cronaca
Otto panetti di hashish del peso totale di 80 grammi sono stati sequestrati all’interno del carcere perugino di Capanne. Lo annuncia il segretario del Sappe regionale, Fabrizio Bonino, che racconta anche del sequestro di 5 grammi di cocaina a un familiare di un detenuto sorpreso all’ingresso dei colloqui con la droga addosso. Il segretario dichiara: “Ancora una volta i colleghi di Perugia dimostrano professionalità, competenza e un encomiabile zelo, nonostante operino in condizioni di gravissima carenza di organico, con mezzi insufficienti e poteri d’azione ormai del tutto inadeguati alla realtà criminale che devono fronteggiare ogni giorno. A loro va il plauso sincero del Sappe e di tutti i cittadini onesti”. Bonino però punta anche il dito contro il sistema: “Questi sequestri sono la punta dell’iceberg. Negli istituti umbri il traffico di sostanze stupefacenti è endemico, alimentato da familiari conniventi che, senza alcuno scrupolo, si prestano a introdurre droga e cellulari, sfruttando i colloqui o l’uso di droni. A nulla servono gli sforzi quotidiani dei poliziotti se non si interviene con misure straordinarie”. Come già fatto nel Lazio.
E’ Bonino a spiegarlo: “Si devono programmare perquisizioni generali straordinarie con l’impiego di unità cinofile e reparti specializzati, mirate non solo alla droga ma anche alla repressione del possesso illecito di telefoni cellulari, vero moltiplicatore di illegalità dentro e fuori le mura”. Bonino chiede inoltre “al Dipartimento e alle autorità regionali un cambio di passo immediato: più uomini, più mezzi, più poteri e una strategia repressiva chiara. Altrimenti, il meritorio lavoro quotidiano degli agenti rischia di essere vanificato da un sistema che premia i furbi e penalizza chi opera nella legalità”. E che il problema dei cellulari sia anche molto più esteso di quanto possa ipotizzarsi emerge non solo dagli ultimi allarmi lanciati dal procuratore generale, Sergio Sottani, che ha parlato di questione endemica, come quella della droga, all’interno delle carceri.
Nei giorni scorsi, davanti al giudice monocratico, Marino Albani, sono comparsi quattro detenuti del carcere di Capanne che sono accusati di avere avuto nelle loro disponibilità un telefono cellulare con cui avrebbero effettuato 944 chiamate e ne avrebbero ricevute 363 in brevissimo tempo, cioè da 9 maggio al 19 luglio. Un numero esorbitante di contatti telefonici: 1.307.
I fatti per cui i detenuti sono stati rinviati a giudizio sono riferiti all’anno 2022, segno che l’utilizzo dei cellulari in carcere non è fenomeno recente. Questo in particolare, un L8Star, veniva spostato da una cella all’altra grazie a uno dei detenuti che veniva impiegato per le opere di piccola manutenzione.
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