TERNI
Non si è ancora spenta l’eco della rivolta che ha scosso la casa circondariale di vocabolo Sabbione che per gli agenti della Polizia penitenziaria arriva un nuovo motivo di tensione: la sospensione di ferie, riposi compensativi e permessi studio. Un provvedimento che accende lo scontro sindacale e riporta al centro il nodo irrisolto della carenza di organico. Alla casa circondariale il clima resta quindi teso. Dopo aver fronteggiato con sacrificio una violenta rivolta interna, gli uomini e le donne del Corpo si trovano ora a fare i conti con un ordine di servizio che da oggi, 2 marzo, e fino all’8 marzo, dispone la cancellazione di congedi ordinari, riposi compensativi e permessi studio.
La decisione, firmata dal comandante del reparto, ha suscitato la dura reazione dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria). Secondo il sindacato, il provvedimento colpisce un personale già provato dagli eventi critici delle scorse settimane, aggravando una situazione segnata da turni serrati e da una cronica insufficienza di organico. “La sicurezza non si garantisce comprimendo i diritti dei lavoratori – spiegano dalla segreteria Osapp – ma attraverso una programmazione efficace e una guida autorevole. Qui si scaricano sui colleghi le conseguenze di una gestione inadeguata”. Parole che fotografano un clima di forte malessere interno e di crescente demotivazione. L’organizzazione sindacale denuncia inoltre una profonda umiliazione professionale per gli agenti che, durante la rivolta, hanno assicurato la tenuta dell’istituto, chiedendo ora di poter recuperare sotto il profilo psico-fisico. L’Osapp ha informato il provveditore regionale e il vice capo del personale, Augusto Zaccariello, sollecitando un’ispezione ministeriale per verificare la legittimità e l’opportunità della misura adottata. Tra i punti centrali della protesta figurano la necessità di rivedere l’organizzazione dei servizi, la gestione del periodo post-emergenza e una valutazione sull’attuale vertice del Comando di Terni.
La vicenda riporta l’attenzione sulle condizioni operative negli istituti penitenziari italiani, dove la gestione delle emergenze si intreccia con criticità strutturali legate alla carenza di personale. In attesa di eventuali interventi da parte dell’amministrazione centrale, resta alta la tensione su una decisione che continua a far discutere e che riapre il confronto sul delicato equilibrio tra esigenze di servizio e tutela dei diritti del personale.
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