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Rivolta al carcere di Sabbione: sindacati diffidano la direzione, tensione e critiche sulla gestione dell’emergenza

Il sindacato Osapp chiede la chiusura della sezione dove è scoppiata la rivolta e il trasferimento dei detenuti

01 Marzo 2026, 09:24

Rivolta al carcere di Sabbione: sindacati diffidano la direzione, tensione e critiche sulla gestione dell’emergenza

A una settimana dalla violenta rivolta che ha devastato due sezioni della casa circondariale di vocabolo Sabbione, esplode la polemica sulla gestione dell’emergenza e sui tempi di risposta del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Dopo la denuncia del Sappe, anche l’Osapp passa alle vie formali e diffida la direzione dell’istituto di pena, chiedendo interventi immediati per ripristinare condizioni di sicurezza ritenute ormai insostenibili.

I disordini, scoppiati domenica scorsa, hanno reso inagibile in particolare la sezione I, danneggiata in modo significativo e ancora segnata dagli effetti della devastazione. Solo il rapido e coordinato intervento della polizia penitenziaria ha evitato che la sommossa degenerasse ulteriormente, contenendo i detenuti coinvolti e scongiurando conseguenze ancora più gravi sotto il profilo dell’ordine pubblico e dell’incolumità del personale.

Nelle ore immediatamente successive ai fatti, direzione e Sappe avevano formalmente richiesto il trasferimento urgente di almeno 50 detenuti, con priorità per una decina ritenuti tra i principali promotori e responsabili della rivolta. Una richiesta motivata da evidenti esigenze di sicurezza interna e sostenuta anche dal Provveditorato regionale, nel tentativo di alleggerire la tensione e prevenire nuovi episodi critici.

Tuttavia, secondo quanto riferito dal sindacato, dagli uffici centrali del Dap sarebbe giunta inizialmente una risposta negativa, accompagnata da tempi di valutazione giudicati incompatibili con la gravità della situazione. Solo dopo ripetute sollecitazioni si sarebbe arrivati all’impegno per il trasferimento di almeno 10 detenuti verso altri istituti del distretto Umbria-Marche, strutture che però risultano già gravate da problemi di sovraffollamento e da carenze di organico. Un passaggio che, pur rappresentando un primo segnale, viene ritenuto insufficiente rispetto alle richieste avanzate nell’immediatezza dei fatti.

A sottolineare la criticità della fase successiva alla rivolta è Fabrizio Bonino, segretario nazionale Sappe per l’Umbria, che parla di un ritardo “che pesa sulla motivazione e sul morale degli operatori”, costretti prima a fronteggiare un evento di eccezionale gravità e poi ad attendere giorni per un riscontro concreto sulle misure richieste.

Un’attesa che, secondo il sindacato, avrebbe alimentato un clima di incertezza tra il personale. Parallelamente, l’Osapp accende i riflettori sulle condizioni strutturali della sezione I, sostenendo che l’area continuerebbe ad essere utilizzata nonostante i danni riportati. Detriti non completamente rimossi, impianti elettrici compromessi e condizioni igieniche precarie configurerebbero, secondo l’organizzazione sindacale, un quadro potenzialmente in contrasto con le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Da qui la decisione di inviare una diffida formale al direttore dell’istituto, in qualità di datore di lavoro, chiedendo la chiusura immediata della sezione I e l’allontanamento dei detenuti coinvolti nei disordini, che, viene evidenziato, non risulterebbero ancora trasferiti. In mancanza di provvedimenti rapidi, l’Osapp annuncia l’intenzione di informare della questione la procura della Repubblica, la Asl e l’Ispettorato del lavoro. “Non si può - sottolinea il sindacato Osapp - trasformare l’emergenza in un alibi per ignorare la legge e mettere a rischio la sicurezza degli operatori”. Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito le condizioni del carcere ternano e la gestione di una crisi che, a distanza di giorni, continua a sollevare interrogativi e forti tensioni.

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