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IL FATTO DEL GIORNO

San Francesco, il racconto del primo giorno dell'ostensione: niente foto, silenzio e attimi di emozione. In Basilica ad Assisi 18 mila pellegrini

Le spoglie del Poverello si trovano nella chiesa minore: il via vai iniziato alle 7 con una donna di Modena

Gabriele Burini

23 Febbraio 2026, 08:00

San Francesco, il racconto del primo giorno dell'ostensione: niente foto, silenzio e attimi di emozione. In Basilica ad Assisi 18 mila pellegrini

I pellegrini nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco

Lorenzo Jovanotti probabilmente aveva ragione: nel mondo esiste solo una grande Chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa. Quel che il cantante romano non aveva evidenziato, però, nella sua Penso positivo, è che il cuore di questa Chiesa sta ad Assisi, terra di San Francesco, dove da ieri migliaia di pellegrini possono vedere le ossa del patrono d’Italia come mai prima d’ora era stato possibile fare. E la città serafica, per un mese, sarà al centro della vita religiosa di tutto il globo: nessuna figura, dopo Gesù Cristo, è riuscita a unire sotto uno stesso tetto così tanti credenti provenienti da tutti i continenti.
La prima giornata dell’ostensione pubblica delle spoglie mortali di Francesco ha visto entrare nella chiesa inferiore della Basilica circa 18 mila persone. In media dalle 7 del mattino - quando si sono aperte le porte ed è entrata una pellegrina proveniente da Modena segnando simbolicamente l’inizio di questa giornata storica, intensa e profondamente partecipata - 1.500 persone ogni ora. Credenti, ma non solo. Perché il Poverello, oltre a unire persone provenienti da zone e contesti completamente differenti tra loro, è riuscito a portare ad Assisi anche tantissimi laici. Niente curiosità morbosa però, solamente rispetto per “il più santo degli italiani, il più italiano dei santi”. La bella giornata con temperature primaverili e la macchina organizzativa messa in moto per questa iniziativa hanno fatto il resto.

LA COMMOZIONE NELLA CHIESA INFERIORE
Il via vai davanti alle spoglie mortali di Francesco, posizionate in una teca di vetro davanti all’altare della chiesa inferiore sotto alle volte di Giotto, è continuo. Ma a differenza di quelle che sono le tendenze e il modo di vivere del ventunesimo secolo, nessun pellegrino ha potuto scattare foto e fare video. Un momento unico, che rimarrà impresso solamente nella mente e nei cuori dei tanti che per un mese pregheranno sul feretro del Poverello. C’è chi ha portato un fiore, chi dei disegni, chi si è inginocchiato per una preghiera di pochi secondi. Nessuna sosta prolungata (il protocollo in tal senso è rigido), nessuna parola, solo tanta spiritualità. “E’ un segno tangibile di questa gioia composta e festosa - spiega fra Giulio Cesareo, direttore dell’ufficio comunicazione del Sacro Convento - E’ proprio vero che San Francesco vive”.
“Il 22 febbraio 2022 ho perso mio figlio - racconta emozionata una giornalista sudamericana che si trova in fila - Essere qui oggi, a quattro anni esatti, è un segno del destino, una sorta di rinascita”.
A pregare davanti al Poverello anche la presidente della Regione, ex sindaca di Assisi, Stefania Proietti. “Un’emozione profondissima inginocchiarsi davanti alle spoglie mortali di Francesco. Lui vive nella testimonianza quotidiana di pace, fraternità e dialogo tra i popoli. Vive negli occhi dei pellegrini arrivati da lontano, nel silenzio raccolto della Basilica, nel lavoro instancabile di chi garantisce accoglienza e sicurezza”, ha scritto la governatrice ieri mattina sui sui social.

L’EMOZIONEDOPO IL PELLEGRINAGGIO
All’uscita dalla chiesa inferiore qualcuno ha le lacrime agli occhi, altri si fermano per salutare fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, che ricambia e omaggia i presenti con una veloce benedizione in piazza. “Siamo partiti da Roma poco prima dell’alba – racconta Ugo Forte – E’ stata un’emozione indescrivibile, molto toccante”. Gli fa eco la moglie Emilia Lione: “Questa vicinanza con San Francesco e il chiedere perdono per le persone che fanno del male agli altri e non compiono il loro compito come dovrebbe essere mi ha dato una grande grazia”.
“Mi sento più leggera, è stato un momento intenso - dice Gabriella, arrivata con un pullman da San Benedetto del Tronto - Il silenzio, la mancanza di confusione nella chiesa inferiore, hanno aiutato in questi istanti di preghiera”. Assieme a lei anche Claudia e Maria: “Ci siamo sentite sollevate da terra, anche se abbiamo dovuto correre. Ma quei due secondi sono bastati per essere rapiti da Francesco”. La rapidità davanti alla teca è stata sottolineata anche da Maurizio Gamberini, partito da Genova per questa esperienza. “E’ un peccato che sia durata solo due secondi, aspettavo questo momento da mesi, ma sono contentissimo che sia stata data la possibilità alla gente di poter vedere le spoglie di questo grande santo. Mi sarebbe piaciuto avere un po’ più di tempo per pregare davanti a Francesco, mi farò bastare quello che ho avuto”.

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