IL CASO
Omicidio stradale aggravato dalla fuga, omissione di soccorso, ma anche simulazione di reato, perché in un primo momento, non solo ha negato di avere investito qualcuno mentre era alla guida della sua Dacia Sandero, ma ha pure dichiarato che quell’auto gli era stata rubata e non aveva ancora sporto denuncia. Di tutte queste accuse deve rispondere un ex poliziotto pensionato che ieri pomeriggio, davanti alla pm titolare dell’inchiesta per la morte di Moise Bama, Maria Chiara Vedovato, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
L’ex poliziotto, 71enne, originario di Gela e residente nella zona di Magione, per anni in servizio alla questura di Perugia, anche con mansioni di autista, avrebbe infatti provato a indirizzare altrove le indagini dei colleghi della polizia stradale che si sono messi immediatamente alla ricerca del pirata che aveva investito un uomo e lo aveva lasciato agonizzante a terra.
Gli agenti infatti, qualche ora dopo lo schianto, sono andati a bussare a casa dell’indagato: una giovane automobilista, che ha assistito allo spaventoso incidente, è riuscita non solo a indicare subito modello e colore dell’automobile, ma anche parte della targa della Dacia Sandero. E così gli agenti hanno acquisito e analizzato tutte le immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza della zona riuscendo ben presto a individuare l’automobile ricercata.
C’è un video in particolare, ritenuto molto rilevante dagli inquirenti, in cui la Dacia arriva nel parcheggio di un supermercato di Magione e si vede qualcuno scendere dall’abitacolo. L’ipotesi investigativa è che l’uomo possa essere stato poi aiutato da qualcuno che gli avrebbe dato un passaggio, a tornare a casa. Le indagini - coordinate dal procuratore Raffaele Cantone - stanno quindi vagliando anche l’eventuale concorso di una terza persona. Certo è che al momento, una versione ufficiale dell’indagato non esiste: avrebbe, per l’appunto, in un primo momento parlato del finto furto - tanto che gli è valso una nuova accusa - e poi di non essersi accorto di aver investito qualcuno, convinto invece di avere urtato il new jersey. Il comportamento tenuto però, anche alla luce della contestazione di simulazione di reato, fa sorgere ben più di qualche dubbio.
L’avvocato Marco Piazzai, che lo assiste, ha sottolineato lo stato di profondo choc in cui si trova il suo assistito, motivo per il quale ieri avrebbe scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere con la pm. Poco prima era stata interrogata - come persona informata sui fatti - anche la compagna dell’indagato. Inoltre ieri mattina la polizia, in via cautelativa, gli ha sequestrato delle armi regolarmente detenute.
Intanto ieri pomeriggio la procura ha fissato anche l’autopsia sul corpo di Moise Bama: la salma del 46enne residente a Chianciano Terme, volontario della croce verde, benvoluto da familiari e amici sconvolti dall’accaduto, verrà esaminata lunedì mattina dal medico legale Anna Maria Verdelli e dalla tossicologa Paola Melai. La difesa dell’ex poliziotto ha nominato come perito di parte, il dottor Sergio Scalise Pantuso.
Moise, travolto dopo essere sceso dalla sua automobile per un incidente autonomo all’altezza dello svincolo di Torricella in direzione Perugia, aveva riportato traumi estesi e devastanti che ne hanno causato la morte.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy