cronaca
Due anni e tre mesi di reclusione. E’ questa la condanna emessa nei confronti di un 34enne di origine albanese ritenuto responsabile dell’accusa di estorsione. L’uomo, secondo la denuncia presentata da un frate minore di Santa Maria degli Angeli, lo aveva ricattato - paventando l’esistenza di un video in cui erano stati ripresi i loro momenti di intimità - costringendolo a consegnargli del denaro. Ieri pomeriggio, al termine del processo con giudizio immediato disposto per l’imputato che nell’inverno del 2023 era stato anche inizialmente arrestato e poi scarcerato, il giudice monocratico Lidia Brutti, lo ha condannato a due anni e tre mesi, come aveva poco prima richiesto il pubblico ministero, Michela Turchetti. L’imputato, difeso dall’avvocato Fernanda Cherubini, che aveva chiesto l’assoluzione, o, in subordine, la derubricazione nel reato più blando di esercizio arbitrario delle proprie funzioni, nel tempo ha risarcito il frate - costituito parte civile con l’avvocato Luca Gentili - con una somma simbolica. In ogni caso, il religioso ha voluto devolvere in beneficenza al Patriarcato latino di Gerusalemme la somma ricevuta e in seguito al risarcimento ha ritirato la costituzione di parte civile. “Se non mi dai i soldi porto il video al vescovo o ai giornali” aveva detto, tra le altre cose, l’imputato condannato al frate dopo l’incontro intimo avuto nell’appartamento del giovane a Perugia.
Nel cellulare, che all’epoca era stato sequestrato quando all’ennesimo appuntamento per la consegna del denaro il religioso si era presentato insieme ai carabinieri che avevano arrestato il 34enne, era stato analizzato e al suo interno erano stati trovati moltissimi messaggi di minaccia che avevano fatto seguito all’incontro tra i due, che si erano conosciuti in una app.
In particolare, secondo quando contenuto nel capo di imputazione, avevano avuto un rapporto sessuale e poi, “con minaccia consistita nel prospettargli di persona e attraverso messaggi inviati tramite Whatsapp che avrebbe informato il vescovo e che era amico del direttore di un giornale umbro, paventandogli di essere in possesso di un filmato dell'incontro sessuale, lo costringeva a consegnargli dapprima la somma di 200 euro e, a seguito dell'indicazione della insufficienza di questa dazione, per evitare quanto prospettato, lo induceva a consegnare altra somma di denaro, 230 euro, dazione che avveniva sotto il controllo dei carabinieri della stazione di Santa Maria degli Angeli ai quali il frate si era rivolto dopo la seconda richiesta di denaro”. L’imputato si è sempre difeso sostenendo che la sua unica intenzione fosse avere i soldi che aveva pattuito col religioso per la prestazione sessuale. Evidentemente una versione che non ha convinto il giudice.
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