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cronaca

Morto in piscina, 4 indagati: chiesto il processo per i dirigenti e i due bagnini

L’avvocato della vedova: "Nessuno ci ha chiesto scusa o ci ha aiutati"

Francesca Marruco

04 Febbraio 2026, 08:23

Morto in piscina, 4 indagati: chiesto il processo per i dirigenti e i due bagnini

Agli atti dell’inchiesta per la morte di Amin Touaf c’è anche un video straziante, in cui lo si vede sbracciare prima di essere inghiottito dall’acqua. Ed è anche quella una delle prove che servirà al gup per decidere se rinviare a giudizio i quattro indagati per la morte del 32enne di origine marocchina che morì annegato nella piscina comunale di Marsciano il 10 agosto del 2024.

Rispetto alle iniziali iscrizioni nel registro degli indagati, che avevano riguardato di due bagnini presenti in quel momento nella struttura, sono stati aggiunti, sempre con la stessa accusa di omicidio colposo, anche il legale rappresentante della società che gestiva la piscina e il legale rappresentante della Asd affidataria per conto della società che aveva in gestione la piscina e che si occupava del servizio di assistenza ai bagnanti durante l’orario di apertura della piscina. Per tutti e quattro, i due dirigenti e i due bagnini, il om di Spoleto, Vincenzo Ferrigno, ha chiesto il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare è fissata per il 17 febbraio prossimo.

Secondo la procura di Spoleto, il titolare della società che gestiva l’impianto avrebbe omesso “di vigilare con opportune azioni di coordinamento e controllo, la corretta applicazione, da parte dell’Associazione Sportiva Dilettantistica -affidataria del servizio di assistenza ai bagnati- delle disposizioni loro pertinenti e della corretta applicazione delle relative procedure di lavoro; nell’omettere di fornire alla stessa dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente di lavoro in cui erano destinati ad operare, omettendo altresì l’elaborazione di un unico documento di valutazione dei rischi”. Il legale rappresentante dell’associazione sportiva è accusato di avere omesso “di garantire la sicurezza e l’incolumità dei fruitori della piscina, distogliendo di fatto il personale preposto alla salvaguardia della clientela, adibendola a mansioni non previste dal ruolo ricoperto (consegna lettini, consegna sdraie e apertura ombrelloni alla clientela); di organizzare la vigilanza ed il coordinamento anche in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e di organizzazione dei soccorsi in caso di malore e/o annegamento; di elaborare il documento di valutazione dei rischi”.

I due bagnini infine, sono accusati di essersi “allontanati contemporaneamente dalla piscina centrale che risultava così non vigilata nonostante la presenza in acqua di bagnanti adulti e minorenni”. Amin, che era diventato padre da appena tre mesi, era rimasto in acqua sette lunghissimi minuti e quando alcuni bambini si erano resi conto del suo corpo in acqua esanime, avevano chiesto aiuto urlando. Alla moglie, in un primo momento, era stato comunicato che il marito era morto per un malore, mentre si era tuffato in acqua. Sempre dal video infatti, acquisito grazie al meticoloso lavoro dei carabinieri, si vede in maniera chiara che Amin si era seduto a bordo piscina e poi si era immerso. Prima di sbracciarsi mentre cercava di chiedere aiuto. Gli imputati, assistiti dagli avvocati Valeriano Tascini, Marco Angelini, Pietro Gigliotti e Antonio Cozza potrebbero chiedere riti alternativi in vista del 17 febbraio. La famiglia della vittima intanto, assistita dagli avvocati Donatella Donati e Romina Fronterosciani, è pronta a costituirsi parte civile. L’avvocato Donati dichiara: “Io posso solo dire che in questa vicenda, in cui le responsabilità penali e civili sono evidenti (ma sul punto aspettiamo fiduciosi il processo ), non c’è stata nessuna partecipazione, neanche una parola di scuse, da parte di coloro che dovevano controllare (bagnini), né di coloro che dovevano vigilare i controllori (società che avevano in gestione la piscina ed il servizio bagnini), né del Comune, proprietario della struttura. Tutti silenti e disinteressati al cospetto di un ragazzo che è morto sotto i loro occhi e ad una giovane moglie e un bambino di 3 mesi che si sono trovati in un paese straniero completamente abbandonati”.

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