo dal dolore per la perdita dei propri cari, ma anche dall’auspicio che venga approvata una legge dello Stato che preveda termini e condizioni per concedere benefici, elargizioni e indennizzi a sostegno dei familiari delle vittime di calamità naturali.
“In passato – ricordano – lo Stato ha indennizzato con speciali elargizioni le vittime di singole calamitá come quella della valanga avvenuta a Rigopiano nel 2017. Risarcimenti speciali sono previsti per le vittime del terrorismo, per le vittime della strada, ma rispetto alle calamità naturali manca ancora un'analoga previsione normativa”.
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